Non basta dirsi montiani per catturare l’elettorato montiano: bisogna offrire credibilità

di PIERCAMILLO FALASCA – Una Lista Monti – in concorrenza peraltro con i partiti politici oggi schierati in modo marcato con il governo (l’Udc e Fli) – secondo l’Swg varrebbe oggi l’8,5 per cento. E’ un dato molto significativo, che solleva innanzitutto due questioni.

La prima: c’è un elettorato potenziale interessato alla trasformazione dell’impegno “tecnico” di Mario Monti in una scelta politica a tutti gli effetti, una fetta di opinione pubblica che con ogni probabilità vede con favore il proseguimento dell’esperienza di governo del professore, ma non certo la sua trasformazione nel leader di un partito di medie dimensioni.

La seconda discende in qualche modo dalla prima: sia che vi sia un’esplicita disponibilità di Monti a restare a Palazzo Chigi, ma non a fare il candidato e il leaderino, sia che questa alla fine non vi sia, come si fa a convincere quell’elettorato della bontà di un progetto “montiano” nello spirito e nella piattaforma programmatica? La formula magica è la “credibilità” che un tal progetto può offrire.

Tra le forze dell’attuale legislatura, l’Udc e il suo leader Casini hanno comunicato a più riprese, con coerenza nei voti parlamentari espressi, la loro preferenza per un “Monti dopo Monti”. Ciò non ha permesso tuttavia a quel partito di beneficiare elettoralmente della luce riflessa della popolarità del presidente del Consiglio, come dimostrano i sondaggi. Anche l’ala più montana del PD, per altri versi, non è riuscita a sfruttare la propria adesione ideale alla figura dell’ex presidente della Bocconi: alle primarie del Pd, ad esempio, il “montismo” è un non-argomento. Per ragioni diverse, gli attuali partiti pro-Monti non appaiono credibili nel loro montismo: a torto o a ragione, sono considerati parte dello status quo, mentre Monti è percepito come una discontinuità.

Oggi solo un’offerta politica autenticamente “discontinua” può attrarre l’opinione pubblica che riconosce al premier di aver saputo condurre la macchina dello Stato in un sentiero quasi obbligato, fatto di austerità e sacrifici fiscali, ma di averlo fatto con serietà, capacità e amore di verità, anche quando la “strana” maggioranza ha cercato (spesso riuscendoci) di smontare o depotenziare le riforme approvate.

Mesi fa, non oggi, per mostrarsi sinceramente “montiani” Udc e Fli avrebbero dovuto sciogliersi e i loro leader offrire il proprio contributo alla nascita di un’offerta nuova, animata da nuovi protagonisti, nuovi metodi e nuove idee. Non lo hanno fatto, non hanno saputo o non hanno voluto, e oggi forse hanno più di un rimpianto per il deficit di coraggio.

 


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Non basta dirsi montiani per catturare l’elettorato montiano: bisogna offrire credibilità”

  1. Andrea B. scrive:

    Monti + Casini ? Vado a prendere un antiemetico…

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