Gli spin doctor e il marketing della politica

– C’erano una volta i politici filosofi. Uomini che pensavano immaginari e trasformazioni dell’immaginario, li preconizzavano, teoricamente, e poi provavano a renderli fatto e azione politica. Poi la politica si è trasformata. Si è industrializzata. Si è compiuta nella logica del consumo e della spettacolarizzazione del bene/prodotto politico – si è brandizzata (ammazza che brutta parola), ha fatto il suo ingresso nella società della politica come marketing strategico del prodotto politico.

C’era una volta l’intellettuale dato o prestato alla politica. Dietro il pensiero di grandi leader si nascondeva il lavoro di grandi intellettuali (grandi o scaltri, a seconda) che realizzavano pillole di teoria e di pensiero per supportare l’azione del loro leader di riferimento. Tra leader ed intellettuale il sodalizio era culturalmente empatico. Lavoravano assieme uniti da comuni valori ideologici, comuni punti di vista sulla società, sul mondo, sulla realtà.

Nella contemporaneità “l’intellettuale di riferimento” è sostituito dallo spin doctor. Spin doctor è una locuzione inglese che viene da (top) spin che nel tennis significa “colpo a effetto” e da doctor “esperto”. Lo spin doctor è un esperto nel campo della comunicazione che lavora come consulente per conto di un personaggio politico (o eventualmente di un partito); ha il compito di curarne e promuoverne l’immagine pubblica e di attirargli il necessario consenso elettorale mediante precise strategie di comunicazione e di marketing. Una definizione di spin doctor citatissima (nel web è in assoluto una delle citazioni più estese) è quella del dizionario della Oxford University Press che indica lo spin doctor come una “persona incaricata di presentare le scelte di un partito politico sotto una luce favorevole“.

Scrittori, docenti universitari, giornalisti, produttori televisivi: per molti fare lo spin doctor è un secondo lavoro, una passione, adrenalina pura – “quello scrittore scrive per quello lì, quella autrice televisiva scrive per quell’altro, quel produttore imbocca quell’altro ancora” – per altri è il solo unico lavoro, un lavoro come un tanti. Routine, noia, sempre le stesse cose, le stesse parole. Senza garanzie e senza sussidio di disoccupazione, a consulenza o in nero.

Conosco molti spin doctor. Un mio caro amico la settimana scorsa ha scritto due discorsi, uno per un noto politico di centro destra ed uno per un equivalente di centro sinistra. Da uomo di fine ironia mi ha detto che adesso il suo maggior vezzo sarebbe scrivere anche per uno della Lega.
Ci sono spin doctor di alto livello, e spin doctor di basso. Molti hanno molto lavoro. Molti si aggirano alla ricerca di un politico, di un politico qualsiasi, si va affamati alla ricerca della preda, o dell’osso.
L’attività politica di un eletto, o degli aspiranti tali, è ormai una catena di montaggio. Di qua e di là. Tuttologi dell’attività e dell’argomentazione politica. Il politico si ritrova nei guai. Non può far fronte alla propria attività, non può far fronte a se stesso. E gli spin doctor si sono trasformati in agenzie. Ce ne sono molte.

Girando on line troverete le home page di molte testate, associazioni e società che sono a tutti gli effetti agenzie di spin doctoring politico. Lavorano per chiunque. Soggetti politici, istituzioni, enti. Se ci si rivolge a loro si otterranno temi, argomenti, strategie, concept, campagne, strategie.
Ve ne sono alcune che mettono nella home il loghi dei partiti con i quali hanno collaborato, ci troverete tutto l’arco costituzionale.

Una di queste agenzie si presenta come il supporto ideale per fronteggiare ogni problema connesso con le logiche della rappresentanza, del consenso e delle dinamiche della decisione amministrativa e politica.
Nel testo di presentazione viene specificato che la politica è complessa, richiede conoscenze specifiche e la capacità di gestire e governare fasi e processi tra loro solo apparentemente diversi, ma profondamente interconnessi. E poi, l’agenzia propone i suoi servizi: consulenza politica, consulenza elettorale, consulenza politica, posizionamento strategico del candidato, analisi del contesto politico ed elettorale, gestione organizzativa della campagna, affiancamento strategico e progettuale, definizione delle issues programmatiche, stesura di documenti e report, strategie di comunicazione e immagine, strategie di networking territoriale strategico, organizzazione di iniziative pubbliche, attività di formazione specifica.

E poi, ancora, propone strumenti di “political Intelligence”: elaborazione di dossier e documenti informativi, drafting normativo e legislativo, analisi e monitoraggio della mappa delle influenze e degli interessi in competizione, costruzione di strategie di comunicazione interna ed esterna al processo decisionale, strategie di relazione istituzionale e politica, tecniche di business diplomacy.

In poche parole, al politico o al rappresentante dell’istituzione di turno, al cliente, l’agenzia di spin doctoring offre tutto, chiavi in mano, il corredo di competenza politica, organizzativa, strategica, culturale e comunicazionale che gli servirà al politico per sviluppare la sua azione politica. Se il politico fosse un computer il lavoro dell’agenzia sarebbe il suo hard disk sensibile portatile, manca solo il backup, ma non è detto.
Il politico può occuparsi liberamente delle sue relazioni politiche, relazioni al potere e ai media, mentre i contenuti politici e le modalità sociali e comunicative le mette l’agenzia. Basta pagare, e poi, in più, essere telegenici.

Si potrebbe affermare, in una teoria massmediologica, che l’uniformazione e l’apparentamento delle identità e delle formule politiche non è solo una metafora della società della superficie, del flusso continuo e dell’indifferenziazione dei contenuti, ma anche della trasversalità delle agenzie e dei centri di spin doctoring, che studiano, sentono, appurano la società, e la tramutano in gadget di pragmatica politica, risolvono la complessità sociale in gadget di marketing strategico della comunicazione pubblica e politica.
E tutto, spesso, sembra uguale, perché, spesso, tutto è fatto uguale.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

2 Responses to “Gli spin doctor e il marketing della politica”

  1. Simona scrive:

    Spin viene dal baseball, non dal tennis. E fai una confusione abissale – ripeto : abissale – tra spin doctoring e marketing. Quella poliica di una volta a cui fai riferimento, quella coi filosofi che dettavano la linea al politico. Ecco, quella, ci ha dato il comunismo e i comunisti. Ci ha dato il fascismo e i fascisti. Quello era il tuo ‘una volta’.
    Buon passatismo a te

  2. Francesco Linguiti scrive:

    Cara Simona. La mia memoria può fare errori (negli anni settanta già giocavo a tennis, e spin è un termine tennistico che esisteva già da una ottantina d’anni) ma allora non hanno memoria né il dizionario Treccani né qualcheduno inglese (smile). Ora poi, far risalire, e far finire, il concetto di consustanza tra filosofia/intellettualità/politica … al fascismo (!) che mi fa ribrezzo, o al comunismo (!) che è inapplicabile, … perdonami … ma è una errore storico culturale. Forse frutto di un lapsus o di una amnesia. La relazione tra pensiero/filosofia/politica nasce con i presocratici e per certi versi ancor prima (qualche migliaio di anni prima dei fascisti e dei comunisti), e va avanti per tutta la storia del’umanità culturale e politica. Non sto qui a scrivere i nomi di almeno trecento grandi dell’ occidente e dell’oriente che sono passati alla storia in nome del proprio pensiero … inverato in azione politica, o fatto inverare in azione politica altrui. Far risalire l’inizio e la fine del mondo ideologico alle ideologie fasciste e comuniste (che a loro volta hanno genetiche inverse ma complementari) mi sembra un segno dei tempi … ideologici. Il pensiero politico è andato, per fortune, ben oltre il fascismo e il comunismo. E che negli anni ha prodotto altre ideologie. Come il giovanilismo. Che è retaggio (tra le tante) anche dell’ideologia fascista, che in realtà non era ideologia ma prassi dinamica (in termini tecnici mancava di un vero manifesto). La storia politica e ideologica è una cosa complessa. Oggi in nome di un’ autoprotezione identitaria e di una rimozione culturale, in molti non sanno che ogni loro proprio atto è per certi versi ideologico (ideologico senza una ideologia chiara e statutaria di riferimento, non a-ideologico non post ideologico, ma trans ideologico)), parimenti che al passato. Tutto ciò che ho sentito dire e che ho visto fare in questi giorni, primarie, è ovviamente ideologico, di qua e di là. Il vero passatista è chi si protegge dalla consapevolezza del presente sentendosi un autoprodotto del presente. Nato da partenogenesi culturale. “Noi siamo diversi da tutto il precedente”. Bene. Ma comunque (ma stranamente erano proprio i fascisti ad usare come azzeramento culturale il termine “passatista”, termine che nasce con i futuristi) non vedo cosa c’entri con il mio discorso nell’articolo. Quanto alla confusione tra spin doctoring e marketing, dal mio e dal punto di vista di molti, queste sono parti di uno stesso sistema culturale che ha nel marketing (nel senso di strategia di comunicazione e posizionamento valoriale di un prodotto)il quadro di riferimento (uso e funzionamento) e nello spin doctoring l’azione tattica di indirizzo, strategia e rafforzamento. Per certi versi me ne occupo anche io. E questa riflessione sarebbe passatista? Boh. Allora riflettere è passatismo. Allora faccio un mestiere passatista. Anzi facciamo.

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