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Speziale sarà anche colpevole, ma Arcidiacono no

– Qual è il confine tra giusta sanzione per un atto arbitrario, illecito ed a rischio di conseguenze per l’ordine pubblico, e lesione della libertà di espressione?  Può un’ opinione essere travestita da incitamento alla violenza, e se sì, quando? E quando si corre il rischio che una opinione si trasformi, illegittimamente, in reato d’opinione?

Su La Gazzetta dello Sport del 17 novembre si legge:

«Per la maglietta pro Speziale, Daspo di 3 anni ad Arcidiacono. Aveva mostrato la maglia a favore dell’assassino dell’ispettore Raciti con la scritta “Speziale innocente”: il Questore di Catanzaro, Guido Marino, terrà il giocatore del Cosenza lontano dagli stadi»

Proviamo a tradurre: Pietro Arcidiacono, catanese, è un calciatore del Nuovo Cosenza (l’ex glorioso Cosenza), formazione che milita in serie D. In questa serie si guadagnano pochi soldi, ma comunque è un lavoro. Dopo aver segnato un gol contro il Sambiase, Arcidiacono corre a festeggiare, passa per la panchina dove il fratello, anch’egli calciatore,  gli dà una canottiera bianca con su scritto “Speziale innocente”, Arcidiacono se la infila … e festeggia così. A destra e a manca partono le richieste di giustizia sommaria. Bisogna dargli una punizione esemplare.  Due giorni dopo il questore di Catanzaro, Guido Marino, gli rifila un DASPO della durata di tre anni. DASPO è un acronimo, vuol dire “divieto di accedere alle manifestazioni sportive”, è il provvedimento che si applica ai tifosi violenti, a quelli socialmente pericolosi. In poche parole Arcidiacono non potrà entrare in uno stadio per i prossimi tre anni. Dovrà cambiare lavoro.

A questo articolo tocca una “premessa”, per evitare interpretazioni pretestuose. Lo sappiamo tutti, appassionati e non. Il tifo calcistico è un simbolo bifronte. Da un lato la passione sportiva e l’espressione di energie in una forma socialmente lecita, fertile e condivisibile (il tifo “sano”), dall’altro (il tifo “insano”) una modalità espressiva delle discrasie e dei conflitti sociali nello loro accezioni di conflittualità sociali, irrisoluzioni identitarie, sclerotizzati razzismi come fuga chimerica dall’incapacità, o impossibilità, di compiersi  nella propria vita, pulsionalità estruse(di  vario tipo e genere), indifferenziata ignoranza, ideologie parapolitiche travestite da passione calcistica ecc. ecc. Sia dietro il tifo sano, sia dietro quello insano agiscono stimoli e forze psichiche che trovano la propria metafora e “liberazione” nelle formule e nelle modalità del tifo. Il calcio, come tutte le attività rituali, è una delle tante metafore e parafrasi simboliche  che l’uomo esperisce nella sua logica sociale, tribale, psicologica. E siamo tutti d’accordo sul fatto che il tifo insano sia una piaga sociale, e in quanto tale va individuata, capita, curata, estirpata, con intelligenza, quando si può con le buone, e quando proprio  non si può con le buone allora … con le cattive o meglio, draconiane maniere. Contro la violenza nessuna tolleranza. Bene. Finita la premessa.

A questo punto possiamo scrivere …senza il rischio di essere pretestualizzati o strumentalizzati .

Sappiamo tutti cosa è accaduto a Catania il 2 febbraio del 2007. Era il giorno del derby Catania – Palermo. Gli scontri tra ultras (in senso generico) del Catania e del Palermo iniziano prima dell’incontro. Vanno avanti durante. La polizia prova a disperdere chi si picchia fuori allo stadio. Due lacrimogeni arrivano tra gli spalti e l’arbitro interrompe la partita. Si riprende a giocare. Il Palermo vince 2 a 1. Dopo l’incontro gli ultras del Catania attaccano le forze dell’ordine. Gli scontri nei dintorni dello stadio sono violenti. Muore un poliziotto. E’ il capo del X° reparto mobile della polizia (di Catania). E’ l’ispettore capo Filippo Raciti. E’ da tutti considerato un uomo buono, una persona seria, un poliziotto per bene. Raciti muore a 40 anni, lascia la moglie, una figlia di 15 ed uno di 8 anni.  Prima si pensa che sia stato ucciso da una bomba carta lanciata dai tifosi, poi si scopre che la morte è provocata dallo spappolamento del fegato, a causa di un corpo contundente. Poi partono le indagini. Alcuni ultrà del Catania vengono arrestati. Il principale indagato indiziato di omicidio si chiama Antonio Speziale.

Nei  giorni scorsi la sentenza definitiva della Cassazione. Antonio Speziale è stato condannato a 8 anni per omicidio preterintenzionale. Un altro ultras catanese, Antonio Michele, è stato condannato, per correità con Speziale, a 11 anni di reclusione.

La sentenza Speziale è una sentenza controversa: la linea della difesa è che  Raciti sia morto a causa di un collega che guidando, veloce e in retromarcia, un mezzo della polizia lo ha colpito arrecandogli il trauma al fegato. Questa ipotesi è suffragata dai filmati delle telecamere dello stadio, dall’orario della morte, e dalla  perizia del Ris di Parma che dimostra che la presunta arma del delitto,  il lavello che Speziale avrebbe lanciato  contro Raciti, è troppo leggero per causare gravi danni fisici.

A questo punto. Speziale è in galera, e bisogna pur avere fiducia nella giustizia. Ma gli interrogativi rimangono.

Ma affermare, come ha fatto Arcidiacono, “Speziale innocente”, può essere considerato un atto che possa istigare alla violenza? O a disordini? Si può affermare che, come molti hanno detto, sia offensivo nei confronti della morte di Raciti? Si può affermare che sia una chiamata, in codice, una sorta di endorsment nei confronti della violenza e del teppismo calcistico? In poche parole, mi si può sospendere dal lavoro perché ho espresso un parere che per alcuni sarà indubbiamente improvvido (per i parenti di Raciti, odioso) ma che rimane pur sempre un parere?

Arcidiacono e Speziale, entrambi catanesi, erano amici, ma questo non conta. Un cittadino può  e deve esprimere il suo proprio libero parere, pur se scabroso, senza che nessuna questura o federazione possano permettersi il lusso etico di sanzionarlo. Punto. Poi farà i conti con la coscienza, poi gli potremmo pure dare dell’idiota o dell’avventato, ma sono fatti suoi se lo è.

Una buona notizia c’è. Proprio mentre sto scrivendo l’articolo è uscita una agenzia che comunica che il questore di Catanzaro  ha sospeso il DASPO inflitto al calciatore, con questa motivazione: «Considerato che è l’attività lavorativa dalla quale il calciatore trae i mezzi di sussistenza, autorizza lo stesso alla preparazione fisica e atletica e a disputare, se convocato, le gare del Cosenza calcio». Quando le istituzioni cambiano idea … hanno il coraggio di cambiarla … è sempre un buon segno. Se l’avessi saputo prima non avrei scritto l’articolo.

Ma Arcidiacono, comunque, non può tornare a giocare. Per fare il paro con la legge  la Federazione Italiana Gioco Calcio lo ha sospeso  per otto mesi perché il suo atto può: «sollecitare nei soggetti più deboli ed influenzabili riprovevoli ed aberranti spiriti di emulazione».  Alè.

Cara Federazione, cari amici potenti dello sport, reprimere le idee non è né educativo, né rieducativo, né olimpico. E così facendo i “soggetti più deboli ed influenzabili” avranno un loro martire – in nome del quale sfasciare gli stadi.

P.S.

Prima che qualcuno dei lettori stia per dire : «ma come, quest’articolo difende i tifosi violenti! Ma come! Con quello che hanno combinato ieri a Roma!», lo pregherei di rileggere  la “premessa” dell’articolo.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “Speziale sarà anche colpevole, ma Arcidiacono no”

  1. marco scrive:

    Il perbenismo fa più danni della frustrazione, perché questa è emotiva, la prima è segno di ignoranza e arroganza. Fin quando ci sarà la convinzione di imporsi in quanto migliori degli altri, ci sarà sempre ingiustizia e, di conseguenza, disordini.

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