Non riconoscere un figlio è un diritto per tutte le donne. Ma per gli uomini?

– E’ di pochi giorni fa l’approvazione presso la Commissione Affari Sociali della Camera di un emendamento alla legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita che darà anche alle donne che hanno fatto ricorso alla fecondazione artificiale la facoltà di non essere nominate alla nascita del bambino. L’emendamento è passato a larga maggioranza, sia pure con alcune significative voci contrarie. Tra queste quella di Paola Binetti, che lo ritiene un controsenso perché “i bambini che nascono con la PMA sono bambini nella stragrande maggioranza dei casi intensamente desiderati, fermamente voluti dai loro genitori che affrontato un iter diagnostico molto pesante prima di accedere alle tecnologie specifiche necessarie per avere un figlio”.

In realtà, la ragione che inizialmente aveva condotto ad una formulazione che obbligava al riconoscimento le madri di “bimbi in provetta” era, in particolare, il timore che l’opzione dell’abbandono del bambino avrebbe aperto la strada in modo surrettizio alla pratica della maternità surrogata, che è vietata in Italia. In pratica una coppia si sarebbe potuta formare strumentalmente sulla base del tacito accordo che la madre avrebbe disconosciuto il figlio, che sarebbe stato poi riconosciuto dal padre e dopo eventualmente adottato dalla compagna “vera” di lui.
Tuttavia, rispetto a questo tipo di preoccupazione, i parlamentari stanno oggi ritenendo prevalente il diritto soggettivo della donna a declinare responsabilità genitoriali. Tutte le mamme devono avere gli stessi diritti e l’emendamento approvato – nelle parole di Livia Turco – rappresenta “un gesto amorevole verso le donne perché afferma il principio che le gravidanze sono tutte uguali ed hanno la stessa dignità, siano esse naturali o medicalmente assistite”.

Quindi l’emendamento che è stato approvato in commissione ribadisce il pieno diritto femminile alla scelta genitoriale, che non può essere in alcun modo diminuito da condizioni al contorno. Insomma, il diritto di una donna a rifiutare un figlio viene affermato in termini soggettivi ed assoluti e non è inficiato né dall’aver precedentemente espresso in modo incontrovertibile il desiderio di maternità, né dal fatto di collocarsi ad un livello sociale medio-alto – come mediamente avviene per le persone che richiedono la PMA – e quindi di poter avere verosimilmente gli strumenti economici per mantenere il figlio in modo dignitoso.

Il senso dell’emendamento è in larga parte condivisibile perché muove nella direzione del riconoscimento del diritto individuale a decidere su una questione così delicata e personale, ma tuttavia, al tempo stesso, fa ancora più risaltare la contraddizione di un modello che consente la scelta genitoriale alle donne ed al contempo la nega agli uomini.
Nei fatti, i maschi sono gli unici che possono ancora essere obbligati in Italia ad assumersi impegni genitoriali contro la propria volontà. Sono gli unici per cui vale ancora la regola del “dovevi pensarci prima”.

E’ difficile comprendere come si possa vivere come una “discriminazione” il diverso trattamento tra madri “naturali” e madri “assistite” e, contemporaneamente, rimanere indifferenti rispetto allo squilibrio macroscopico di un sistema nel quale un uomo può avere la vita rovinata da una paternità imposta.
E’ difficile giustificare che una donna possa rinunciare ad un figlio anche dopo aver affermato in modo equivocabile la volontà di averlo, mentre un uomo invece rischi di rimanere “incastrato” a vita, pur a fronte di un controllo molto minore del processo riproduttivo (si pensi tra l’altro alla possibilità di “frodi contraccettive”).

Insomma, ben venga la modifica alla legge 40, una legge che oggi per tanti versi è restrittiva e punitiva, ma sul tema dei diritti di scelta genitoriale serve, a questo punto, aprire un dibattito più ampio per definire un quadro normativo effettivamente ispirato a princìpi di equità di genere e che allarghi gli spazi di libertà personale per tutti.

Pochi giorni fa, del resto, è stata approvata in via definitiva un’altra legge abbastanza significativa, quella che parifica figli naturali e figli legittimi. Come molti hanno sintetizzato, “da oggi i figli saranno tutti uguali ed avranno gli stessi diritti”.
Forse è davvero venuto il momento di rendere uguali, nei diritti, anche tutti i genitori – donne e uomini.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

6 Responses to “Non riconoscere un figlio è un diritto per tutte le donne. Ma per gli uomini?”

  1. bob scrive:

    Non capisco, una donna può disconoscere il figlio dopo il parto? Bè sembra del tutto condivisibile certo. E può anche mangiarlo dopo? O magari che so venderlo?
    Per favore mi rispieghi il senso di questa legge prima che mi incazzo… con esempi se possibile.

  2. diait scrive:

    see, addio. Prima dovete sparare un farmaco paralizzante (ma innocuo) alle snoq.

  3. Marco Faraci scrive:

    Non riconoscere un figlio alla nascita rappresenta una forma di autodeterminazione riconosciuta alla donna (salvo ad oggi appunto il caso di ricorso alla fecondazione assistita), sulla quale vi è nei fatti un accordo generale.
    Tra l’altro è un’opzione che la stessa Chiesa Cattolica spesso pubblicizza come alternativa all’aborto che sia in grado di combinare il diritto di scelta della donna e vita del feto.
    Riconoscere alla donna la possibilità legale di non essere nominata, serve anche ad evitare che alcune donne finiscano comunque per abbandonare clandestinamente (oppure addirittura sopprimere) il neonato.

  4. bob scrive:

    Mi sono informato e devo dire che in parte è oggettivamente condivisibile, sembra che disconoscere il figlio velocizzi anche le pratiche di adozione immediata subito dopo il parto ma per me rimane una cosa assurda, evidentemente dovrò abituarmi anche a questo.
    Credo però che disconoscere un bambino sia prima di tutto inumano e in secodno luogo che la relazione di madre naturale non può essere cancellata con leggi o scelte personali. Un conto è dire non posso occuparmi di questo bambino un conto è dire nn è mio figlio, l’autodeterminazione rientra nelle scelte personali non nella natura delle cose, un quadrato non è un cerchio perchè lo scelgo io!

  5. Stefano scrive:

    Personalmente trovo molto più inumano l’aborto del disconoscimento alla nascita.

  6. creonte scrive:

    tra la’ltro l’equiparazione fra figli legittimi e naturali è sostanzialmente la distruzione dell’istituto matrimoniale. va bene, ma va preso atto della cosa in maniera chiara dalla legge

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