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Innocenti. Fino a prescrizione ‘contraria’

– In Italia la prescrizione del reato, e quindi la prospettiva di completa impunità per il crimine commesso, è un’aspettativa molto realistica per un gran numero di imputati non necessariamente accusati di reati minori. Ciò è dovuto da un lato alla disciplina concreta della prescrizione, dall’altro alla cronica lentezza della giustizia e dei singoli processi.

Analizzando l’istituto della prescrizione in Italia si nota subito che la stessa decorre fin dal tempus commissi delicti, ovvero dal momento in cui viene commesso il fatto di reato, e decorre non solo per tutto il tempo del processo, ma anche durante tutto il tempo del processo. L’unico evento che la conclude è la sentenza definitiva, cioè quella che non può più essere impugnata.

Nell’articolo precedente abbiamo visto perchè i processi penali in Italia siano generalmente molto lenti ed è evidente come una prescrizione così concepita incentivi l’imputato colpevole ad andare avanti ad ogni costo nel processo, non tanto per coltivare la speranza di una assoluzione nel merito quanto per far passare tutto il tempo necessario a far decorrere la prescrizione del reato e ottenere pertanto l’impunità.

Pertanto potendo scegliere tra il dibattimento o un rito alternativo, la difesa sceglierà sempre il primo ed in caso di condanna farà seguire ricorso in Appello e, se possibile, in Cassazione. Otteniamo così un effetto deleterio per la certezza del diritto: processi troppo lunghi che portano all’impunità degli imputati colpevoli per l’intervento della prescrizione.

In America, ad esempio, tutto questo non accade perché il regime giuridico della prescrizione è ben diverso. L’istituto esiste anche lì, ma il periodo di tempo necessario perché il reato si estingua deve essere decorso interamente prima dell’inizio del processo, al momento del deposito dell’accusa. Infatti, se il processo viene iniziato, la prescrizione non può più verificarsi, quale che sia il tempo necessario perché esso si concluda. Questo diverso regime influenza in maniera determinante l’atteggiamento dell’imputato rispetto al tempo necessario per lo svolgimento del processo. A differenza che in Italia, infatti, dove l’imputato può sperare nella prescrizione se il processo dura a lungo, in America, una volta iniziato questo processo, egli non ha più questa speranza. L’imputato, quindi, non è da ciò minimamente influenzato al momento di decidere se dichiararsi colpevole o innocente, e più facilmente può scegliere di aderire alla prima soluzione per usufruire del beneficio dello sconto della pena che essa gli può procurare.

Ora in Italia sarebbe difficile eseguire una riforma del processo penale così radicale da strutturare l’istituto della prescrizione in maniera eguale a quella adottata negli Stati Uniti. Tuttavia spostare la decorrenza dei termini di prescrizione dal momento di commissione del reato al momento in cui viene chiesto il rinvio a giudizio potrebbe essere un primo passo in avanti. In questo modo non verrebbe conteggiato ai fini della prescrizione tutto il periodo che va dalla commissione del reato all’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero. A queste misure devono accompagnarsi quelle di incentivazione al ricorso ai riti alternativi e di limitazione dei ricorsi in appello che abbiamo già visto. Se la malattia del processo penale italiano sono l’eccessiva lunghezza e l’impunità diffusa derivante dall’intervento della prescrizione allora non bisognerà che pensare a soluzioni capaci di abbreviare drasticamente il processo da un lato ed allungare i tempi di prescrizione dall’altro. Ne guadagnerebbero tutti: i tribunali, i magistrati, gli imputati e soprattutto la giustizia.


Autore: Lorenzo Castellani

Studia Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma. Appassionato di diritto, politica e giornalismo. Ha diretto un giornale universitario e fondato il network studentesco LUISS APP, è promotore dell'associazione ZeroPositivo. Liberale e liberista, sogna un’Italia dinamica, aperta e competitiva. Tw:@LorenzoCast89

3 Responses to “Innocenti. Fino a prescrizione ‘contraria’”

  1. assd scrive:

    In altri paesi europei la prescrizione come è trattata?avevo letto
    che è l’italia l’unico paese in cui il processo non ferma i tempi di prescrizione,è vero?

  2. Andrea B. scrive:

    Mi sembra che qui si stiano confondendo le cause con gli effetti… la cronica lentezza e disorganizzazione della giustizia italiana non è certo dovuta a quegli imputati (certamente colpevoli, no ? ) che provano ad arrivare alla prescrizione, usando quello che le legge da il diritto loro di fare.
    A ben guardare, continuare a far decorrere la prescrizione del reato anche durante il processo dovrebbe essere un incentivo, per la macchina della giustizia, a non andare troppo per le lunghe, ma a quanto pare, la cosa non preoccupa molto e dunque non sortisce effetto.
    Del resto una magistratura dove i pubblici ministeri del caso Tortora (e di mille altri) possono arrivare indenni al massimo della carriera, quanto a funzioni e retribuzioni, volete che si spaventino e si diano pena per qualche parametro di efficienza non proprio lodevole?
    Al contrario in altri paesi, dove a processo iniziato e dunque a prescrizione arrestata i magistrati avrebbero tutto il tempo per prendersela comoda, così non avviene e la giustizia è assai più veloce !
    Quindi il problema è a monte … non gettiamo la croce sugli imputati ed i loro difensori, molto spesso alle prese con una magistratura dai tratti inquisitori al limite dell’arbitrarietà, oscura ed ondivaga nei suoi orientamenti e dove quindi la carta della prescrizione rappresenta uno dei pochi appigli sicuri di una strategia difensiva.
    E la soluzione della eccessiva lunghezza dei processi non può essere di certo quella di offrire all’imputato maggiori possibilità di definirsi immediatamente colpevole o limitare il suo diritto di appello (piuttosto potremmo chiederci se non valga la pena di limitare la possibilità per la pubblica accusa di appellare una sentenza sfavorevole, ma questo è un altro discorso…)

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