di FLAVIA PERINA – Nel duello virtuale di martedì mattina tra Mario Monti e Silvo Berlusconi c’è tutta la cifra del bipolarismo che verrà (anzi, che già c’é anche se pochi se ne sono accorti).

Il Professore a UnoMattina. Il Cavaliere a Mattino Cinque. Rai e Mediaset. Bene pubblico e interesse privato. E ancora: realismo e populismo. Verità e favole. La rivendicazione del “senso” dei sacrifici imposti agli italiani da una parte, una bugia dorata («Lo spread non esiste») dall’altra. Quel duello virtuale ha rimesso sullo sfondo persino la geometrica potenza bersaniana, perchè ha reso evidente a tutti che la vera competizione, la vera sfida, sarà tra l’idea di governo che Monti porta con se’ – la responsabilità vera delle cose, il rispetto per i soldi e le vite delle persone oltre ogni costruzione ideologica – e il berlusconismo di cui Silvio é l’inventore e il leader ma che ha infiltrato un po’ tutta la politica italiana: le promesse miracolistiche, la riscrittura della realtà, lo sloganismo, il presentismo senza memoria.

Gli elettori dovranno decidere da che parte stare. A quale tipo di politica affidare il futuro dei loro figli, i loro mutui, i loro conti correnti, i bilanci della loro impresa o le loro pensioni di lavoratori dipendenti. E lo “schieramento montiano” di cui molto si parla dovrà, anch’esso, capire che i margini della demagogia sono ridotti a zero: si dovrà essere seri, selettivi, propositivi, realisti, capaci di indicare programmi innovativi, non solo “sembrarlo”.

Ma il nuovo bipolarismo cambia i codici anche per i partiti e le forze che lo hanno invocato. Dire “dopo Monti c’è Monti” non basterà più, perché é chiaro – e di più lo sarà se il Pdl, come tutto fa pensare, sarà bandito dal Ppe – che il premier “uscente” non potrà rimettere in campo la sua immagine come quarto incomodo di una sfida scritta da Bersani, Grillo e Berlusconi, ma ha bisogno di un contesto all’altezza dell’ambizione di ritornare al governo del Paese. Costruire quel contesto, e porre le basi di un futuro, possibile bipolarismo di tipo europeo é il lavoro delle prossime ore.

Consiglierei a tutti di svolgerlo con la consapevolezza che é l’ultimo treno che passa, per questa generazione politica e per la tranche di società civile che negli anni gli si é accomodata attorno borbottando molto e producendo poco. Possono prenderlo al volo e dimostrare che nell’emergenza sono capaci di coraggio. Oppure mettersi a litigare sui binari come accomodarsi negli scompartimenti, e finirci sotto, archiviati tra i molti “vorrei ma non posso” della storia italiana.