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Occupazione, dati negativi ma non troppo. Crescono i disoccupati perché diminuiscono gli inattivi

Il tasso di disoccupazione in Italia viaggia a doppia cifra, raggiungendo a ottobre il livello record dell’11,1%, in aumento dello 0,3% in termini congiunturali e del 2,3% nei dodici mesi: in termini numerici 2,87 milioni di senza lavoro, 93mila in più rispetto al mese precedente. La disoccupazione giovanile (la fascia tra i 15 e i 24 anni) è al 36,5%, in aumento di 0,6 punti su settembre e del 5,8% in confronto a un anno fa.

Numeri da capogiro quelli diffusi dall’Istat, da “flash” d’agenzia e da titolo d’apertura in prima pagina di giornale. Ma non totalmente negativi se letti insieme a quelli relativi all’occupazione.

L’Istituto Nazionale di Statistica, infatti, spiega che a ottobre gli occupati sono quasi 23 milioni, stabili rispetto a settembre e in calo dello 0,2 rispetto all’ottobre 2011 (-45mila), con un tasso pari al 56,9%, in aumento dello 0,1% in termini congiunturali e invariato su base tendenziale.

Il tasso di disoccupazione, dunque, non è alto perché le persone hanno perso il proprio posto di lavoro, ma perché in molti si sono messi alla ricerca di una occupazione.

Basta guardare il dato sugli “inattivi”, cioè coloro i quali non hanno un lavoro e non lo cercano: il tasso si attesta al 36%, in calo dello 0,2% congiunturale e dell’1,5% su base annua.

Tradotto in numeri, c’è stato un calo dello 0,7% di inattivi, il che vuol dire 95mila persone in più che, solo ad ottobre, si sono messe “sul mercato”.

Se si guarda il dato relativo al terzo trimestre si ha un’immagine più chiara di quanti si sono messi in cerca di un lavoro: tra luglio e settembre il numero degli inattivi in età compresa tra 15 e 64 anni ha registrato un calo su base annua  del 4%, pari a 601.000 unità. Una riduzione, diffusa su tutto il territorio, che ha interessato soprattutto il Nord (-4,2%, cioè 239.000 unità) e il Mezzogiorno (-4%, pari a 274.000 unità) e che ha riguardato sia gli uomini (167.000 unità) che le donne (435.000 unità).

Il tasso di inattività si attesta dunque nel terzo trimestre al 36,9%, in riduzione di 1,4 punti percentuali rispetto a un anno prima. Il risultato deriva dalla contenuta discesa tendenziale dell’indicatore per gli uomini (dal 27,2% al 26,4%) e dal sostenuto calo rilevato per le donne (dal 49,4% al 47,3%).

Nel dettaglio, compredendo anche gli stranieri, si sono messi a cercare lavoro più le donne (455mila) che gli uomini (234mila): l’ulteriore notevole riduzione tendenziale di quanti non cercano lavoro o non sono disponibili a lavorare, dunque, coinvolge in otto casi su dieci le donne.

Inoltre, il calo di questa componente di inattivi è dovuto in oltre la metà dei casi agli individui tra 55 e 64 anni, “presumibilmente a motivo dell’effetto delle mancate uscite dall’occupazione a seguito dell’inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione”. In base ai motivi della mancata ricerca del lavoro, alla contenuta crescita dello scoraggiamento (+1,4%, pari a 23.000 unità) e dei motivi familiari (+0,5%, pari a 13.000 unità) si contrappone la riduzione su base annua degli inattivi per motivi di studio (-1,6%, pari a -67.000 unità) e soprattutto il forte calo del numero delle persone non interessate a lavorare o ritirate dal lavoro (-14,1%, pari a -636.000 unità)”.

Lo ha spiegato anche l’Ocse nell’ultimo World Economic Outlook: l’occupazione in Italia “è rimasta notevolmente robusta finora anche se la disoccupazione è aumentata a causa della maggiore partecipazione” al mercato del lavoro.

E lo ha confermato Palazzo Chigi commentando proprio i dati dell’organizzazione parigina: “l’occupazione è rimasta notevolmente resiliente fino a questo momento”, e “il tasso di disoccupazione è aumentato soprattutto perché più persone, in particolare le donne, stanno entrando nel mercato del lavoro”.


Autore: Luigi Quercetti

Nato nel 1980, abruzzese, giornalista, papà, laureato a sua insaputa. È stato redattore dell’agenzia di Stampa Asca e collaboratore de Il Messaggero e Italpress.

One Response to “Occupazione, dati negativi ma non troppo. Crescono i disoccupati perché diminuiscono gli inattivi”

  1. marcello scrive:

    anche se aumentano le iscrizioni al collocamento, questo ormai non conta più nulla, perché la disoccupazione di lunga durata è vista come una colpa. Chi non lavora da molti anni non ha più la possibilità di essere chiamato, ringraziando l’economia senza regole.

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