Droghe leggere, il punto sulla situazione negli USA/.1

– Uno speciale in due puntate che esamina dal punto di vista politico e giuridico il risultato, senza precedenti negli Stati Uniti, dei referendum sulla legalizzazione delle droghe leggere anche a scopo non terapeutico, in Colorado e Washington. Oggi potete leggere la prima parte, domani, alla stessa ora, uscirà la seconda.

La notte americana dell’election day ha segnato una svolta importante nella storia delle tanto discusse e criticate politiche sulle droghe leggere negli Stati Uniti. Infatti, oltre alla scelta tra Obama e Romney, gli elettori degli Stati di Washington, Colorado e Oregon si sono espressi sulla legalizzazione della cannabis per usi ricreativi. Gli esiti referendari sono stati sorprendenti per un Paese storicamente proibizionista come l’America, la cui normativa federale è molto più vicina a quella degli anni Trenta del secolo scorso sul consumo di bevande alcoliche che alle esperienze legislative europee contemporanee (non a caso lo slogan della campagna in Colorado è stato “regulate Marijuana like Alcohol, invocando un parallelismo nell’evoluzione della normativa).

Mentre l’Oregon ha detto no alla proposta di depenalizzare il possesso e la coltivazione a scopo non terapeutico della cannabis, gli Stati del Colorado e di Washington hanno dato il via alla legalizzazione del possesso personale ad uso ricreativo, a partire dai 21 anni di età, facendo sì che la cannabis possa essere venduta, e sottoposta a prelievo fiscale, nei negozi con apposita licenza statale, lasciando ai singoli Governi la decisione di stabilire l’entità della tassazione, come già avviene oggi per gli alcolici. Inoltre, per quanto riguarda l’utilizzo e la coltivazione di marijuana per scopo terapeutico, il voto alle urne ha dato via libera nel Massachusetts, come avviene già in altri 18 Stati americani, incluso il District of Columbia.

La legalizzazione apre però un conflitto diretto con il Governo federale, che classifica la cannabis come sostanza illegale. Il Dipartimento di giustizia americano ha reagito al risultato dei referendum affermando che per il momento l’applicazione delle norme federali resta inalterata. Nulla di ufficiale è trapelato dal Presidente riconfermato Obama. John Hickenlooper, governatore del Colorado, che durante la campagna elettorale si era espresso contro l’emendamento antiproibizionista, ha avvertito prontamente in un comunicato che “non è ancora tempo di festeggiare”, perché l’attuazione del provvedimento sarà “un processo complicato”, che dovrà tenere conto delle regolamentazioni federali. Insomma, il trapattoniano “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.

Allora le centinaia di cittadini di Boulder, famosa per la beat generation, le Montagne Rocciose e i laboratori scientifici, hanno festeggiato invano lo scorso 6 novembre? In realtà la questione è più complessa, come ricordato dallo stesso governatore Hickenlooper: “i votanti si sono espressi e dobbiamo rispettare la loro volontà.” La norma approvata in Colorado, che prevede un circuito legale di vendita e la possibilità di possedere e coltivare fino a sei piante di marijuana a casa, trova una sua prima applicazione diretta riguardante il possesso personale con la dichiarazione del Governatore dei risultati del voto e una serie di necessarie regolamentazioni esecutive da stilare entro diversi mesi, probabilmente un anno, per gli aspetti burocratici e fiscali. Una volta formalmente esecutive le nuove norme inizierà, con ogni probabilità, la battaglia legale, sia nei tribunali degli Stati coinvolti, in cui sarà necessario fare un bilanciamento di interessi nel caso concreto, sia alla Corte Suprema.

Ma come ricordato da Tom Angeli, portavoce del movimento “Law Enforcement Against Prohibition” non è possibile collocare questo risultato in un contesto storico conosciuto: “è la prima volta che uno Stato abbia mai votato a favore della legalizzazione della marijuana, e ben due Stati l’hanno fatto.” Questo dato politico ineludibile si intreccia con il dato giuridico delle competenze federali, scatenando una reazione a catena. Il Procuratore Generale del Colorado John Suthers, pur esprimendo disappunto per la scelta del referendum statale, definendola una “bad public policy“, ha assicurato che sarà fatto tutto il necessario per dare applicazioni alle nuove norme e per aprire un dialogo con i vertici del governo federale, attualmente legittimato a perseguire il consumo e il possesso di marijuana sia dalla Legge che, a parere del Procuratore, dalla giurisprudenza della Corte Suprema (Gonzales v. Raich, 545 US. 1, 2005). Ha anche sottolineato come una parte dell’emendamento sulla tassazione della vendita di marijuana andrà rivista, non soddisfacendo le garanzie previste dallo Statuto del contribuente.

Appare, dunque, del tutto improbabile che tutto resti uguale dopo questo voto. Ed infatti qualcosa è già cambiato: è notizia di pochi giorni fa la decisione del Procuratore distrettuale di Boulder di non proseguire l’esercizio dell’azione penale verso i consumatori di piccole quantità di marijuana, seguito da altri colleghi nello Stato di Washington. Contemporaneamente, su iniziativa della Deputata del Congresso Diana DeGette, è stato presentato, insieme ad una lettera indirizzata al Dipartimento di Giustizia con diciotto sottoscrittori fra cui un Repubblicano contrario ai referendum, il “Respect States’ and Citizens’ Rights Act“‘, un progetto di legge che inserisce nel “Controlled Substances Act” (la legge federale) un meccanismo per il quale in presenza di normativa statale sull’uso di “marihuana” (si è scelta questa espressione desueta) non può esserci prevalenza della normativa federale attraverso la federal preemption (ovvero l’accertamento di un complesso di norme federali che regolano compiutamente l’istituto rendendo incostituzionale l’intervento statale). È da sottolineare come la preemption non sia mai stata invocata in giudizio per censurare l’utilizzo dei cannabinoidi a fini terapeutici dal Governo federale, con un evidente segnale politico oltre che giuridico.

Allo stesso modo, nella lettera si chiede di tener conto dell’esito del referendum, disapplicando nei confronti dei privati la sanzione federale prevista per il possesso delle modiche quantità previste dall’Emendamento 64 in Colorado e dall’Iniziativa 502 nello Stato di Washington. Secondo questo approccio, del tutto in linea con i principi che reggono l’ordinamento statunitense, lontani dal formalismo giuridico ed attenti all’evoluzione del diritto scritto e giurisprudenziale, gli Stati si pongono su questa materia come dei veri e propri laboratori di democrazia con i quali il Governo federale deve cooperare, nell’interesse di tutti i cittadini.

Esattamente l’opposto, invece, sta accadendo nel nostro Paese, dove il Governo ha impugnato alla Corte costituzionale le leggi regionali sull’ utilizzo di cannabinoidi a fini terepeutici, ad eccezione di quella della Regione Toscana (sulla quale però sta agendo con una “moral suasion” nella stessa direzione proibizionista in sede di emanazione da parte della Regione del regolamento attuativo), per contrarietà con la normativa statale in materia di diritto alla Salute, non tenendo in sufficiente considerazione gli sforzi di armonizzazione fatti dai Consigli regionali in una materia complessa ma determinante per l’accesso alle cure dei moltissimi malati cronici e non. In attesa delle decisioni della Corte, la collaborazione fra enti istituzionali diversi appare davvero molto lontana.

(1./continua)


Autore: Eleonora Mongelli ed Eleonora Palma

Eleonora Mongelli: Nata a Foggia nel 1979, laureata in lingue e letterature straniere, è progettista ed esperta di tematiche relative ai diritti dei popoli indigeni e delle minoranze non rappresentate. È tra i fondatori dell'associazione Nitobe e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani.-------------------------------------------------------------------------- Eleonora Palma: Nata a Firenze nel 1981, laureata in giurisprudenza alla Luiss Guido Carli. Ha conseguito il Master di II livello in "Parlamento e politiche pubbliche" alla facoltà di scienze politiche della Luiss. Attualmente lavora come responsabile dell'Ufficio legislativo al gruppo consiliare Italia dei Valori della Regione del Veneto. E' membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani.

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  1. […] Posted on 05 dicembre 2012. Tag: cannabis, Colorado, droghe, Eleonora Palma, legalizzazione, Mongelli, referendum, USA – Uno speciale in due puntate che esamina dal punto di vista politico e giuridico il risultato, senza precedenti negli Stati Uniti, dei referendum sulla legalizzazione delle droghe leggere anche a scopo non terapeutico, in Colorado e Washington. Qui il link alla prima parte. […]

  2. […] a chi le ha dato il nome): abbiamo pubblicato, solo poco più di un mese fa, un approfonditissimo studio in due puntate sulla situazione negli USA e sull’epocale risultato, in alcuni stati, di un […]

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