Categorized | Il mondo e noi

Morsi presidente “legibus solutus”. Fino a quando?

– Dopo circa centocinquanta giorni dall’avvento al potere di Mohamed Morsi l’assetto costituzionale egiziano è tutt’ora un equilibrio precario di poteri che lottano per contendersi la primazia della nuova Repubblica (ancora poco) democratica d’Egitto. In un susseguirsi di decreti e contro decreti, prima del Supremo Consiglio delle Forze Armate (SCFA) e poi di Morsi, in mezzo ai quali si inseriscono le sentenze della Corte Costituzionale, la situazione è di un caos istituzionale in cui il nuovo Presidente sembra ultimamente prevalere. Il tutto con, sullo sfondo, una piazza Tahrir perennemente infiammata.

L’ultimo episodio di grande rilievo è di pochi giorni fa ed è presumibilmente una diretta conseguenza della tregua tra i palestinesi di Gaza e Israele. Infatti, a seguito del ruolo chiave che ha giocato nelle trattative di pace tra le parti, Morsi ha ritenuto abbastanza stabile la propria posizione da permettergli di emanare un decreto, chiamato “Dichiarazione Costituzionale” (termine che ultimamente qui va di moda), con cui sostanzialmente esautora la Corte Costituzionale e qualunque altro organo giudiziario dal contestare prossimi decreti o Dichiarazioni Costituzionali.

Il decreto, in realtà, blinda anche il Consiglio della Shura e l’Assemblea Costituente (la Camera Alta consultiva e la Camera Bassa provvisoria) e sarebbe, secondo quanto dichiarato dal portavoce di Morsi Yasser Ali, temporaneo. Tale temporaneità sarebbe vincolata alla transizione verso il nuovo assetto statale, stabile e definitivo, che andrebbe a crearsi dopo la fine dei lavori dell’Assemblea Costituente – otto mesi, secondo quanto dichiarato nella stessa Dichiarazione, anziché i preventivati sei – e le elezioni per la nuova Assemblea del Popolo. Quest’ultima fu al centro di un grave scontro istituzionale tra il Presidente e gli altri poteri, poiché il 14 giugno scorso le elezioni politiche vennero dichiarate illegali dalla Suprema Corte e tale sentenza portò, il giorno seguente, alla soppressione dell’Assemblea da poco insediatasi da parte dell’SCFA (che temeva in particolare il controllo parlamentare sui suoi conti, fino a quel momento sotto Segreto di Stato) e tale decisione fu definitiva nonostante i tentati contro-decreti presidenziali.

Questa nuova forzatura da parte di Morsi, che ora si può definire Presidente “legibus solutus“, rientra, appunto, nell’ambito del suo tentativo di definire e allargare il perimetro dei propri poteri, processo che sta dando una piega sorprendente e di lettura difficoltosa a ciò che fu la “Rivolta di Piazza Tahrir”. La differente composizione delle masse che hanno condotto le rivolte cominciate il 25 gennaio 2011, in cui si mischiavano islamici moderati, islamici salafiti (e jihadisti), copti e laici, tutti contro l’establishment politico-militare, non poteva che portare al caos, poiché troppo differenti erano le varie soluzioni per il dopo-Mubarak.

Oggi, come tante altre volte in questi mesi, la piazza è di nuovo infuocata e nuovamente vi sono state delle vittime. Ma, per ora, le forzature di Morsi non hanno provocato problemi interni ai Fratelli Musulmani, il movimento che appoggia il Presidente e che sino ad oggi è stato un fondamentale elemento di stabilità per l’intero Egitto. Addirittura era programmata una manifestazione di supporto a Morsi da parte del Partito di Giustizia e Libertà, braccio politico della Fratellanza, che però poi è stata annullata proprio per evitare di esasperare lo scontro.

Ciò che traspare, sia con questa forzatura contro il potere giudiziario che con quella nei confronti dell’elite militare di agosto, è che a livello istituzionale, in realtà, Morsi stia trovando meno resistenze del previsto dai diretti interessati. Esattamente come quando sostituì i vertici delle Forze Armate, rei di pessima gestione militare dopo un attacco da parte di miliziani jihadisti nel Sinai – momento in cui in molti si aspettavano un putsch militare di risposta imminente – le resistenze della Suprema Corte non sono state, fino ad ora, di rilievo. Dopo un incontro di 5 ore tra Morsi e alcuni suoi membri in cui ha descritto gli elementi fondamentali e le motivazioni del suo decreto, da parte dei giudici non c’è stata alcuna dichiarazione: il che, di fatto, è un sostanziale nulla osta.

Comunque, nonostante il provvisorio placet della Corte Costituzionale, occorrerà verificare che alla prova dei fatti il provvedimento sui pieni poteri presidenziali sia davvero una disposizione transitoria. Ad ogni modo, l’evoluzione (e non la rivoluzione) egiziana prosegue a tappe forzate. Mohamed Morsi, nonostante si trovi alla presidenza quasi per caso, si sta rivelando una guida dal pugno di ferro e dalle idee piuttosto chiare di come dovrà essere il nuovo Egitto. Una Repubblica legittimata, sì, dal voto democratico, ma non così tanto diversa da quella amministrata dal potere assoluto dei militari. Un Egitto a misura dei Fratelli Musulmani, con a guida il suo Re Sole, per niente simile a quello immaginato dai blogger che guardavano all’Occidente, ma in fondo anche decisamente diverso da quello immaginato dai salafiti di Alessandria.


Autore: Antonio Mastino

Classe 1983, viene dalla ridente isola di Sardegna. Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, ha formato la propria esperienza nell'analisi internazionale al Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali, curando in particolar modo gli scenari geopolitici dell'Africa Sub-Sahariana e dell'Estremo Oriente.

One Response to “Morsi presidente “legibus solutus”. Fino a quando?”

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] scontri al Cairo tra polizia e manifestanti contro decreto MorsiAgenzia di Stampa AscaLibertiamo.it -euronews -Wuz. Cultura&Spettacolotutte le notizie (121) »   […]