Costi della sanità: gli italiani invecchiano, bisogna tenerne conto

 

– Si può dire che il modello di sanità italiano è tra i migliori al mondo o vederne le crepe. Qualunque sia il giudizio che si esprime, però, non si può ignorare il dato dell’invecchiamento della popolazione e le sue ripercussioni sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale.
Una persona su cinque, il 20,3% degli Italiani, ha più di sessantacinque anni. Molti, rispetto ai dati del 1991, quando erano il 15,3% (una persona su sette). In prospettiva, la popolazione sembra destinata ad invecchiare ancora: nel 2050 gli ultrasessantacinquenni saranno il 33,1%, ossia una persona su tre.

Il sistema sanitario nazionale è stato architettato negli anni Settanta subito dopo il boom di natalità degli anni Sessanta. È evidente che la sua sostenibilità è messa a dura prova e nuovi strumenti vanno esperiti per garantire i servizi necessari ad una popolazione che invecchia.
La spesa sanitaria pubblica nel 2010 è stata pari a 114 miliardi di euro, il 7,2% del PIL. In rapporto alla popolazione, poco meno di 2.000 euro per abitante. La voce di spesa è aumentata di circa 30 miliardi di euro in 10 anni (+37,5%). Ma le risorse destinate da Stato e regioni non bastano a soddisfare una domanda crescente. Il dato più preoccupante è la spesa out of pocket. Nel 2011, gli Italiani hanno speso di tasca loro, a complemento della sanità pubblica, 28 miliardi di euro, pari all’1,76% del PIL.
Un primo fronte riguarda il lato finanziamento della spesa sanitaria. La spesa out of pocket, circa mezzo migliaio di euro per abitante, è una media trilussiana. Sta ad indicare che molte persone, in stato di bisogno, sono costrette a metter mano al portafoglio e sborsare cifre significative per curarsi. Il Sistema Sanitario Nazionale da solo sempre più spesso non sortisce gli effetti previdenziali che ne ha ispirato l’origine. Un’improvvisa urgenza può trovare impreparati milioni di italiani con redditi insufficienti a pagare le proprie cure.

Il terzo pilastro della Sanità, fatto di casse aziendali, fondi sanitari integrativi e società di mutuo soccorso, non si è sviluppato sufficientemente in questi anni, nonostante i tentativi di riforma che si sono succediti a partire dalla metà degli anni Novanta. Per contenere la spesa out of pocket, occorre potenziare il terzo pilastro ed estendere gli ambiti entro i quali può intervenire in aiuto ai consumatori.

Sul lato dell’offerta, andrebbe forse ripresa in mano la Costituzione, che garantisce cure e sostegno agli indigenti, ma non eleva a dogma l’offerta della generalità dei servizi da parte del settore pubblico a spese del contribuente. Ferma restando la necessità di garantire l’accessibilità ai servizi da parte di tutti, anche ai redditi più bassi, esistono meccanismi per dare un sostegno diretto a chi ne fruisce, senza alterare la concorrenza tra pubblico e privato. L’intervento dovrebbe sempre più spostarsi dall’asse del co-finanziamento della struttura che eroga i servizi a quello dell’aiuto diretto, a copertura di costi sostenuti, a beneficio del paziente che ha bisogno di cure.

Solo la concorrenza e la libertà di scelta tra operatori diversi possono costringere le strutture sanitarie a migliorare i servizi e l’efficienza con cui sono erogati. E l’efficienza rappresenta l’uinica alternativa ai temuti tagli “hic et nunc” ai servizi erogati.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

2 Responses to “Costi della sanità: gli italiani invecchiano, bisogna tenerne conto”

  1. creonte scrive:

    il prodotto pricvato èm un prodotto “a scatola chiusa”, nel senso che pigli quel servizio o meno.

    invece in ambito pubblico è più semplcie intyervenire per migliorare e ottimizzare i servizi. nelle società con maggior aspetto bottom up la sanità è di livello maggiore, ed è pubblica.

    difficilmente si può agire sui privati per il miglioramento dei loro servizi (già non capita in questione evidenti e lapalissiani come l’Ilva, fihguriamoci nella gestione dei malati!!)

    il miglioramento del mondo non passa attraverso lòa mera scelta fra distinte monadi autoevolutesi (stato, san rafaele ecc…), bensì nell’apertura di tali contenitori alle critiche e agli interventi esterni

  2. lodovico scrive:

    Sull’argomento, dopo l’uscita di Monti, si è espresso il Presidente della Repubblica:
    La nostra Costituzione è la più bella del mondo ed anche il servizio sanitario. Il diritto alla salute permane ma le spese devono essere ripartite in proporzione ai redditi: quello che mi preoccupa sono i casi di malasanità: gli indennizzi proporzionali al reddito od alla gratuità della prestazione?

Trackbacks/Pingbacks