Le primarie del Pd mostrano come la sinistra italiana sia entrata nel modo peggiore nella Seconda Repubblica (la “gioiosa macchina da guerra”), ma ne stia uscendo in quello migliore, attraverso primarie vere. Ma è pur sempre la sinistra italiana, condizionata dalla CGIL, conservatrice e desiderosa di archiviare Monti e soprattutto il montismo, cioè il coraggio delle riforme difficili contro le facili illusioni per tornare ad un socialismo anacronistico, che rassicura, ma non funziona, come dimostra in Francia il fenomeno Hollande.

Per il resto nel sistema politico italiano non c’è comunque nulla da conservare, ma tutto da ricostruire secondo progetti nuovi. Nulla di buono per il futuro uscirà dalla resa dei conti interna a quel che resta del PdL, che è rimasto prigioniero della biografia di Berlusconi e oggi partecipa senza possibilità di scampo al suo triste tramonto.  Questa è però una ragione in più per costruire un progetto politico nuovo rivolto in primo luogo agli elettori orfani della rivoluzione liberale, forse mai voluta e sicuramente tradita; elettori che riconoscono indubbi meriti a Mario Monti non solo per avere reso l’Italia più rispettabile e rispettata di fronte ai mercati e agli interlocutori internazionali, ma per avere riaperto – pur tra mille resistenze e battute d’arresto –  il dossier di riforme necessarie che l’Italia, da destra, come da sinistra, considerava politicamente troppo costose o impossibili.

Se quanti fanno politica e quanti si candidano a farla fuori dallo schema coatto – o con Berlusconi o con la sinistra – degli ultimi vent’anni sapranno unire le forze, sarà possibile offrire al Paese e ai milioni di elettori in fuga da questo sistema dei partiti un’alternativa vera, a vocazione maggioritaria. Quanti ritengono che Monti e la sua agenda siano una prospettiva necessaria per il governo dell’Italia anche nella prossima legislatura prenderanno in considerazione solo un’offerta politico-elettorale nuova e adeguata a questa ambizione, distinta e alternativa tanto a quella del Pd quanto, a maggior ragione, a quella tardo berlusconiana. Ma il tempo è poco e le resistenze – temo – molte.