Verso la Terza Repubblica. Oltre Berlusconi, l’alternativa non è solo tra Grillo e Bersani

di CARMELO PALMA – Il centro del sistema della Seconda Repubblica, Berlusconi, si appresta a diventare il limite esterno di un nuovo arco costituzionale. Può sperare di sopravvivere con un partito della “rifondazione berlusconiana”. Può rifugiarsi nella protesta anti-sistema di cui le tv e la stampa di famiglia stanno già scrivendo il possibile copione. Può rassegnarsi, come vorrebbero i più saggi dei suoi amici, ad una exit strategy meno eroica e “nucleare” di quella che invece s’annuncia.

Berlusconi però potrà portarsi nella fossa il partito, non gli elettori, la “roba” politica che ha accumulato in due decenni di protagonismo tanto rutilante nei toni e nei modi, quanto rinunciatario nei contenuti e nelle scelte di governo, non i voti che ne hanno fatto un leader nazionale e popolare. Quanto resterà politicamente di lui, tanto o poco che sia, è destinato però a rimanere fuori dalla porta della politica che conta e che governa.

La Terza Repubblica, verso cui occorre andare rimediando alle illusioni, ma non rinnegando le speranze della Seconda, non può essere la stagione della politica in un solo campo, quello della sinistra, né inaugurare una sorta di bipolarismo elementare tra politica e antipolitica, cioè nella sostanza tra Bersani e Grillo.

Il tentativo di differenziare il partito berlusconiano da Berlusconi e di salvare il primo dal destino (segnato) del secondo è tanto disperato, quanto inane. Ma la speranza di ereditare – in nome di una parentela e di una contiguità ideologica abbastanza discutibile – un elettorato che c’è ancora da un partito che non c’è più è altrettanto vana e perfino più ingenua. Non basta stare fuori dal PdL e, per così dire, nei suoi paraggi “moderati” per intercettare un elettorato che non è stato sfollato, ma se n’è andato da solo e che non cerca rifugio, ma rappresentanza e che è molto più libero e meno negligente di quanto farebbe pensare il suo amore ostinato per il “mago di Arcore”.

Andare verso la Terza Repubblica significa ristabilire un ordine politico competitivo e non solo consociativo, riorganizzare un campo che le macerie del PdL occupano e rendono in larga parte impraticabile, ma che in termini sociali e culturali non si dissolverà con la fine dell’incantesimo berlusconiano.

Il dibattito politico italiano in quella parte di mondo che è e rimarrà elettoralmente fuori dai confini della sinistra e ovviamente fuori da quelli del PdL si muove invece oggi tra due opposti “impossibili”.

Il primo “impossibile” è quello della continuità dell’ordine politico secondo-repubblicano, con le sue divisioni tradizionali e le sue appartenenze residuali, come se la fine del sistema berlusconiano potesse essere solo la fine di Berlusconi e non di tutti i pezzi di centro o di destra – a partire dall’Udc e da Fli – che ne hanno accompagnato più direttamente la parabola politica e che si sono mossi, in questi due decenni, un po’ dentro e un po’ fuori dal perimetro della sua coalizione.

Il secondo “impossibile” è quello della rottura palingenetica e della rottamazione di tutta la classe dirigente (nazionale e locale, tecnica e politica) più compromessa con l’esperienza berlusconiana e più legata, in termini d’immagine, se non di responsabilità, al suo evidente fallimento. Il dopo Berlusconi, insomma, come processo di “riverginamento” morale e politico della politica italiana.

Né questo tipo di continuità – che porta tra le braccia di Bersani – né questo tipo di discontinuità – che porta invece tra quelle di Grillo – danno una prospettiva storicamente plausibile a un elettorato che la fine dell’avventura berlusconiana priva di una rappresentanza politica riconosciuta, per quasi un ventennio, come il meglio o il meno peggio.

Un elettorato frustrato, che la dissoluzione del PdL però non dissolve e che la morte politica di Berlusconi libera dall’arruolamento coatto – o con lui o contro di lui – e dai clichè di un moderatismo bigotto e conformistico, ma non iscrive per questo ai “partiti vincenti” dell’Italia post-berlusconiana. Qui entra in gioco la “Lista per l’Italia”, il “partito che non c’è” e che rischia di non esserci, il Godot della politica italiana, che al momento fa notizia più per le diffidenze tenaci che ne dividono il campo e ne dissipano il potenziale elettorale, che per una vera unità di prospettiva e di progetto.

Né Casini, né Giannino, che di questo campo virtualmente rappresentano gli estremi ideologici e stilistici, e nessuno degli altri player dell’area compresa tra la Scilla del PD e la Cariddi del PdL, possono conquistare da soli quei 7-8 milioni di elettori berlusconiani che mancano all’appello dei sondaggi e che sono dispersi nel non voto o nel consenso anonimo per la protesta grillina. Rappresentano al più – ciascuno, nessuno escluso, e fatte salve tutte le differenze – una parte necessaria, non un “tutto sufficiente”.

A segnare l’esito delle prossime elezioni, a maggior ragione se cambiasse il sistema di voto, sono quelli che oggi non voterebbero o voterebbero “contro”. Non quelli che sono rimasti appiccicati ai resti dell’ex Terzo Polo o alle spoglie dell’ex Primo Polo azzurro-verde, non quelli che voteranno in senso lato a sinistra (e oggi sono anch’essi meno, sia in assoluto che in percentuale, di quanti votarono a sinistra nel 2008). Per convocare un elettorato passato dall’incantesimo ingenuo al disincanto cinico non basta però la rimasticatura in chiave neo-centrista del tema moderato (Casini) né quella in chiave radicale del tema antistatalista (Giannino). Serve un messaggio più largo, inclusivo e generale, meno elitistico e minoritario di quello “super-liberista” e meno equivoco e ambivalente di quello tradizionalmente centrista – di un centro, intendo, sostanzialmente agnostico, che può stare indifferentemente (e contemporaneamente) con la destra o con la sinistra, con tutti e con nessuno, giocando di sponda e di rimbalzo, a seconda delle circostanze e delle convenienze.

Anche il profilo montiano della nuova offerta politica deve riguardare più la sostanza delle riforme (di quelle riuscite e più ancora di quelle mancate o fallite), che la forma “neo-consociativa” (la Grande Coalizione, il tutti insieme spassionatamente…) con cui il governo Monti ha trovato spazio in un Parlamento sopravvissuto di qualche anno alla fine del ciclo politico berlusconiano e ancora occupato dai resti della Seconda Repubblica.

Il vuoto lasciato da Berlusconi non è un buco nero che rischia di inghiottire che vi si approssima o una “città fantasma” destinata a rimanere per sempre disabitata. C’è invece modo di resistere all’idea irresistibile e banale per cui, visto che non si può stare con il Cav., allora si deve stare ideologicamente con Grillo o nella sua scia fascio-qualunquista o politicamente con Bersani e il suo disegno neo-socialista. Le prossime elezioni non segneranno la “fine della storia”.

Twitter: @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

5 Responses to “Verso la Terza Repubblica. Oltre Berlusconi, l’alternativa non è solo tra Grillo e Bersani”

  1. lodovico scrive:

    A pare mio non “Serve un messaggio più largo, inclusivo e generale, meno elitistico e minoritario di quello “super-liberista” e meno equivoco e ambivalente di quello tradizionalmente centrista – di un centro, intendo, sostanzialmente agnostico, che può stare indifferentemente (e contemporaneamente) con la destra o con la sinistra, con tutti e con nessuno, giocando di sponda e di rimbalzo, a seconda delle circostanze e delle convenienze” ma serve un messaggio di discontinuità.
    Ed allora non mi convince un Montezemolo col suo fondo lussemburghese Charme, un Casini con parentele ingombranti, un Fini con una famiglia internazionale, un Albertini ……ciellino e civico, un Profumo, un Passera,un Monti indeciso se far pagare l’IMU alla Bocconi di Milano,etc.
    Troppi conflitti di interesse.
    Le persone intelligenti, seppure liberiste o liberali,che vivono nel centro-destra sanno che i problemi si risolvono cedendo su punti marginali , che esistono delle continuità col vecchio difficili da modificare ma pretendono vertici con idee chiare diverse da quelle suggerite da un vecchio politico .E allora ben vengano persone distanti dalla precedente classe che ci ha guidato compresa quella dei tecnici troppo vicini allo Stato. Forse, con questi presupposti, chi è stato deluso da Berlusconi e soci si riavvicinerà alla politica e tornerà a votare convinto di aiutare l’italia.
    P.S. I dodici miliardi di € di maggiori tasse non sono serviti ad abbassare il debito che è cresciuto: 8 miliardi di maggiori interessi e ulteriori 6 miliardi per spese correnti…… serve fermare il declino intervenendo sul debito, ma per i tecnici, il problema era cambiare la mentalità italiana………cambiamo loro, gli Italiani sono molto migliori di loro.

  2. Andrea B. scrive:

    Quoto da Lodovico: “ma per i tecnici, il problema era cambiare la mentalità italiana” … ecco per l’appunto, tra le tante caratteristiche dell’azione e pensiero montiano, una delle più insopportabili ( ed indigeribili per un liberale) risulta essere proprio questa velleità pedagogica di istruire il popolo, fatta, per giunta, cadere dall’ alto con la supponenza di chi si considera un “ottimato”.

  3. ….ma alcuni esponenti dei partiti che sono interessati al progetto: Della Vedova, Baldassarri, Lanzillotta, Santo Versace, Stefano Ceccanti, Maria Paola Merloni, Paolo Gentiloni, Giacomelli, Garofani, Perina.

    http://notizie.virgilio.it/generated/topten/2012/11_novembre/17/montezemolo-lancia-movimento-monti-per-ora-non-mi-impegno.html

    E voi siete gli ex-radicali? E non sapete che casini e il deux machine per portare il massoneria monti al capo del governo?

    Tanto alcuni Radicali entrano con il PD ma io voto M5S, sicuro.

    Dilling

  4. Terza Repubblica? E dov’è? La costituzione è sempre la peste italiana dal 1948, ah_bbeh allora siano a posto… Pieta!!!

  5. Vincenzo N. scrive:

    un articolo lungo lungo, ben architettato, ma poi, quando arrivi in fondo, ti accorgi che manca il finale.

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