A passi lunghi verso il Nulla

di LUCIO SCUDIERO – È stato un mercoledì di straordinaria follia collettiva dentro l’ordinario nulla dell’istanza politica che lo ha ispirato.

Ma grazie alle frange di attivisti del chaos che hanno dominato la scena nella giornata di ieri, oggi è un po’ più chiaro l’orizzonte contro cui stiamo andando a schiantarci, che è quello di ‘perdere’ definitivamente una generazione – e con essa il Paese – dietro il suono ingannatore di qualche pifferaio magico. Da questo punto di vista, Camusso e Grillo pari sono.

Non è l’austerity il bersaglio delle proteste di ieri. E’ la realtà, nuda e cruda, semplice e schietta.  La cui interpretazione e comprensione è fuori portata, tanto per una scuola pubblica strutturalmente votata ad essere la riserva ideologico sindacale di certa sinistra retrò, quanto per quelle organizzazioni di lavoratori pronte a combattere l’incertezza di questi tempi aizzando un clima di disperazione. E quindi di tensione crescente.

Il racconto della crisi economica, offerto dall’una e dalle altre, è monco e insincero. L’Italia non  è nelle condizioni della Grecia, e neppure della Spagna, la “macelleria sociale” rimane una categoria dello spirito, mentre nessuno dice che l’attentato ai cosiddetti “diritti diffusi” – come il lavoro – è il risultato di un declino strutturale che viene da lontano, innanzitutto per effetto delle scelte corporative dei sindacati.

In questa storia di crisi e rancori, la responsabilità continua a non esistere. Solo i feticci resistono: il governo, i poteri internazionali, l’austerity.

A breve aggiungeremo le forze dell’ordine, probabilmente, quelle che vanno in piazza a beccarsi picconate coi caschi fuori garanzia e i furgoni scassati.  Assistere a immagini di violenza e guerriglia urbana come quelle di ieri non è piacevole, e di fronte a due violenze che si fronteggiano non è equilibrato porsi con animo da tifoso. Ma come ci spaventa la violenza organizzata, istituzionalizzata, dello Stato, di cui pure in Italia abbiamo avuto purtroppo esperienza, allo stesso modo non ci sfugge il carattere premeditato, altrettanto organizzato e istituzionale, degli habituè del caos nelle piazze italiane. La differenza tra la prima e la seconda è una sola: che la prima può, rischia, di sfociare nell’ illegalità, mentre la seconda è sempre nell’illegalità. Perciò finché c’è proporzione nella reazione,  non possiamo non solidarizzare con quelli che difendono la libertà, la proprietà e la sicurezza degli italiani dagli attacchi scomposti dei provocatori di professione.

Tanto premesso, alla scuola, ai sindacati, alle forze dell’ordine, alla politica e a ciascuno dei sessanta milioni di italiani miei connazionali non sfugga un “dettaglio”. Quello del disordine che si trasforma in  violenza che conduce a destabilizzazione che domanda “fascismo” è un film che abbiamo già visto. Ma la storia – come scrive Montale  – non è magistra di niente che ci riguardi. 

Update: Come purtroppo temevo, nel corso delle ultime 24 ore sono emerse nuove circostanze di fatto relative al comportamento delle forze dell’ordine che rendono superato e improbabile un giudizio di proporzionalità del loro operato.  Questo, purtroppo, rafforza e non indebolisce la tesi di fondo dell’articolo, e gli abusi di Stato sono la risposta peggiore al disordine, perchè creano la giustificazione morale a produrne di altro. Confidiamo nella celerità e imparzialità delle autorità preposte a fare luce sui fatti occorsi.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

5 Responses to “A passi lunghi verso il Nulla”

  1. lodovico scrive:

    “nessuno dice che l’attentato ai cosiddetti “diritti diffusi” – come il lavoro – è il risultato di un declino strutturale che viene da lontano, innanzitutto per effetto delle scelte corporative dei sindacati”.La crisi attuale deriva da un eccesso di debito- specie nelle amministrazioni pubbliche ed anche in quelle private. Il nostro capitalismo è un capitalismo che si regge sui debiti, non è in grado di assorbire crisi recessive o di crescita. Con la tassazione attuale e con le scelte politiche adottate siamo condannati a rimanere un paese socialista nella mentalità dove si cerca solo di approffitare dei doni dello stato spendaccione.Ma questo Libertiamo non lo ha ancora capito.

  2. Redazione scrive:

    Lodovico, siamo contenti che tu ci abbia spiegato ciò che avevamo capito benissimo, che cioè la crisi è di debito, ma anche di produttività complessiva dei fattori nel Paese. Su quest’ultimo aspetto la politica sindacale degli ultimi vent’anni è stata difendere stabilità e inefficienza accettando bassi salari. Nel frattempo il Paese non è cresciuto, l’incidenza del debito su Pil invece si, e la spesa pubblica è rimasta rigida trascinando in alto la pressione fiscale ai livelli insopportabili di oggi. Tutto questo lo sappiamo e lo abbiamo capito, e ne trovi traccia in articoli che datano anche a 3-4 anni fa, quando non c’erano in circolazione tanti profeti dell’ovvio, come oggi. Saluti, Lucio

  3. lodovico scrive:

    Il declino strutturale che viene da lontano per certi versi provocato INNANZITUTTO dalle scelte corporative del sindacato assieme al problema del debito, per Libertiamo”, mi sembra di capire, hanno provocato la situazione attuale. Vero:ma unire declino e debito è assai pericoloso. Difficile stabilire la percentuale di declino( provocato dai sindacati?) o quella che si deve attribuire al debito e, comunque,ragionare con molte variabili non aiuta la soluzione del problema. La crescita è stata accompagnata dal debito e la decrescita dal debito – unica differenza una volta era la possibilità di svalutare il debito aumentando di conseguenza il PIL. Io non sono in grado di misurare il declino ( la redazione dovrebbe esser più precisa sui parametri che ne determinano la quantità al di fuori di una loro sensazione) ma il debito certamente è più misurabile e quindi la cura passa su questo…..poi parleremo di declino.

  4. Redazione scrive:

    Giusto per mettere i puntini sulle “i”, i sindacati sono corresponsabili, insieme alle organizzazioni datoriali e alla politica, del declino di produttività italiano, che è la causa principale del declino del nostro Pil, che, come correttamente tu dici, finchè era possibile si pompava facendo debito o svalutando debito. tuttavia trovo sperequato il tuo accanimento su un passaggio, incidentale, inserito in un articolo che parlavo d’altro. ma comunque grazie per aver sollevato la questione perchè mi ha dato la possibilità di chiarire l’inciso.
    Lucio

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  1. […] Non è l’austerity il bersaglio delle proteste di ieri. E’ la realtà, nuda e cruda, semplice e schietta.  La cui interpretazione e comprensione è fuori portata, tanto per una scuola pubblica strutturalmente votata ad essere la riserva ideologico sindacale di certa sinistra retrò, quanto per quelle organizzazioni di lavoratori pronte a combattere l’incertezza di questi tempi aizzando un clima di disperazione. E quindi di tensione crescente…(leggi su libertiamo.it) […]