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Caserta e il bollo sulla libertà di espressione

– Qualsiasi uomo politico, libero cittadino o semplicemente ogni individuo rispettoso del bene comune e amante della partecipazione politica, democratica e allargata non può che salutare con piacere, estremo piacere, il momento in cui un gruppo di individui si riunisce e sul territorio piazza banchetti per un qualsiasi progetto politico, pensiamo ad una raccolta firme, petizioni popolari, interrogazioni popolari dei cittadini o referendum comunali, per cambiare ed in meglio la vita sociale, ambientale, politica e culturale della propria città.

Questo è anche quello che succede a Caserta, come in ogni sana città italiana, dove, fra le altre, sistematicamente opera l’Associazione “Legalità e Trasparenza” – Radicali Caserta, come ogni associazione interessata al bene comune dovrebbe fare. Fin qui nulla di nuovo o errato, una ventata di democrazia reale e una partecipazione popolare, in quanto si svolge nei quartieri, tra le strade e i vincoli della città.
L’assurdità risalta ed è evidente se per tali iniziative, di carattere, quindi, “associativo-democratico”, il Comune (stiamo discutendo della città capoluogo di provincia, Caserta) tassa tali banchetti come attività commerciali, se il comune pretende dai volontari delle associazioni, che agiscono per migliorare le nostre città, di versare una quota attraverso marche da bollo da affiancare alla documentazione da consegnare per il regolare svolgimento di tali banchetti. Questo è quello che accade a Caserta; ogni volta che un associazione di qualsiasi genere non a scopo di lucro decide e organizza, nella regolarità, di scendere per strada con il proprio tavolino, i moduli da compilare e qualche penna, tale associazione deve presentare al Comune di Caserta la documentazione necessaria affiancata da una marca da bollo di euro 14.60, nonostante tale “marca” potrebbe tranquillamente essere abolita dal Consiglio Comunale, come chiedono le numerosissime richieste che risalgono fino all’ormai lontano 2009.

Tralasciando la complicazione economica, che per le associazioni che vivono di auto-finanziamento è un fardello gravoso e fondamentale, è l’aspetto etico della vicenda che risulta profondamente macchiato, incomprensibile, deplorevole e ingiustificabile, poiché se i principi cardini della democrazia reale e diffusa a tutti i cittadini, come ricorda con prepotente forza la Costituzione Italiana, sono quelli della libertà di espressione e di associazione, tale atto di coercizione da parte del comune non è nient’altro che una vera e propria tassazione alla libertà di poter esprimere e diffondere liberamente le proprie idee.

Il Comune di Caserta, in questo modo, cerca di ostacolare i cittadini casertani nei loro diritti civili fondamentali, poiché se un’associazione durante l’anno svolge una minima quantità di banchetti, la capacità di autofinanziamento spesso permette di versare lo sgradito obolo, ma se tale associazione vuole portare avanti un progetto forte e con precise scadenze, come può essere in certi casi una petizione pubblica allargata o un referendum comunale, con centinaia di firme da raccogliere in diverse parti della città e per un lungo periodo, allora la “tassa sulla libertà di espressione” comincia a rappresentare una cifra considerevole, che va ad incidere pesantemente sul lavoro finale dell’iniziativa intrapresa.

Con questa strategia “economica” il Comune di Caserta vieta una serena partecipazione alla vita politica e democratica dei movimenti civici e delle associazioni che hanno il diritto di poter affermare anche la propria voce.


Autore: Domenico Letizia

Nato nel 1987 a Maddaloni (CE), studente di Storia, collabora con numerose riviste e periodici. Esperto di cultura libertaria, è autore della prefazione al volume "Il Dittatore Libertario - Anarchia analitica tra comunismo di mercato, rendita di esistenza e sovranity share" di Fabio Massimo Nicosia, Giappichelli Editore, 2011.

One Response to “Caserta e il bollo sulla libertà di espressione”

  1. lodovico scrive:

    per il comune il banco si configura come attività commerciale, spesso si fanno offerte,niente di male. Ma non capisco perchè il comune rinuncia alla marca da bollo per la comunicazione di cessata attività.

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