Monti si doveva dimettere, ma ora non può togliere il disturbo

di GIACOMO CANALE – Chi la fa l’aspetti. Berlusconi ha provato per l’ennesima volta a giocare uno dei suoi tiri: guadagnare tempo per svolgere un’efficace azione di “persuasione”. Era già accaduto, con successo, due anni fa, quando gli fu concesso più di un mese per folgorare sulla via di Arcore i parlamentari necessari per recuperare una maggioranza che non c’era più e che consentì al suo governo di tirare a campare un altro anno, cosa per cui ancora ci stiamo leccando le ferite.

Ci aveva ora riprovato, rovesciando il tavolo e facendo al contempo dire al capo dei suoi dipendenti parlamentari che avrebbero responsabilmente onorato gli impegni per votare, come se niente fosse successo, nel mese di marzo insieme alle regionali della Lombardia, come già concordato.

Così avrebbe avuto tutto il tempo per organizzare sia il nuovo prodotto elettorale, sia una massiccia campagna mediatica, destinata a riconsegnarci un Cavaliere senza colpe e senza macchie, sfruttando il traino dell’effetto Maroni, cioè di una Lega che, senza più il peso del folklore celtico, può riproporre con forza, in un grave momento di crisi economica e sociale, il suo cavallo di battaglia: la questione della redistribuzione territoriale dei proventi della tassazione.

Stavolta, però, gli è andata male, anzi malissimo ed è stato infilzato in contropiede dalla nota decisione di Monti. Si vota a febbraio. Si deve votare a febbraio! E non solo per ridurre al minimo uno stato di incertezza politica che potrebbe avere serie ripercussioni sulla nostra situazione finanziaria, ma soprattutto perché ogni giorno di più aumenta il rischio di possibile stallo in Senato nella prossima legislatura, con la possibilità per Berlusconi di giocare il jolly della minaccia di un nuovo voto in autunno, per ottenere in cambio il concreto obiettivo che persegue: il salvacondotto personale e aziendale.

Ma non serve soltanto votare il prima possibile. Monti deve fare qualcosa in più e paradossalmente è stato lo stesso Berlusconi ad indicargli la via. Finora ha sempre detto che se le circostanze lo avessero nuovamente richiesto, sarebbe stato, per spirito di servizio, disponibile; oggi dovrebbe ammettere che l’Italia ha bisogno del suo contributo, perché una significativa parte dell’opinione pubblica (quanta ampia potremo solo vederlo alle elezioni) lo auspica e lo richiede.

D’altronde, è da tempo che si ipotizza, in ruoli anche diversi, un suo impegno per il futuro e se è vero che sulla sua “discesa in campo” spinge una parte del ceto politico interessato a rigenerarsi (o se si preferisce a riciclarsi) agganciandosi alla sua popolarità, è altrettanto vero che la sua garanzia è avvertita come necessaria tanto nel Paese, quanto nella comunità internazionale. Monti ne è certamente consapevole. Sabato doveva annunciare le dimissioni, per ragioni di correttezza istituzionale e anche per neutralizzare il disegno di Berlusconi. Adesso sarebbe bene che riflettesse sull’opportunità di non “togliere il disturbo”, lasciando il sistema politico nelle stesse condizioni in cui l’aveva trovato al suo arrivo a Palazzo Chigi.

Ma non vi è solo la chiamata per senso del dovere e per amor di patria.
Ci sono anche altri tre motivi che potremmo definire personali:

1) non sprecare l’immenso lavoro compiuto in questo anno per ridare al Paese credibilità internazionale e stabilità finanziaria; una rinuncia consegnerebbe ai manuali di storia l’immagine di un signore perbene che per eccessivo pudore lasciò l’opera incompiuta. Poco importerebbe a quel punto se fossero poi altri a devastarla, poiché ciò era ampiamente prevedibile e previsto. Senza un suo preciso impegno la linea della continuità con l’azione di governo potrebbe trovare una rappresentanza scarsissima nelle nuove camere.

2) coltivare il sogno quirinalizio. Si è detto che per aspirare al Quirinale Monti avrebbe dovuto mantenersi equidistante. Ciò era certamente vero e condivisibile finché il suo governo si reggeva sull’anomala maggioranza, ma ora non più, soprattutto in considerazione del fatto che la rottura non è stata né voluta né cercata da lui. Piuttosto, è vero il contrario perché, come dicevamo, vi è il fondato rischio che il nuovo Parlamento veda emergere una inquietante maggioranza antimontiana tra grillini, vendoliani, leghisti, dipietristi e berlusconiani. Né è possibile obiettare che schierarsi politicamente contrasterebbe con la figura super partes del Capo dello Stato. Non è certamente la militanza politica pregressa a rappresentare un ostacolo al corretto esercizio di un ufficio, per cui sono richieste innanzitutto integrità morale e competenza e sensibilità istituzionale, che Monti ha dimostrato di possedere in abbondanza.

3) superare i limiti dell’attuale governo. Il (primo) governo Monti ha potuto svolgere uno straordinario lavoro soltanto su uno dei tre grandi temi evocati dallo stesso Monti al suo esordio, cioè il rigore. La politica per la crescita ha latitato e l’equità è stata più volte colpevolmente trascurata (esodati, scuola ecc..). Seriamente, questi limiti sono stati in grande parte conseguenze connesse alla composizione della maggioranza parlamentare, allo scarso tempo a disposizione e alle urgenze imposte dalla crisi finanziaria. Ma non è stato solo questo. Per questo governo è stato un peso non avere una propria maggioranza politica e anche non avere al suo interno dei politici puri. Perché se è vero che spesso il politico sacrifica l’interesse generale sull’altare della continua, e talvolta disperata, ricerca del consenso, è anche vero che in questa forsennata frenesia, egli sente prima e più di altri il sentire della gente. E questo aspetto è un po’ mancato al (primo) governo Monti, che rischia di non accorgersi che la corda della coesione sociale rischia di spezzarsi da un momento all’altro.

Un secondo governo Monti (o comunque un governo che ne segua realmente il percorso) composto da esponenti politici e sorretto da una vera maggioranza politica è oggi l’unica concreta chance per riconnettere rigore, crescita ed equità e avviare l’Italia a una nuova stagione di benessere materiale e morale. Monti ha avuto coraggio un anno fa ad accettare una sfida impossibile; ha avuto coraggio sabato scorso ad annunciare al Presidente Napolitano la volontà di dimettersi; non avrebbe paura, né difficoltà domani a rappresentare quella maggioranza silenziosa che non vuole giocare il destino del Paese alla roulette russa dei populismi di vario colore.


Autore: Giacomo Canale

Consigliere della Corte costituzionale e dottorando in diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove collabora con la cattedra di diritto costituzionale. Ha frequentato il 173° corso varie Armi dell'Accademia Militare di Modena e prestato servizio in qualità di addetto di sezione presso il Reparto Affari Giuridici ed Economici del personale dello Stato Maggiore dell'Esercito. Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza

9 Responses to “Monti si doveva dimettere, ma ora non può togliere il disturbo”

  1. certocomeno scrive:

    ha tassato e salvato le banche, cavolo che tecnico!

    dipendente della goldman sachs, commissione europea e commissione trilaterale

    sacrificherà tutto pur di salvare l’EURO non l’italia

  2. Zamax scrive:

    L’unica maggioranza in cui Monti e i centristi possono stare è quella con Pdl e Lega. Sì, anche con la Lega. Che ci stiano malissimo non è una ragione sufficiente per condannarsi al velleitarismo. Altre soluzioni non ci sono. L’unica alternativa a questo schema è la vittoria della sinistra. Si tratta di scegliere. Monti, centristi, liberali hanno avuto un anno per scegliere. Non l’hanno fatto. Tutta la loro polemica è stata contro il Pdl, e tutti i loro sforzi sono stati intesi alla liquidazione del Pdl. L’anatema contro la “destra” ha avuto ancora successo.
    L’unica maggioranza silenziosa che non sia di sinistra è là. Il resto sono sogni.

  3. Zamax scrive:

    “Proprio perché Monti può essere ancora utile, sarebbe meglio che restasse fuori dalla contesa”, ha detto Bersani. Non è la prima che nei confronti di Monti usa un linguaggio da bulletto, da padrone che non deve alzare la voce per farsi obbedire, ma chissà perché Monti non se ne adonta mai, né la grande stampa censura il segretario PD. Comunque il messaggio è chiaro: stai buono, e per te un bel posticino ci sarà, magari anche da Presidente della Repubblica. (S’intende che in quel caso appena Monti mostrasse segni di protagonismo sarebbe ben presto messo a tacere dalla potenza di fuoco mediatico-giudiziaria della sinistra, nel nome, s’intende sempre, della nostra fenomenale Costituzione nata dalla Resistenza…. ah ah ah). Una macchietta seriosa come Monti non può non pensarci, prima di scendere in campo.

  4. inutile scrive:

    Mi ricordo nel passato questo sito come un’area liberale, passando sotto il veto Bocchiniano ormai si è trasformato. Diventa anti-berlusconiano, diventa a favore di un veccho statale come Monti che ha attuato politiche ben poco liberali.
    Peccato un’occasione persa per dimostrare che i liberali seguono ideologie e non convenienze politiche.

  5. Andrea B. scrive:

    “perché una significativa parte dell’opinione pubblica (quanta ampia potremo solo vederlo alle elezioni) lo auspica e lo richiede”… ma non falsificate la realtà, per cortesia !
    Ma tra le gente ( ahò sto populismo che impiccio…) ci state mai ?
    Monti lo voterebbe qualche banchiere e basta.

    Quanto all’ “amor di patria” di Monti lasciamo stare, mentre sui punti 1)2)3) diciamo pure brevemente che: 1) sull’immenso lavoro economico compiuto ci sarebbbe molto da obiettare, visti e considerati gli indicatori economici…l’unica rassicurazione l’ha avuta la finanza internazionale che l’Italia è ancora allegramente tartassabile fino a farla morire (della serie prima ti prendo il sangue, poi mi spartisco le tue spoglie); 2) dei sogni quirinalizi di Monti personalmente m’importa zero; 3) benchè governo tecnico forse è sfuggito ai più il mercato delle vacche che malgrado tutto si stava svolgendo tra parlamentari…ad esempio questa crisi ha bloccato la comunque pasticciata revisione delle province, sennò avremmo potuto goderci lo spettacolo delle resurrezione di molti campanili ed eccezioni varie, che le commissioni stavano varando…governi politici o tecnici comunque qualcosa cedono ai vari gruppi di pressione, sia del corpo elettorale che di altro genere.

  6. Andrea B. scrive:

    PDl + centristi+ Monti + lega… tutti insieme appassionatamente per non finire sotto i “rossi” ?
    E’ pur vero che dall’ altra parte chi detta legge sono Bersanov con la sempre consistente componente vendoliana ed i Renzi fanno la fine che fanno, ma non si crede che sarebbe l’ora di andare oltre la politica degli opposti schieramenti ( “tutto va bene, basta che al goverso non vadano quelli la”) e parlare piuttosto di CHI SIAMO E COSA DOVREMMO FARE ?
    Sennò alla fine ci va bene tutto, pure Berlusconi con il colapasta in testa ( ad occhio e croce manca poco, direi…)

    Poi, questa storia dello schieramento “moderato” è ormai stucchevole … chi credeva alla (ahimè) favoletta del ’94 era assai poco moderato, ma voleva l’Italia messa sottosopra come un calzino … adesso come minimo ci vorrebbero dieci punti percentuali di riduzione delle pressione fiscale, costi quel che costi; iniziare a fare una seria riflessione sull’ UE come è adesso e sull’utilità dell’ Euro; tagliare grandemente lo stato, cioè la casta politica ma non solo; ridimensionare l’invadenza del pubblico sul privato cittadino ed imprenditore; lotta a tutto campo contro le corporazioni e varie “aree protette”… qui c’è da essere rivoluzionari, altro che moderati.
    Sennò godetevi pure la Merkel, Barroso, Schultz, Goldman Sachs, la Camusso, equitalia che minaccia di pignorare casa perchè il commercialista vi ha sbagliato i calcoli dell’IMU, il funzionario pubblico che vi tratta a pesci in faccia ed il notaio che vi chiede un monte di soldi per due foglietti tibrati e firmati.

  7. Zamax scrive:

    “PDl + centristi+ Monti + lega… tutti insieme appassionatamente per non finire sotto i “rossi”?

    Certo. E’ razionale. E’ ragionevole. E’ responsabile. Poi si battaglia dentro lì. Il resto non esiste, come “politica”.

    Si irride Berlusconi ma è il solo a dire cose politicamente di buon senso. Anzi lo si fa proprio per questo. Ieri ha detto quello che io ho scritto qui sopra. Ha stanato Monti e i centristi. Ha stanato la Lega. Li ha messi di fronte alla realtà e alle proprie responsabilità. Che vogliono fare i centristi? Parlar bene per non dire assolutamente un kaiser, come fa il ridicolissimo (e ridete, per Dio!!!) Luca Cordero di Montezemolo? Che vogliono fare i leghisti? Voi l’avete capito? Che noia, che noia, che noia….

  8. giacomo canale scrive:

    Ringrazio coloro che hanno commentato per la cortesia di avermi letto.
    Non desidero aggiungere altro a quanto da me scritto, se non due precisazioni.
    In relazione a B., ancora oggi attendo con sincera curiosità che qualcuno mi spieghi cosa abbia avuto a che fare la sua parabola politica con la tradizione del pensiero liberale. Non l’ho mai capito, ma evidentemente è un mio limite.
    Circa la critica di essere lontano dalla gente, posso solo dire che io vengo dalla gavetta vera e ancora oggi i miei familiari e la gran parte dei miei amici possono a ben ragione essere inseriti nella categoria gente comune.
    Forse, proprio per questo, sono consapevole che se il Paese va a gambe all’aria, la pagheranno i poveri disgraziati, come è accaduto in Grecia, in Portogallo e in Spagna.
    Noi per ora abbiamo evitato questo tracollo grazie a Monti, nonostante gli evidenti limiti di un governo senza una sua maggioranza politica e di una situazione necessitata. Ecco perchè penso che la sua presenza, a mio modesto avviso, sia il principale rimedio per godere di quella credibilità che ci consentirebbe di operare le riforme strutturale di cui abbiamo bisogno con la gradualità necessaria per non andare a picco.
    In ogni caso, l’importante è che ciascuno di noi faccia la scelta che in coscienza ritenga migliore per il Paese. E speriamo che Dio ci aiuti!

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