di LUCIO SCUDIERO – Chi ha fondato e sprecato la Seconda. Dai libri di storia – fra qualche anno – Silvio Berlusconi sarà giudicato con lo stesso tono liquidatorio che egli ha riservato alle speranze di riforma, libertà e sviluppo in questi ultimi anni di sua permanenza on stage.  Il ventennio con lui inizia e con lui si dissolve. Non c’è niente che gli somigli – o che ne derivi – che rischi verosimilmente di sopravvivere alla transizione in atto.

Chi ne parassita i resti, e perciò ha interesse a prolungarla spacciandola per qualcos’altro. E’ lo scenario Beppe Grillo, dentro il quale si confondono persone, idee e responsabilità in un’unica indistinta carogna da cui trarre una legittimazione “negativa”. Si è diversi o si è come “loro”, ma per essere diversi da, occorrerà sempre un termine di paragone. Ecco perchè quello di Grillo è uno schema conservativo, ben assecondato da certa stampa che oggi fa dell’antipolitica la stessa operazione di marketing compiuta in precedenza con l’antiberlusconismo. Il successo di questa e altre iniziative ad essa ispirate determinerà l’ennesimo spreco di tempo ed energie di un Paese che non ha nè il primo nè le seconde. Il racconto giornalistico della realtà  e dei valori ad essa sottostanti, il modo in cui esso indirizza l’opinione pubblica, ebbene anche questo è spread.

Chi vive e ragiona come se fossimo ancora durante la Prima. Al riparo dalla competizione economica e geopolitica internazionale, ancora relativamente vicini al momento fondativo e antifascista dell’Italia postbellica. In quel milieu, in un Paese e in relativa costante progressione economica, con il muro di Berlino  a proteggerci dalla realtà, piazza, privilegi spacciati per diritti e consociativismo erano pratica sostenibile perchè capace di essere assorbita dentro uno stato sociale in espansione sebbene a scadenza. La scadenza è arrivata. E io «Questa mattina, mi son svegliato, e ho trovato un bel default».

Chi nella Terza Repubblica ci vuole accomodare le terga ma non lanciarci il cuore, scommettendo sul suo ignoto piuttosto che sulle cattive certezze che erediterà da quella che l’ha preceduta. Nè destra nè sinistra avranno la forza di informarne lo spirito e dettarne l’agenda; candidarsi a fare il baricentro di questa impasse, senza rischiare lo sforzo di superarla con un’iniziativa Paese, unitaria, per le prossime elezioni politiche, sarà spreco di tempo ed energie tanto quanto quello devoluto alle fortune di Grillo, di cui scrivevo più sopra.

Se questo dovesse accadere, va allora aggiunto un ulteriore soggetto tra coloro che avranno paura della Terza Repubblica. E’ il figlio che ancora non ho, ma che ne erediterebbe il fallimento.

La Terza Repubblica non è una faccenda di elezioni. E’ di generazioni.