di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Sostengo da tempo la necessità per tutte le forze politiche e sociali dell’area montiana di promuovere un’offerta elettorale ambiziosa e coerente con l’obiettivo di assicurare una piena continuità all’attuale esperienza di governo. In un’elezione in cui tutti, chi più e chi meno, faranno campagna contro Monti e contro gli impegni assunti e le riforme realizzate dall’attuale esecutivo è evidente che la posizione montiana non è elettoralmente “alleabile”, ma è politicamente alternativa a quella degli altri schieramenti oggi in campo.

Questo dato è chiaro da tempo ma la confusione sulla riforma elettorale e le difficoltà obiettive, ma non insormontabili, per giungere a una determinazione comune hanno troppo a lungo rinviato il momento della decisione definitiva. Ora il momento è venuto. Bisogna recuperare il tempo perduto. Nel giro di pochi giorni gli italiani devono non solo intuire e sentirsi promettere, ma vedere e valutare la proposta della Lista per l’Italia per la prossima legislatura.

Mi pare evidente, oltre che giusto, che il nucleo di questa iniziativa sia rappresentato da quanti nella politica e nella società civile hanno prima reso possibile, poi sostenuto in un isolamento sempre più crescente, questa esperienza di governo. Fini, la cui rottura con Berlusconi nel pieno della “stagione del consenso” ha provocato una svolta altrimenti inimmaginabile; Casini, che col suo partito ha testimoniato, anche prima delle ultime elezioni, l’esigenza di superare un bipolarismo retorico e inconcludente; Montezemolo, che ha rianimato la vocazione politica di una società civile mortificata da una politica insensibile e inefficiente.

A partire da questo nucleo occorre aggregare altre forze e personalità disponibili ad un impegno diretto. Certo, la Lista per L’Italia non può né essere, né apparire una ‘scialuppa di salvataggio’ elettorale né un mero contenitore di sigle esistenti. Sulla base dei sondaggi le forze promotrici della Lista per L’Italia hanno oggi complessivamente una forza di poco inferiore a quella del PdL. Questa percentuale, se sapremo dare unità alle parti e procedere senza guardarsi all’indietro, è solo destinata a crescere.