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Eurozona, l’integrazione del mercato è più forte della crisi?

–  Questa breve riflessione riprende i contenuti di una conferenza organizzata dal Mip, la Business School del Politecnico di Milano,  sede dei miei studi universitari e verte sul principale dilemma politico – procedere o indietreggiare sul cammino dell’integrazione? – che si pone alle istituzioni europee in conseguenza della crisi economica.

Il relatore dell’incontro è stato il noto docente della New York University, Nouriel Roubini, uno dei primi ad intuire una fase di declino ancor prima che si potessero evidenziare le problematiche che dal 2006 stiamo vivendo. Quando scrivo 2006, mi riferisco alla crisi italiana, poiché come è noto, la crisi mondiale è iniziata l’anno successivo con i famosi mutui subprime ed il successivo fallimento della Lehman Brothers, nel 2008.

Questa fase di recessione, letta nel contesto europeo, fa emergere quattro problemi fondamentali: la pressione fiscale, la solidità dell’euro, il rischio di credito e la mancanza di fiducia tra gli Stati membri. Anche la solidità dell’euro è un problema? Paradossalmente sì. La moneta unica è qualcosa di fondamentale per due punti di vista essenziali: l’integrazione dell’economia e l’efficienza del mercato. Il paradosso deriva dal fatto che se non si attua una sana gestione degli equilibri e delle asimmetrie economiche dell’area euro, le ricadute dell’euro forte diventano pesanti e in particolare si subisce l’aggressività (in termini di politica monetaria) di altre nazioni, come Stati Uniti, Giappone, Cina, etc. Nella fattispecie la Banca Centrale Europea dovrebbe giocare un ruolo più attivo, muovendosi nella stessa direzione delle banche centrali dei paesi competitors. Il comportamento della Bce non è il solo che possa permettere il superamento del problema, ma vi sono altre soluzioni che si dovrebbero adottare per affrontare in modo dignitoso questo periodo di depressione.

La riduzione dello spread sarebbe un primo passo essenziale che permetterebbe un riallineamento dei tassi di rendimento di Italia e Germania e quindi un recupero della fiducia di molti investitori. A questo si aggiungono proposte che vanno nella direzione di una unione fiscale, economica e bancaria, attuabili solamente attraverso un’unione politica. Quest’ultima favorirebbe la stabilità degli stati membri e di conseguenza potrebbe rigenerare ciò che da molto tempo manca all’eurozona: la crescita economica. Ci sono due possibili alternative, cioè decisioni esclusivamente politiche, tra cui scegliere: la prima è la via della frammentazione e della disgregazione. La seconda è quella dell’integrazione e dell’unione.

Solamente attraverso la seconda sarà possibile ridurre i target fiscali, migliorare le politiche monetarie, ritornare ad essere fiduciosi gli uni negli altri, e quindi trovare più facilmente supporti finanziari. Il nostro premier, Mario Monti, è stato molto esplicito riguardo al tema dell’integrazione, enfatizzando l’argomento nel Consiglio Europeo dello scorso 15 febbraio 2012. Se si perseguisse l’obiettivo, favorendo la crescita economica dell’eurozona, si favorirebbe di conseguenza la crescita anche nel nostro Paese.


Autore: Andrea Urbinati

Studia Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Milano. E' membro del Rotaract Club di Fabriano. Appassionato di politica, di letteratura e di musica cantautoriale. E' un forte sostenitore del pensiero critico. Sogna un Italia pulita, meritocratica, libera.'

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