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L’ITU tra luci e ombre della libertà della Rete

– “Per un mondo libero e aperto ci vuole una Rete libera e aperta”. Ecco perché, secondo Google, il vertice internazionale dell’ITU, l’International Telecommunication Union, potrebbe essere un problema. L’agenzia delle Nazioni Unite, infatti, nella prossima conferenza prevista a Dubai tra il 3 e il 14 Dicembre potrebbe riscrivere, a porte chiuse, le regole della Rete.

Eppure, si legge sul sito di Take Action,

“Il futuro di Internet non dovrebbe essere determinato dai soli governi. Dovrebbero essere coinvolti anche i miliardi di persone di tutto il mondo che utilizzano Internet, senza dimenticare gli esperti che la costruiscono e la gestiscono”.

Il prossimo vertice ITU, insomma, potrebbe essere una sorta di politburo del web: qui si incontrano 193 governi e circa 700 soggetti privati per riscrivere le regole della rete, con la possibilità, per esempio, di introdurre Internet a pagamento, con la previsione di un pedaggio per il traffico sui siti di certe aree geografiche.

Il più grande timore, però, espresso anche dall’Unione Europea, riguarda l’occasione di immaginare, su pressione, in particolare, di Cina e Russia, misure restrittive, di natura censoria, e più aspri controlli sugli utenti. Il parlamento europeo, infatti, ha chiesto ai 27 paesi membri, attraverso una risoluzione approvata la scorsa settimana, di opporsi durante la conferenza all’introduzione di ogni forma di restrizione delle libertà delle persone sottolineando il principio per cui nessun soggetto debba poter esercitare un potere centralizzato sulla Rete.

Paura infondata? Al contrario. Secondo Google:

“C’è un crescente giro di vite nei confronti della libertà di Internet. Quarantadue paesi filtrano e censurano i contenuti. Solo negli ultimi due anni sono state promulgate da alcuni governi diciannove nuove leggi che minacciano la libertà di espressione online”.

Mentre Hamadoun Toure, segretario generale dell’ITU, ha assicurato che nessuna misura restrittiva sarà adottata nella conferenza, Neelie Kroes, commissario europeo per l’agenda digitale, ha spiegato alla testata tedesca online ZDNet: “Non c’è bisogno dell’intervento su Internet dell’agenzia“.

Insomma: Google, stavolta, non è sola. Lo dimostra l’hashtag anche della campagna Take Action: #freeandopen. Se ancora non è tra i TT, la parola segna però una conversazione appassionata. Scrivono, per esempio, numerosi utenti: “È un momento fondamentale nella storia di Internet“. Lo ha spiegato Eric Pfanner, new media editor del New York Times e esperto di tecnologia nell’editoriale: Integrity of Internet is a crux of global conference. E siccome la storia di Internet è la storia di ciascuno di noi, di chi lavora, di chi vive in paesi meno liberi, di chi si racconta, e racconta un’epoca, in Rete, è questo un momento fondamentale per noi. Tutti noi.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

One Response to “L’ITU tra luci e ombre della libertà della Rete”

  1. anonimo scrive:

    il 2012 non è la fine del mondo ma potrebbe essere la fine del mondo…. di internet

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