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Caro Pierluigi, ti piace vincere facile?

– Conosco e stimo Bersani dagli anni in cui lui era Presidente ed io consigliere di opposizione alla Regione Emilia-Romagna. Posso dunque testimoniare che realmente Bersani è l’esponente più autentico (perchè ne è intimamente convinto) del miglior riformismo che la sinistra italiana possa – compatibilmente con il suo DNA – mettere in campo. Perchè a-ideologico, attento alle dinamiche sociali reali, disponibile ad un’interlocuzione vera e non solo tattica con le ragioni degli altri. Su questo terreno l’ho misurato più volte, nel corso dell’attività di governo dell’Emilia Romagna, e mai sono rimasto deluso.

Era dunque per me sincero il Bersani che, dopo la caduta rovinosa del governo Berlusconi, pur potendo approfittare della situazione, decideva di assecondare il progetto di un governo Monti, perchè “prima del PD c’è l’Italia”; così come credo davvero che Bersani, una volta vinte le elezioni e potendo eventualmente farne a meno, intenda comunque coinvolgere un ampio fronte “democratico, europeista e riformatore” nel governo di un Paese che dovrà fronteggiare ancora anni difficilissimi.

Allo stesso modo, dunque, ho creduto al Bersani che l’altro giorno alla Camera ha parlato di “un giorno triste per l’Italia, perchè è il giorno in cui muore la speranza che ci possa essere in questo paese un centro-destra pronto a fare la propria parte”, senza populismi, cieli azzurri o “soli in tasca” da promettere irresponsabilmente. Per questo la nota stonata di oggi sul Monti che “farebbe bene a restare fuori dalla contesa” (sottinteso: se vuole la ciliegina del Quirinale), mi ha sorpreso. Non perchè non sia politicamente compremsibile, tutt’altro; ma proprio perchè non all’altezza del profilo morale dell’uomo.

E’ a tutti evidente che avere come avversari da un lato lo squassa-sistema Grillo e dall’altro il Venditore di sogni e panzane è per il PD lo scenario migliore per raccogliere il consenso di chi minimamente abbia a cuore il bene di questo paese e capisca che non c’è alternativa alla serietà, alla responsabilità, alla credibilità. Ma sono sicuro che è altrettanto chiaro a Bersani che “vincere facile” per dover poi navigare in continuazione tra le Scilla e Cariddi di un resto del Parlamento dominato dagli anti-sistema e dai pretoriani del Cavaliere prostrerà amcora di più il morale e la capacità di reazione di questo martoriato Paese.

E’ dunque quantomeno opinabile che la presenza in campo di Monti e il raggrumarsi intorno alla sua figura dell’avanguardia di un vero e autentico centro-destra europeo e riformista possa danneggiare le praterie elettorali che il PD prevede per sé; ma è viceversa inconfutabile, se davvero “prima c’è l’Italia e poi il PD” , che proprio di questo il Paese ha bisogno e proprio questo dovrebbe stare a cuore a Bersani, che tanto invoca una “normalizzazione” della politica italiana rispetto ai modelli europei ed occidentali.

Bersani lo sa bene, e mi dispiace che in questo caso faccia prevalere le ragioni della “Ditta”: il solo modo per arginare il pericoloso populismo e la demagogia berlusconiana che nuovamente incombe è non soffocare sul nascere l’unico serio tentativo di approdare ad un bipolarismo sano che schiacci Berlusconi nella ridotta che si merita. Quella dei reduci del Bunga Bunga.
Peccato, Pierluigi…


Autore: Giorgio Lisi

Riminese, 55 anni, laureato in lettere, arriva alla politica dalla militanza nell'associazionismo cattolico (in specie attività e iniziative culturali, tra cui il "Meeting per l'amicizia fra i popoli" di cui è uno dei fondatori). Fa l'amministratore locale per dieci anni (alla Cultura, alla Pubblica Istruzione e ai Lavori Pubblici), poi il Consigliere Regionale e infine, a 43 anni, il Parlamentare Europeo. Ama dire che forse tornerà alla politica attiva quando la monarchia sarà finalmente finita.

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