– Il codice di procedura penale del 1989 nasceva con l’idea di avvicinare il processo penale italiano a quello americano, il progetto era quello di attuare la trasformazione da processo inquisitorio a processo accusatorio. Tuttavia qualcosa è andato storto  ed il sistema penale del nostro Paese è diventato celebre, oltre che per i contrasti tra politica e magistratura inquirente, per i ritardi e le incongruenze.

Partiamo da uno dei punti più delicati e allo stesso tempo dolorosi del processo all’italiana: il patteggiamento. Questo rientra nei cd. riti alternativi che avrebbero dovuto snellire il processo impedendo che si arrivasse a dibattimento in tutti i procedimenti aperti. Negli Stati Uniti questo sistema funziona molto bene, la quasi totalità (90%) delle inchieste si risolve infatti con il plea bargaining, ossia l’assunzione di responsabilità dell’inquisito per il fatto di reato contestato con conseguente accordo tra difesa e accusa sulla pena da irrogare. Niente dibattimento, niente prove contestate, processo chiuso in tempi brevissimi. A questo si aggiunge il principio di fondo per il quale non si scappa dalla giustizia con salvacondotti processuali, ma si siede di fronte al giudice per dichiarare la propria colpevolezza se si è consapevoli di essere tali.

Nel patteggiamento di casa nostra invece l’imputato non è tenuto a dichiarare la propria colpevolezza, pur accettando di scontare una pena. Questo poi non è ammesso in tutti i casi, ma solo per reati che prevedono una pena inferiore ad un certo ammontare di anni di reclusione e vi è anche la possibilità di ricorrere in Cassazione contro il patteggiamento ritardando il passaggio in giudicato della sentenza. Tutto ciò si ripercuote anche sull’efficacia della sentenza penale nei connessi giudizi civili o amministrativi. Al di là delle storture normative specifiche del patteggiamento, esso non funziona soprattutto per un difetto generale del sistema.

Prima di tutto in Italia è molto facile e quindi è conveniente impugnare la condanna piuttosto che dichiararsi colpevoli in apertura del processo. Contro ogni sentenza è possibile proporre appello e dopo di questo, per motivi di legittimità, si può ricorrere in Cassazione. Il terzo grado non è difficile da ottenere considerando che tra le opzioni per il ricorso alla Corte Suprema vi sono anche la mancata assunzione di una prova e l’illogicità della motivazione della sentenza. E’ inoltre importante considerare che il giudicato, e quindi l’esecuzione della pena, sopraggiungono solo ed esclusivamente quando non è più possibile impugnare in alcun modo.

In America, ad esempio, non è possibile impugnare contestando la motivazione della sentenza (che non viene mai comunicata dalla giuria) ma solo elementi di fatto ed inoltre ogni richiesta di appello viene valutata nella sua ammissibilità. In pratica si celebra l’appello solo in presenza di nuove prove o di errori procedurali in primo grado. Con ciò sono escluse la gran parte delle motivazioni alla base dei ricorsi in appello in Italia. Inoltre la condanna di primo grado è immediatamente esecutiva nel sistema americano, quindi il condannato inizia subito a scontare la pena, elemento che disincentiva l’appello per evitare che la sentenza passi in giudicato come avviene in Italia. A questo si aggiunge che nei sistemi anglo sassoni non esiste il principio del divieto della reformatio in peius per l’impugnazione del condannato quindi c’è la possibilità che nel secondo grado sia irrogata una pena maggiore rispetto al primo.

Per quanto riguarda l’accusa inoltre non è possibile impugnare in secondo grado le sentenze di proscioglimento. Un passo in avanti per il processo penale italiano sarebbe quello di disincentivare il ricorso alle giurisdizioni superiori, ad oggi statisticamente eccessive rispetto ad ogni altro Paese dell’occidente, adeguando la disciplina processuale italiana a quella anglo-americana con l’introduzione di un giudizio di ammissibilità in capo al giudice del secondo grado relativo ai motivi alla base del ricorso in appello e dell’eliminazione del divieto della reformatio in peius.  Tutti questi provvedimenti alimenterebbero l’utilizzo del patteggiamento con una conseguente forte riduzione dei dibattimenti con risparmio di tempo, denaro e stress emotivo per le parti.

Qualcuno potrebbe pensare che si stia immaginando un sistema depauperato dal garantismo, ma in successivi articoli spiegherò che non è così. Basta semplicemente considerare che in Italia si va in galera prima che sia celebrato il processo piuttosto che dopo, con notevole pregiudizio per il cittadino che almeno fino a sentenza è considerato innocente ed invece passa i suoi giorni dietro le sbarre, e guadagno per i colpevoli che troppo spesso non scontano le condanne grazie al sistema delle impugnazioni e soprattutto per intervento della prescrizione. Di questo tratteremo nel prossimo pezzo.