Repubblicani USA: quale strategia per il voto delle minoranze?

– Secondo molti osservatori, tra le ragioni della sconfitta di Mitt Romney alle presidenziali americane c’è stata la scarsa capacità dei Repubblicani di coinvolgere nella propria campagna le minoranze etniche, a fronte di dinamiche demografiche che stanno rapidamente modificando i connotati razziali degli Stati Uniti.

I bianchi, certo, sono ancora maggioranza; rappresentano il 72% dell’elettorato. Ma è possibile vincere le elezioni americane prevalendo solamente nel “voto bianco”? Per ora teoricamente sì, in quanto i Repubblicani stanno progressivamente accrescendo il proprio vantaggio nell’ambito della popolazione di origine europea.
In altre parole l’aumento del peso relativo delle minoranze rispetto al totale dell’elettorato sta venendo compensato da un progressivo slittamento dell’America bianca verso il Partito Repubblicano. Quest’anno tra i bianchi Romney ha battuto Obama in maniera decisa: 59% a 39%.

E’ difficile, tuttavia, negare che il GOP dovrà porsi in maniera urgente la questione di competere in modo più convincente per i voti delle minoranze.
In effetti, non è affatto detto che il suo sfondamento presso i bianchi possa proseguire indefinitamente. E’ realistico che si possa arrivare ad una soglia fisiologica oltre la quale i Repubblicani non potranno andare ed in tal caso i trend della demografia potrebbero compromettere definitivamente le chance del partito dell’elefante a livello federale.

Ma, anche se la “destrizzazione” dell’elettorato di origine europea andasse avanti, lo scenario che ne deriverebbe non sarebbe dei più desiderabili dal punto di vista della tenuta complessiva del paese. Si andrebbe di fatto a consolidare un bipolarismo etnico, con un partito dell’etnia maggioritaria ed un partito delle etnie minoritarie – per certi versi uno scenario “sudafricano” – con il rischio di un pesante gap di rappresentanza tra il partito vincente e la parte del paese perdente.

Se, per tante ragioni storico-culturali, il voto nero in America non appare ragionevolmente contendibile, i più concordano che ispanici ed asiatici possono essere conquistati al voto repubblicano – e questo è particolarmente strategico dato che si tratta proprio dei due gruppi che sono destinati in prospettiva a crescere maggiormente in termini numerici.
E’ però necessario che la destra americana modifichi la propria filosofia di comunicazione che in questo momento risulta troppo orientate alla rassicurazione dell’elettorato più tradizionale del partito.

In realtà due sono le strategie che finora i Repubblicani hanno provato a mettere in campo per parlare ai non bianchi, ma nessuna delle due si è rivelata realmente efficace nel lungo periodo.
George W. Bush, in particolare, ha inaugurato un “conservatorismo compassionevole” che ha provato a ritagliare un messaggio ad hoc per le minoranze, diverso da quello classico del GOP, e con una forte connotazione solidaristica-assistenziale. Effettivamente, con questo tipo di campagna, Bush jr. ha ottenuto nel 2004 il miglior risultato di sempre dei Repubblicani presso ispanici e asiatici, ma si è trattato di un successo effimeronel 2008 molti di quei voti si erano già allontanati.
In ogni caso, se le incursioni nel voto latino ed asiatico rendono necessario annacquare molte tra le policy più importanti, allora non si può dire che la strada sia la più giusta, almeno se quello che interessa non è tanto la sopravvivenza del Partito Repubblicano in quanto tale, bensì del suo corpus ideologico.

La seconda possibile strategia di approccio al voto delle minoranze è invece cara soprattutto ai settori della destra religiosa e punta a vincere ispanici, neri ed asiatici sui temi del conservatorismo sociale. Il concetto di base è semplice: gli ispanici sono cattolici, alcuni gruppi neri sono molto religiosi e gli asiatici sono pure molto conservatori dal punto di vista della morale familiare e sessuale. Quindi i Repubblicani possono trovare un punto di incontro con i vari gruppi etnici sul terreno della morale e del tradizionalismo.
Si tratta di una visione che è condivisa, ad esempio da think-tank conservatori quali l’Edmund Burke Institute che si propone “di forgiare un’alleanza con i tradizionalisti afroamericani che vogliono costruire famiglie sane” e con “milioni di ispanici diligenti e di talento che hanno un’eredità cristiana e tengono cara la tradizione”.

Il punto debole di questa linea d’azione – che peraltro ha la sua coerenza in termini ideologici – è che può risultare difficile portare avanti politiche di apertura dal punto di vista razziale, quando gli elementi su cui le si fondano sono da certi punti di vista di chiusura rispetto ad altre dinamiche di innovazione sociale.
Insomma se l’immagine di partito che viene fuori è “bacchettona”, magari ostile agli omosessuali o alle donne single, il rischio è che anche la predisposizione ad accettare un’effettiva diversità etnica possa essere messa in dubbio.

La sensazione, semmai, è che i Repubblicani dovrebbero attenuare il proprio social conservatism se vogliono presentarsi in modo più credibile come una forza politica non “nativista” ed autenticamente plurale. C’è bisogno, in altre parole, di fornire un’immagine più rilassata ed in generale più tollerante. Al tempo stesso, per rivolgersi alle minoranze etniche, la via maestra dovrebbe essere quella di formulare un messaggio centrato sui princìpi della libera iniziativa e del libero mercato – un messaggio che non sarebbe per niente incomprensibile per tanti immigrati che si contraddistinguono per il loro spirito di iniziativa e la loro dedizione al lavoro.

E’ su questi temi che il GOP dovrebbe provare a costruire un punto di incontro con settori sempre più determinanti del paese, con l’obiettivo di far sì che nei prossimi anni la diversità razziale renda l’America più e non meno americana.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

One Response to “Repubblicani USA: quale strategia per il voto delle minoranze?”

  1. romain scrive:

    articolo da condividere, e infatti ritengo che se il GOP avesse presentato come candidato vice un esponente delle influenti minoranze come Marco Rubio della Florida o Jindal della Lousiana, avrebbe ricevuto qualche voto di più e chissà…

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