Cronaca di una chiusura annunciata. L’Ilva è sequestrata, il ministero pure

di CARMELO PALMA – La cronaca della chiusura annunciata dell’acciaieria più grande d’Europa e della conseguente rottamazione dell’industria siderurgica italiana è giunta alle pagine finali. Per scongiurare un esito prevedibile fin dal momento in cui l’autorità giudiziaria dispose, in via cautelare, il blocco dell’attività produttiva nelle aree a caldo, non bisogna attendere che la giustizia faccia il suo corso. Lungo la via tracciata dai giudici di Taranto, si arriverà alla chiusura definitiva, ben prima che alla sentenza definitiva.

La realtà di questa vicenda eccede evidentemente il contenuto della sua attualità, in senso stretto, giudiziaria.  Anche la “legalizzazione” degli impianti e la liberazione dei tarantini dal drammatico trade off tra lavoro e salute – che è problema di giustizia quanto altri mai – non è questione che si possa discutere e risolvere nell’anticamera di un gip e a valle di un’indagine chiamata per molti a vendicare le colpe dei padroni. Dal sequestro giudiziario all’esproprio proletario, come di fatto chiede la Fiom. Dalla rottamazione giudiziaria dei Riva alla nazionalizzazione coatta della siderurgia italiana.

Le accuse che hanno raggiunto la proprietà e il management aziendale sono gravissime. Ma non sono le accuse né l’indagine in sé a comportare il blocco delle attività.  L’evidente conflitto di potere tra il governo e i giudici di Taranto che ha innescato il final countdown sulla chiusura dello stabilimento deriva dal fatto che l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata dal Ministero dell’Ambiente e a cui si lega non solo l’utilizzo, ma lo stesso risanamento degli impianti, non è considerata né vincolante, né a quanto pare rilevante dalla Procura. Non c’è dunque alcun conflitto tra i principi di diritto e le ragioni di fatto. C’è un conflitto di attribuzioni, poteri e diverse e non sovraordinate “legalità”.

La ricerca di una “convergenza parallela” tra le prescrizioni amministrative e quelle giudiziarie sugli impianti dell’Ilva non è né agevole, né in teoria possibile Senza il dissequestro degli impianti (e delle produzioni realizzate in violazione del blocco imposto dal gip), è di fatto sequestrato anche il diritto e il potere del governo di intervenire. La vicenda nei suoi termini essenziali è semplice, anche se drammatica. E ha ben poco a che fare coi pregiudizi innocentisti e colpevolisti e con la preoccupazione con la sorte degli indagati.

Di certo però il governo non può persuadere i Riva a riaprire l’Ilva, se non riesce a impedire alla magistratura tarantina di continuare a chiuderla.

Twitter: @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Cronaca di una chiusura annunciata. L’Ilva è sequestrata, il ministero pure”

  1. lodovico scrive:

    per il procuratore di Taranto Franco Sebastio – nel procedimento ILVA viene alla luce chiaramente che il diritto alla vita e alla salute non accetta compromessi di sorta e tutti devono cedere il passo. Anche il diritto al lavoro».
    Posizione costituzionalmente corretta: il “diritto” al lavoro (art.1) è un “diritto potenziale” di rango inferiore. E’ un qualcosa che non esiste ancora ma che si può nominare. Abbiamo fondato una repubblica su una speranza -il lavoro, ma la vita e la salute sono diritti universali. Sotto questo profilo si dovrebbe riformulare l’articolo 1 nel modo seguente: l’Italia è una repubblica democratica fondata sulla vita e sulla salute (dei cittadini). Anche questi sono” diritti potenziali” ma avremmo fatto felici molti magistrati. Il che non è poco.

  2. Marco Galliano scrive:

    Pannella ha affermato:

    “Non vorrei che in questi giorni passi totalmente inosservata, come fatto compiuto ed indiscutibile, la decisione del Governo che dissequestra gli impianti inquinanti dell’Ilva, sequestrati da un gip per fermare il disastro in corso”. Lo ha affermato Marco Pannella questa mattina ai microfoni di Radio Radicale, commentando la decisione del Presidente della Repubblica di firmare il decreto cosiddetto “Salva Ilva”.

    Pannella ha poi sottolineato quanto non possa passare per “normale e accettabile” l’immediatezza del beneplacito arrivato dal Presidente della Repubblica su di “una decisione eversiva che vede il massimo magistrato dello stato troppo esposto”.

    “Mi auguro – ha proseguito Pannella – che un dibattito e una presa di coscienza si manifesti. Come Radicali abbiamo una storia che ci impone degli obblighi da rispettare”. Tornando ancora a rivolgersi al Presidente della Repubblica, Pannella ha proseguito :”Si arrivi presto a constatare che tutta questa abilissima costruzione politica sta forse per far precipitare il nostro Paese in una spaventosa crisi di legalità. La farina del diavolo va in crusca, quando la politica crede davvero di potere tutto contro ogni diritto”. “

Trackbacks/Pingbacks