Categorized | Capitale umano

Tutti i ‘perchè’ della why generation italiana

– Se da qualche giorno vedete girare strane foto profilo su facebook con punti di domanda tatuati, disegnati, allora vuol dire che qualche vostro contatto sta partecipando alla campagna “Perché?”

«Perchè per un trentenne l’unica speranza di diventare economicamente indipendente è andarsene dall’altra parte del mondo?»

«Perché un quarantenne che resta disoccupato è considerato carne da macello? »

«Perché per i raccomandati non c’é la crisi? »

«Perché da 6 anni lavoro solo con contratti a tempo determinato?»

«Perché appena laureati ci dicono che non sappiamo fare niente e quando andiamo all’estero diventiamo creativi, brillanti, flessibili…? »

Perché…perché…perché…?

In 3 giorni la campagna ha raccolto oltre 250 foto.

A lanciarla è stata Alessia Bottone, 26 anni, laureata in Scienze politiche, uno stage in Svizzera e un’esperienza come consulente al Parlamento Europeo.

Rientrata in Italia Alessia ora fa la consulente con contratto a progetto (ca van sans dire) che scade fra 30 giorni.

Come Alessia ci sono tanti giovani che dopo aver terminato il percorso di studi hanno dovuto confrontarsi con l’amara realtà di un Paese che non sa o non vuole dare loro una prospettiva di lavoro dignitosa. Sono quei choosy che nel Belpaese servono ai tavoli dei bar e rispondono ai clienti nei call center e all’estero, non solo Stati Uniti e Germania ma anche la Spagna della crisi bancaria e degli aiuti dell’eurotower, fanno i ricercatori, i manager, gli officers.

Una generazione il cui futuro è stato sequestrato da decenni di sciagurata peggiocrazia, in cui a contare non era talento, bensì più o meno illustri parentele. Giovani abituati a sentirsi  rispondere che “l’assunzione no perché non ci sono soldi”.

Il tasso di occupazione fra i 20 e i 29 anni in Italia è in media 14 punti percentuali al di sotto della media UE a 27 Paesi.

Il tasso di disoccupazione è il 10,8% (+ 2% su anno), con punte fra le fasce giovanili (15-24 anni) del 35%; un esercito di 608.000 giovani inoccupati e in cerca di lavoro. Percentuale che sarebbe maggiore se tutti fossero in cerca e non avessero rinunciato. Perché uno dei dati più drammatici del nostro tempo è che un numero sempre maggiore di potenziali lavoratori ha rinunciato persino alla speranza di lavorare e ha smesso di cercare.

Non è solo la crisi a determinare la difficile collocazione di tanto capitale umano. A contribuirvi è anche una legislazione del lavoro ancora troppo rigida; non pensiamo solo allo stucchevole, eterno, dibattito sull’articolo 18 ma anche alla difficoltà di riallocare forza lavoro attraverso la qualifica e l’aggiornamento professionale.

È il peso ossessivo e deprimente della tassazione sul lavoro che amplia il differenziale fra retribuzione lorda e busta paga netta; è la ridotta produttività per unità di prodotto; è l’insieme di rigidità e inefficienze della giurisprudenza; è l’incertezza nella legislazione futura contrapposta alla certezza di oneri e adempimenti presenti.

Se questo Paese vuole avere un futuro che non sia solo quello, a breve, della disciplina di bilancio, deve trovare il coraggio di fare scelte lungimiranti, premiando il merito e relegando i privilegi baronali al ruolo di piccola, sparuta, eccezione.

Concludiamo, ancora con le parole di Alessia:

“Non ci sono sorrisi in quelle fotografie, anzi. Ho come l’impressione che si sia voluto concentrare la propria amarezza in quei pochi secondi che normalmente uno scatto fotografico ci concede per preparaci. Non hanno dovuto calarsi nella parte e non hanno dovuto cercare la loro migliore o peggiore espressione, hanno solo pensato a racchiudere in un “perché?” il loro quotidiano.

A chi mi chiede perché questa campagna vorrei rispondere così:

Perché avevamo bisogno di unirci, perché avevamo bisogno di sentire che nel nostro piccolo stavamo provando a fare qualcosa, perché in questa Italia così disunita c’è ancora chi per fortuna perde tempo per sperare”.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

Comments are closed.