Un partito montiano, cioè unitario

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Al contrario di quanti sono pronti a fare delle prossime elezioni una sorta di esorcismo collettivo o un esercizio di rimozione destinato ad infrangersi contro il muro della realtà e delle perduranti insidie della crisi italiana, c’è chi ritiene e sostiene apertamente (per usare le parole del Ministro Riccardi) che il governo Monti non è la fine della Seconda Repubblica, ma l’inizio di un nuovo ciclo politico e che la svolta impressa nell’azione di governo – e spesso gravemente rallentata, sui principali dossier, dalle resistenze della maggioranza parlamentare – è a tutti gli effetti il capitale politico più ingente e prezioso di cui l’Italia oggi dispone.

Quanti condividono questo giudizio, che è impegnativo e tutt’altro che conformistico, se non altro perché decisamente minoritario all’interno del mondo politico, sono quindi attesi ad una sfida elettorale difficile. D’altra parte, come è abbastanza evidente dall’indisponibilità dichiarata sia da parte del PD che del PdL alla prospettiva di un Monti-bis e all’ancoraggio del futuro esecutivo ad una piattaforma montiana, è evidente che la sfida non è solo di credito, ma di consenso e che i voti montiani di qui in poi andranno contati, e non solo pesati.

Da questo punto di vista, la questione del “cosa” e quella del “come” indissolubilmente si legano. Lanciare un messaggio di unità e responsabilità al Paese senza trovare la forza di unire sotto un solo simbolo gli artefici di questo disegno sarebbe a mio avviso un errore grave non solo sotto il profilo dell’immagine; e lo sarebbe in uguale misura per i politici e i non-politici, per Fini e Casini con i loro rispettivi partiti e per Montezemolo e gli altri animatori di “Verso la Terza Repubblica”.

Se una prospettiva montiana non riesce ad unire i suoi sostenitori e aspiranti protagonisti, più difficilmente potrà unire e persuadere i suoi potenziali elettori. È questa – assai più della disponibilità di Monti a capitanare l’avventura elettorale – la questione più urgente e sensibile. Il problema non è solo di organizzazione, ma di credibilità. Quella di marciare divisi per meglio colpire uniti rischia di essere un’illusione: se l’obiettivo è quello di legittimare democraticamente la continuità di governo, anche a prescindere dalle scelte future del premier, l’ognun per sé elettorale rischia gravemente di indebolire questo tentativo.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

3 Responses to “Un partito montiano, cioè unitario”

  1. La prospettiva montiana è conservatore del peggio.

  2. Giorgio Frabetti scrive:

    A mio modestissimo avviso, sul Monti-bis siamo nel pieno GIUOCO DELLE PARTI di pirandelliana memoria. Nell’universo del cd “centro” (in cui, per semplificazione, e mi si perdonerà, pongo anche IF e FID) c’è una apparente difformità di toni e di vedute: Montezemolo, in sintonia di Casini, propone con convinzione il Monti-bis; Giannino sta prendendo in parola le suggestive teorie di Zingales sul “neopopulismo” e sta cavalcando parte della Sinistra che guarda verso Renzi. Ma la divisione è di forma o di sostanza? Tutti credo sono consapevoli, che, con gli equilibri europei attuali e con i problemi di GOVERNANCE UE, i partiti PD e PDL non abbiano l’investitura necessaria per governare da soli (a meno di non tornare ad una tempesta dello SPREAD tipo quella di agosto 2011). Quindi, a rigore, una soluzione tipo Monti-bis sarà obbligata. Personalmente ho molti dubbi che Monti sia riproponibile, e per motivi tecnici: se i partiti che lo esprimevano non raccolgono i voti necessari e se la lista Montezemolo non supera il 4-5%, l’ipotesi Monti è bruciata EX SE. E’ uno scenario verosimile ed è per questo che io sono molto scettico sulla concreta proponibilità di Monti come “simbolo elettorale” alle prossime elezioni. Ma dal Governo Tecnico non si scappa. A questo punto, non ha importanza che a ricoprire il posto di PREMIER ci sia Tizio al posto di Caio o viceversa. A questo punto, è essenziale che gli uomini che oggi incarnano la volontà di cambiamento da Giannino, Zingales etc. sappiano proporsi come GARANTI e AZIONISTI presso l’opinione pubblica di un simile Governo “tecnico”, surrogando, con i movimenti di opinione, la problematica (e per me sostanzialmente assente) investitura parlamentare. Mi si può obiettare che lo scenario è bizzarro; ma personalmente credo che poche cose torneranno normali dopo il 2013 …. Grazie e scusate la lunghezza.

  3. monti e i montiani te li voti te. io no di certo.

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