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Produttività. Il No della CGIL dice come finirà Bersani, cioè male

C’è una morale politica che ha senso trarre dall’accordo separato sulla produttività, che le parti sociali hanno saputo costruire a costo di rompere con la CGIL, sempre con un piede dentro e uno fuori da qualunque trattativa politicamente sensibile.

Nella CGIL comanda la Camusso, ma decide Landini. Anche la catena di controllo del consenso bersaniano parte dal “nocciolino duro” della Fiom (se ne avrà l’ennesima conferma alle primarie Pd) e non si può emancipare senza mandare a gambe all’aria l’equilibrio precario della cosiddetta sinistra di governo. La golden share del futuro esecutivo rischia così di essere nelle mani della sinistra d’opposizione. La “minoranza metalmeccanica” controllerà la maggioranza parlamentare.

Ovviamente il Pd non ha chiuso all’accordo quanto la CGIL, perché non è questo il suo ruolo. Battere un colpo al cerchio della responsabilità e uno alla botte del consenso lo rende un interlocutore tanto rispettabile quanto disponibile a pronunciare i no che contano e di cui la “vera” sinistra presenterà a Bersani il conto dopo averlo accompagnato a Palazzo Chigi e avergli levato dai piedi Renzi e neutralizzato Vendola, in questo collateralismo capovolto per cui è il partito a diventare cinghia di trasmissione del sindacato e non viceversa.

Bersani come capo dell’esecutivo dovrebbe amministrare, ma anche sabotare l’accordo chiuso ieri sera, molto concedere al timore di una deflazione salariale punitiva e qualcosa pretendere perché la retorica “produttivistica” della CGIL si leghi almeno in parte ad un recupero di produttività, che non riguarda solo il lavoro, ma anche il lavoro. Bersani non può divorziare dalla Cgil, ma non può neanche divorziare dalla realtà. E quindi, se le cose andranno come devono andare e come madame Camusso lavora perché vadano, si barcamenerà come fece Prodi per ben due volte e in entrambe arrendendosi all’evidenza di non poter tenere insieme il cavolo del progresso economico e la capra del “progressismo” ideologico.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

4 Responses to “Produttività. Il No della CGIL dice come finirà Bersani, cioè male”

  1. Incrementare la produttività ed avere un po di paga (per non essere alla 4 settimana per comprare la spesa) no per vuol dire che alcuni operai sono licenziati, più ci sono licenziati meno soldi da spendere quindi il serpente mangia la sua coda finchè morto.

    Non mi piace Camusso e nessun dei sindacati, meglio i cobas, ma questa minestra lo ha cucinato monti col l’assaggio di napoli-tano “E’ un fatto importante, ma mi auguro un riavvicinamento perchè è importante non manchi il contributo della Cgil”, ha commentato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    Bonanni dice “I lavoratori ci guadagneranno meno tasse, tre volte meno, e ci guadagneranno anche i disoccupati e le aziende” a questo ma gli metto in faccia una torta di merda.

    Carmelo, qual’è la tua “morale” di questo post (articolo?), madame Camusso & monsieur Bersani “il cavolo del progresso economico e la capra del “progressismo” ideologico”? Carmelo parla con tua mamma e magari ti sconsiglia di non fare un lavoro di politica, puoi solo fare in pubblicista.

  2. lorenzo scrive:

    Impeccabile, come sempre! Ve lo immaginate Landini come Ministro del Lavoro e/o principale ispiratore. In questo paese andando avanti così resteranno solo pensionati e macerie.

  3. marcello scrive:

    Prodi l’hanno affossato quei malfattori di Mastella e Dini.

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