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Israele/2. Il principale ostacolo alla pace è il fanatismo

– Si è tornato a parlare di Palestina, ma non perché è scoppiata la guerra: con decine di razzi sparati da Hamas ogni giorno per anni, questa c’è sempre stata. La notizia è che Israele ha ricominciato a rispondere al fuoco. Per i pacifisti la guerra non esiste se a sparare non sono israeliani o americani: delle centinaia di razzi, che ormai raggiungono Gerusalemme e Tel Aviv, non importa a nessuno.

Cosa farei al posto di Netanyahu? Purtroppo non potrei fare nulla per la pace, e mi dovrei limitare a salvaguardare la sicurezza dei cittadini: un insoddisfacente surrogato della pace, ma sempre meglio che lasciarli saltare in aria.
Il Muro ha pressoché eliminato i terroristi suicidi, ma non i razzi.
Per questi, occorre impedire ad Hamas di averne di più e di migliori, ad esempio con l’embargo militare, cosa difficile con il nuovo Egitto post-Mubarak, più vicino al fondamentalismo islamico.
Fare pace con Hamas è un’illusione degna dell’Accordo di Monaco: vuol dire andare contro lo Statuto, l’ideologia, e la raison d’être di Hamas e dei suoi sostenitori, come l’Iran. Se con Fatah è possibile almeno negoziare, con Hamas non si può neanche discutere, tant’è che, all’ultima serie di rituali diplomatici tra Israele e Fatah nel 2010, Hamas è “intervenuta” organizzando attentati terroristici per far fallire i negoziati.

Non è pensabile che una forza internazionale possa fermare Hamas: non è servita in Libano per Hezbollah, e nessun paese sacrificherebbe soldati per estirpare un esercito di almeno una decina di migliaia di uomini.
Si può ancora pensare di riuscire a ottenere un accordo, non certo con Hamas, in base al quale Israele riconosce uno Stato Palestinese che promette di combattere i terroristi collaborando con Israele. Questo presuppone che almeno Fatah desideri la pace, ipotesi meno peregrina ma tutt’altro che certa.

Un tale Stato rimarrebbe una cleptocrazia senza possibilità di sviluppo economico, a giudicare dalla reputazione di corruzione di Fatah, e dai consensi ottenuti da Hamas tramite il suo “stato sociale”: non costituirebbe dunque un polo di attrazione per i palestinesi non interessati ai deliri para-nazisti di Hamas. E come dimostrato dalla guerra civile palestinese successiva al 2006, queste forze non avrebbero grosse chance militari contro i ben più organizzati, addestrati ed equipaggiati oppositori.

Israele dovrebbe cogliere opportunità, ad esempio opponendosi ai coloni, anche solo per dimostrare di fare sul serio, e dovrebbe sforzarsi di non dare fastidio a chi non rappresenta un pericolo di sicurezza. Ad esempio, anche se la propaganda ha fatto passare il Muro come una misura segregazionista anziché una efficace misura di sicurezza, lo si sarebbe dovuto costruire, compatibilmente con la sicurezza israeliana, causando il minor fastidio possibile ai palestinesi.

La guerra continuerà a lungo, le cheerleader occidentali del fondamentalismo continueranno a pavoneggiarsi nella loro indignazione a senso unico, Hamas continuerà a tenere in prigionia consensuale Gaza. Israele può minimizzare i rischi per la propria popolazione, con qualunque tattica possa ridurre il potenziale militare di Hamas, nella speranza di un improbabile cambiamento di mentalità dei palestinesi.

Il principale ostacolo per la pace è il fanatismo. Come dice il mio amico Wellesley, “se si riuscisse ad eliminare la retorica anti-occidentale e anti-israeliana si avrebbero soltanto delle normali nazioni con normali interessi, ma finché le masse arabe ci credono, non ci sarà mai nessun vero passo avanti, perché il fanatismo continuerà a dominare”. A riguardo, anche le cheerleader occidentali del fanatismo dovrebbero farsi un esame di coscienza: la mitologia della Palestina, parte inestirpabile dell’immaginario collettivo politicamente corretto, è essa stessa un ostacolo alla pace, perché oltre ai razzi la principale arma di Hamas è la creduloneria dell’opinione pubblica.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

7 Responses to “Israele/2. Il principale ostacolo alla pace è il fanatismo”

  1. Giovanni scrive:

    Voi israeliti mi ricordate la favola di Esopo (il lupo e l’agnello) dove avete sempre ragione voi. Grazie dell’attenzione

  2. Pietro M. scrive:

    “Voi israeliti”

    Lei è un genio. Non so come ha fatto a vedere nelle mie mutande dopo aver letto un articolo. Però mi dispiace informarla che non sono “israelita”. E la prego guardi altrove, potrei imbarazzarmi.

    PM

  3. Piccolapatria scrive:

    Sono israelita tanto quanto lo è Pietro Monsurrò…Giovanni ha fatto la sua sparata di ” giusto benpensante”; non pensa, non riflette gli basta l’ideologico pre-giudizio che lo anima in compagnia di molti, troppi, altri che si ergono sul pulpito a condannare questi ebrei d’Israele colpevoli di volersi difendere dagli attacchi truci dei razzi incessanti di Hamas che, vigliaccamente, glieli lancia da postazioni “civili” nell’intento di porre in atto la distruzione totale del popolo israeliano che ha la colpa di “essere in vita”. Di buono che Israele dispone, per suo merito, di una tecnologia militare avanzata per la quale può anticipare l’arrivo delle armi volanti e salvare le vite umane. Solo gli ebrei “morti e inceneriti ” sono degni di rispetto e di commemorazione per questa brava gente nostrana che ha una piccola attenuante nel fatto che l’informazione su queste vicende è distorta e disonesta.

  4. PIO scrive:

    Mi ricordo che due terroristi avevano fatto veramente la pace.
    erano SADAT E RABIN. Hanno avuto il giorno dopo il premio Nobel per la pace.
    Ma il giorno appresso il secondo è stato ucciso dal suo popolo,
    perchè si era permesso di fare la pace co i palestinesi.

  5. Pietro M. scrive:

    1) è stato ucciso da un terrorista, poi condannato. mentre chi non vuole la pace è maggioritario tra i palestinesi, tra gli israeliani è una minoranza che di norma finisce in carcere

    2) anche Sadat, mi dispiace informarla, è stato ucciso, dagli estremisti islamici. mi sa che un esempio più irrilevante non poteva trovarlo.

    3) ricordo che un’altra volta si andò vicino la pace, ma Arafat si tirò indietro all’ultimo, magari perché temeva di fare la fine di Sadat.

  6. Pietro M. scrive:

    Comunque, Sadat non c’entra nulla col premio Nobel a Rabin, quello del 1978 era con Begin.

    Rabin e Arafat lo presero per gli accordi di Oslo del 1993 da cui come dicevo Arafat si ritirò.

    Sadat fu ucciso da un oppositore perché aveva fatto l’accordo di pace con Israele a Camp David nel 1978, non l’accordo di Oslo. Sadat era già morto da 12 anni.

  7. Cristoforo Z. scrive:

    Egregio Pietro M,lei si sbaglia. Sadat e Begin erano noti chef israeliani. Cioè, Sadat è morto (rip),e di Begin si sono perse le tracce in riva al Giornano, era specializzato nella moltiplicazione delle triglie. Ragion per cui direi che un carciofino alla giudia al ghetto il prima possibile sarebbe auspicabile. Mi faccia sapere.

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