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Berlusconi a sinistra non c’è più. A destra rimane il suo fantasma

C’è un elemento, tra gli altri, che è emerso ieri dal confronto tra i “Fantastici 5” Bersani, Vendola, Renzi, Puppato e Tabacci. Un elemento che non è stato giustamente rilevato, almeno a caldo, dagli osservatori del “csxfactor” perché ininfluente ai fini del giudizio sulla performace dei contendenti alle primarie. Ma che la dice lunga sullo stato di salute di cui gode oggi l’area progressista. Ed è il seguente: per la prima volta l’argomento Silvio Berlusconi non è stato un tema centrale in un dibattito del centrosinistra.

Non che nello studio di X Factor il “fantasma” del Cavaliere non sia stato mai evocato: prima Vendola si è fatto sfuggire un “mi consenta” che ha scatenato l’ironia degli altri competitor e del pubblico; poi è stata la volta di Renzi che, senza mai nominare l’ex premier, ha ricordato la colpa dei governi di centrosinistra per aver lasciato nel cassetto la legge sul conflitto di interessi; infine, durante l’appello finale al voto, Tabacci ha chiesto di evitare “lo schema della gioiosa macchina da guerra che nel ’94 ha fatto sorgere il fenomeno Berlusconi”, mentre il leader di Sel ha auspicato un centrosinistra che “non solo vinca le elezioni, ma che ci riscatti dopo 20 anni di berlusconismo”.

Quello che però ha colpito è la netta discontinuità rispetto al passato nell’argomentazione dei cinque protagonisti del confronto: non più “berlusconicentrica” e, pertanto, nemmeno immobilizzata da quell’antiberlusconismo che per anni è apparso come l’unica ragion d’essere del centrosinistra.

Un bel passo in avanti per l’area progressista, non c’è dubbio. Ma un passo avanti consentito dall’oggettivo passo indietro del Cavaliere dal centro del sistema politico. Berlusconi a sinistra non è più un tabù e a destra non è più un totem. Ma il fantasma del Cav., che non agita più i sonni dell’Italia progressista, continua a popolare gli incubi della destra post-berlusconiana. Che non si è emancipata da lui, ma è rimasta agganciata alla parabola del suo declino e ora rischia di essere liquidata da un nuovo “partito berlusconiano” che dei precedenti – Forza Italia e PdL – non potrà più avere né la forza né l’ambizione.

Berlusconi insomma non c’è più e solo a destra non riescono a prendere le misure del suo “non esserci”. Questo spiega l’ossessione berlusconista di Alfano (e il suo tentativo di farne una sorta di Scalfari del nuovo centro-destra e così di rintuzzare la deriva nostalgica del popolo berlusconiano) e la sostanziale indifferenza di Bersani, che per comprensibili ragioni tra le figure dell’Italia “moderata” teme e tenta di neutralizzare soprattutto Monti.


Autore: Luigi Quercetti

Nato nel 1980, abruzzese, giornalista, papà, laureato a sua insaputa. È stato redattore dell’agenzia di Stampa Asca e collaboratore de Il Messaggero e Italpress.

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