Montismo. Il titic-e-titoc non basta più, è il momento di giocare all’attacco

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Il titic-e-titoc non basta più!, se ci si consente di prendere in prestito l’espressione dal grande Gianni Brera, sacerdote di Eupalla. Stante il passare delle settimane e l’avvicinarsi inesorabile delle elezioni politiche, il gioco difensivo e di rimessa rischia di compromettere il risultato finale della partita che la Lista per l’Italia (nome provvisorio della formazione riformatrice ispirata al montismo) non ha ancora cominciato a giocare davvero.

Non mi sfuggono i problemi aperti e neppure l’esigenza di non favorire gli avversari con una tattica avventata, ma ormai il tempo stringe ed è ora di giocare all’attacco, prendendo qualche rischio inevitabile se si vuole vincere la partita. Il pareggio, comunque improbabile, non ci darebbe alcuna certezza di passare il girone con il ripescaggio…mettiamola così. Fuor di metafora: le potenzialità di un soggetto elettorale che metta a fattore comune le buone energie dei “già politici” protagonisti della nascita del Governo Monti e dei “non ancora politici” che animano movimenti e associazioni desiderose di passare al diretto protagonismo civile restano intatte, ma il passare delle settimane senza che nulla accada, rende sempre più impegnativo il compito della costruzione materiale del soggetto elettorale e della conquista di una vera e riconoscibile presenza sul piano della comunicazione.

Un elettorato che nei sondaggi premia così potentemente il Movimento 5 Stelle, difficilmente resterà ammaliato dal titic-e-titoc e più probabilmente premierà un gioco più aperto e sfidante. A sinistra lo spettacolo delle primarie appassiona giustamente milioni di elettori, ma è un gioco di cui gli altri possono essere solo spettatori, perché è appunto, nel bene e nel male, il gioco della sinistra italiana. A destra le contorsioni di un PDL paralizzato dal dilemma di (forse) volere ma non potere fare a meno dell’unico collante e protagonista assoluto, Silvio Berlusconi, esclude, anche per chi avesse buone e sincere intenzioni, la possibilità di ricondurre quel che resta dello schieramento vincente nel 2008 entro una logica europea e di governo responsabile.

Ai milioni di elettori che paiono orfani, soprattutto del sogno miseramente infranto della rivoluzione liberale, io credo sia doveroso offrire un’alternativa al tanto peggio tanto meglio dell’urlo di protesta o all’astensione. Il coraggio di chi fosse disposto ad investire il consenso e la credibilità fin qui accumulati o conservati in una impresa nuova e innovativa con altri e nuovi “soci”, sarà ben ricompensato da molti più elettori di quanti oggi nei sondaggi si appalesano al di fuori dell’ex bipolarismo italiano e del grillismo. Milioni di voti mancano all’appello, perché quegli elettori – molti dei quali apprezzano sinceramente l’operato del governo – rimangono in attesa di qualcosa che ancora non c’è.

È una sfida da intraprendere al più presto nella convinzione che possa essere vincente e non velleitaria per chi vi si impegna e utile all’Italia. La continuità del buon governo assicurato nell’ultimo anno – tanto incondizionatamente apprezzato in particolare fuori dai confini, dove si gioca buona parte del destino dell’Italia – può essere garantita da una vera affermazione elettorale e da un consenso esplicito, non risultare o “residuare” dall’eventuale e improbabile pareggio nelle urne o dall’accelerazione della crisi economica e finanziaria di un Paese che fino ad oggi – soprattutto grazie a Monti e ai sacrifici degli italiani – si è salvato, ma non è ancora né definitivamente “in salvo”.

Il 17 novembre dall’appuntamento “Verso la Terza Repubblica”, animato da associazioni e personalità della “non ancora politica”, mi piacerebbe uscisse un messaggio chiaro e definitivo di “discesa in campo” all’insegna dell’unità di iniziativa e di intenti con quanti vogliono andare dritti e velocemente su questa strada. Il tempo stringe.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

3 Responses to “Montismo. Il titic-e-titoc non basta più, è il momento di giocare all’attacco”

  1. Dario Civalleri scrive:

    Quello che non convince non sono tanto quelli già in politica (Della Vedova, Falasca, Nicola Rossi, … ) ma qui particolari “già in politica” (Bonanni, Riccardi, ACLI, …. ) oltre qualcuno non ancora in politica (Montezemolo, Samòri? ….) e i loro manifesti che non dicono niente. Così magari si vince o si pareggia ma non si arriva da nessuna parte, tranne che nel baratro. Fermareildeclino è molto più convincente!

  2. lodovico scrive:

    Non vedo molte novità da lei e dal gruppo che guida alla camera:nessuna critica o suggerimento per un’Europa diversa, nessuna critica sull’operato del governo.

    Meglio Samorì o fermiamo il declino che almeno ci forniscono nuove idee a differenza di libertiamo che ripete schemi socialdemocratici assai lontani dal liberismo.

  3. Andrea B. scrive:

    Sono liberale e liberista al midollo e tradito, massì diciamolo pure, da quelli che ci avevano promesso la “rivoluzione liberale”, ma NON apprezzo per nulla l’operato di Monti e piuttosto che votare per il prof o per una lista che si richiama a lui ( fatta da gente che, nella già sgarruppata scena politica italiana, non aveva altra strada e chance di visibilità che “mettersi il loden addosso”) piuttosto straccio tessera e scheda elettorale.
    Tanto più che già in tanti si affannano, di riffa o di raffa, a spianare la strada ad un altro commissariamento tecnico della democrazia italiana…

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