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Senza trasparenza, senza controlli. Parlamentarie, la sagra della candidatura online

– Certo, le cosiddette “parlamentarie”, indette online da Beppe Grillo per scegliere i candidati del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche, un merito l’hanno avuto: (ri)portare al centro del dibattito pubblico il tema della rappresentanza parlamentare. Non c’è bisogno di consultare i sondaggi per capire che al centro dell’ormai imminente campagna elettorale, più ancora dei programmi, delle ricette contro la crisi, della crescita e del lavoro, dell’euro e dell’Europa, dei dibattiti sulle alleanze e sulle leadership, ci sarà il tema – demagogico, forse, ma nutrito negli anni dalla caparbia volontà di autoconservazione degli apparati della Seconda Repubblica, e irrobustito dal ridicolo balletto sulla riforma del Porcellum – delle liste elettorali, del ricambio dei deputati e dei senatori, insomma delle “facce nuove” contro le “facce vecchie”.

Nel Pd ci ha pensato il rottamatore Renzi a porre la questione, costringendo Pierluigi Bersani a inseguirlo, e a promettere un’iniezione di volti inediti da qui al 2013. Nel Pdl è lo stesso Silvio Berlusconi ad accarezzare da mesi l’idea di un repulisti dal sapore quasi maoista con cui liquidare una dirigenza ormai inservibile dal punto di vista mediatico, sostituendola con forze più fresche (e, perché no, più fedeli). E se il centro “montiano” (ancora un embrione, nonostante tutto) si ripromette di attingere a piene mani dalla cosiddetta “società civile” per costruire la propria piattaforma politica, il movimento Cinque Stelle ha scelto di anticipare tutti, pescando i suoi nomi in Rete e mettendoli nero su bianco.

Iniziativa innovativa e meritoria, si dirà. Ma da un sistema di voto virtuale che, in onore dell’occhialuto ispiratore del grillismo, è stato subito ribattezzato “Casaleggium”, non c’era da aspettarsi granché in termini di trasparenza e di qualità. E infatti.  Trentaduemila votanti – gli abitanti di una media cittadina di provincia, insomma – hanno selezionato la pattuglia parlamentare di un movimento che, stando ai sondaggi, sfiora il venti per cento dei consensi. E lo hanno fatto attraverso regole opache e meccanismi fumosi, senza garanzie e senza controlli. Al riparo, anche, da ogni forma di dialettica e di elaborazione politica degna di questo nome. Nessuna discussione sui contenuti, nessun dibattito sulle linee programmatiche, nessun confronto sulle “visioni del mondo” o più prosaicamente sulle ricette per il paese. E perché mai gli aspiranti deputati cinque stelle dovrebbero preoccuparsene, dato che non potranno nemmeno andare in tv a spiegare quel che votano?
«Più che le primarie sembra una loggia massonica», scrive caustico un attivista sul web, ed è il giusto contrappasso per un movimento che proprio di complottismo (da quattro soldi, per giunta) quotidianamente si nutre. «Grillo fa le regole, le fa eseguire e le controlla. Mi rifaccio a Montesquieu: ci vorrebbe la separazione dei poteri», osserva più seriamente Lorenzo Andraghetti, militante bolognese escluso dalle primarie senza apparente motivo, e senza uno straccio di spiegazione, come racconta Giulia Innocenzi sul Fatto quotidiano.

Altro che il «bagno di democrazia» subito decantato da un esultante Grillo. Piuttosto, una sorta di “sagra della candidatura” online in cui – tra inaspettate incursioni nel mondo della comicità (basta guardare alcuni dei video di presentazione raccolti da Fabio Chiusi) e meno simpatiche epifanie del sempreverde familismo italiano (la sorella del capogruppo all’Assemblea siciliana che diventa capolista in Sicilia…) – sfilavano uno ad uno i partecipanti, ciascuno col proprio numeretto. Dalla stagista all’attivista no-Tav, dall’ingegnere alla neolaureata negli Usa, dall’informatico al precario.

Dunque al netto del giudizio sulle candidature, che in alcuni casi sono un ottimo spot per la vecchia classe politica, non si possono non evidenziare tutti i limiti di una competizione in cui si partecipa per essere cooptati, per eseguire in Parlamento le direttive del leader, e non per decidere né tantomeno per aspirare a “scalare” un movimento in cui l’assenza di struttura è un’arma formidabile nelle mani dei fondatori. È strano, o forse no: mentre Grillo gioca sul web a “Chi vuol essere candidato”, il Cav sogna di mettere in lista Gerry Scotti. Due declinazioni dello stesso “rinnovamento”. E in effetti visti così, i server di Casaleggio, più che i motori di una nuova politica o le incubatrici di una nuova democrazia, sembrano solo l’ultima mutazione genetica dei gazebo del Berlusca.


Autore: Federico Brusadelli

Nato a Roma trenta anni fa, si laurea in Lingue e civiltà orientali presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Dal 2009 al 2011 lavora presso la Fondazione Farefuturo, occupandosi del webmagazine diretto da Filippo Rossi, con il quale in seguito collabora alla nascita del quotidiano Il Futurista. Giornalista professionista, dal 2013 è dottorando in Studi Asiatici presso l’Università di Napoli “L’Orientale”.

2 Responses to “Senza trasparenza, senza controlli. Parlamentarie, la sagra della candidatura online”

  1. creonte scrive:

    in Italia i partiti sono autonomi e non devono garantire “certificati iso 9001” della qualità del processo decisionale.

    non si vede però perchè cominciare a fare i solini col M5S, piuttosto che coi partiti che hannoa vuto decenni per aprirsi democraticamente

  2. Paola scrive:

    perchè i partiti offrono ancora opportunità di carriera, il M5S no, quindi meglio tenersi buoni i primi e fare i soloni con il secondo

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