La Siria “scompare da Internet”. Cosa sta succedendo?

– “Syria has disappeared from the Internet“, titolano agenzie e siti internazionali. La Siria è scomparsa da Internet. Tutti gli 84 blocchi di indirizzi IP siriani risultano irraggiungibili dalle 11.26 (ora italiana) della mattina di oggi, giovedì 29 novembre. Ciò significa che il traffico Internet verso e da quegli indirizzi si è pressoché completamente interrotto, come questo grafico mostra in maniera molto eloquente.

Già da una settimana, secondo alcune fonti, si registrava un incremento anomalo degli indirizzi IP siriani irraggiungibili; ad oggi, secondo Renesys (ma confermano anche altre fonti, e il Transparency Report di Google), il 92% di essi è tagliato fuori dalla Rete, mentre uno dei pochi ancora raggiungibili (raggiungibili probabilmente perché, sempre basandosi sull’analisi di Renesys, la connessione si origina in un altro Paese) è quello da cui mesi fa è partito un attacco informatico ai ribelli in guerra contro Assad.
Nonostante il ministro dell’Informazione siriano sostenga che questo blackout sia da imputare a non meglio specificati “terroristi” (intendendo con ciò probabilmente i ribelli, che pure sappiamo non essere stinchi di santo), c’è un’altissima probabilità che sia stato proprio il governo di Assad a, per così dire, premere il bottone dello “spegnimento di Internet”, soprattutto considerato che il 100% delle connessioni non funzionanti avveniva tramite Syrian Telecommunications Establishment, o Syrian Telecom, controllata dal regime.

Nel frattempo, da quel poco che ancora si riesce a sapere (anche grazie all’hashtag #Syriablackout su Twitter), anche le comunicazioni telefoniche diventano sempre più difficili, mentre molte compagnie aeree hanno interrotto i voli per Damasco e sarebbero in atto scontri tra esercito ufficiale e ribelli vicino all’aeroporto della capitale.

Molte sono le ipotesi che si possono fare, ricordando anche che non è la prima volta che accade qualcosa del genere: in Egitto e in Tunisia, all’inizio della Primavera Araba, furono parimenti chiuse le comunicazioni, ma sollevazioni popolari ancora più forti indussero i governi a ripristinare l’accesso alla Rete. Il regime potrebbe star preparando un’offensiva particolarmente sanguinosa; potrebbe averla già portata a termine e non vuole che si diffondano le prove; un’anziana signora potrebbe aver tranciato i cavi con la vanga, come accadde poco più di un anno fa in Georgia; potrebbero essere stati dei terzi che vogliono mettere ulteriore zizzania tra le parti contrapposte nella guerra civile.

La più accreditata, tuttavia, è che i ribelli, per i quali il Web è vitale, stiano riguadagnando forza e (come pare confermare la notizia degli scontri citata poco sopra) cercando di riconquistare Damasco, motivo per cui il regime ha deciso di “chiudere Internet”, con un duplice effetto sugli oppositori: tagliare le comunicazioni interne, con conseguenze facilmente immaginabili sul piano strategico, e render loro impossibile diffondere all’esterno le prove delle atrocità commesse dall’esercito di Assad.

In ogni caso, le stesse fonti riportano che non sarebbe una mossa intelligente, da parte del governo, ostacolare le telecomunicazioni a lungo: dato che quasi tutto il traffico web e telefonico siriano passa attraverso reti governative, infatti, una chiusura prolungata di tali reti porterebbe a una grossa perdita economica, difficilmente sostenibile per un Paese in guerra da quasi due anni e già prima in condizioni non floridissime.

La situazione è in continua evoluzione: resta un po’ di amarezza, temperata dall’abitudine, nel vedere come, mentre scriviamo, sui social network italiani un evento di tale portata e gravità sia totalmente o quasi ignorato, e anche sui siti di Corriere e Repubblica si trovino accenni alla faccenda solo ben lontani dal taglio principale.

E’ in quest’ottica che su Libertiamo abbiamo deciso di pubblicare quest’articolo al di fuori degli orari soliti, ritenendo che una delle principali armi per ostacolare la censura sia anche la tempestività con cui le informazioni vengono diffuse.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

4 Responses to “La Siria “scompare da Internet”. Cosa sta succedendo?”

  1. Mirko scrive:

    Qualche tecnicismo secondo cui è difficile pensare alla signora che zappa via i cavi: http://goo.gl/gGGpT

  2. Marianna scrive:

    Cercava di essere una battuta. Come molte altre, evidentemente, non riuscita o non comprensibile. :)

  3. Mirko scrive:

    Mi sa che non sei abituata ai commenti di chi è d’accordo con te :-)

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  1. […] Una menzione in fondo alla prima pagina sul Foglio. Un taglio basso su Avvenire. Un trafiletto su Fatto e Corsera. Una breve su Libero. Niente su Stampa, Repubblica, Unità, Manifesto, Pubblico, Giornale. Nessuna riflessione. Nessun approfondimento. Nessuna contestualizzazione rispetto a un fenomeno che inizia a essere tristemente ricorrente, ma non per questo meno grave. Questo è il modo in cui la carta stampata (non oso immaginare i telegiornali) racconta oggi, ai suoi lettori, il blackout pressocché totale di Internet in Siria. […]