Per l’Ocse l’Italia ha un potenziale di crescita straordinario. Se lo capissero gli italiani…

di PIERCAMILLO FALASCA – Per chi volesse assumere una piccola dose di ottimismo, è consigliato uno studio dell’Ocse sulle prospettive di crescita mondiali fino al 2060, con una stima intermedia relativa al 2030. E’ non notizia, ovviamente, che nel corso dei prossimi decenni la quota di Pil mondiale creata dall’Occidente sia destinata a calare significativamente: nel 2011 l’area euro rappresentava ancora il 17 per cento, appaiata alla Cina e seconda al 23 per cento degli Stati Uniti; nel 2030 la quota dell’eurozona scenderà secondo lo studio al 12, la Cina salirà al 28 e gli USA varranno il 18 per cento.

La notizia è che lo studio include l’Italia tra le realtà con il potenziale di crescita più alto (si veda pagina 29 del paper), insieme alla Corea, al Belgio e ad Israele, perché maggiori sono i margini per adottare politiche di liberalizzazione del mercato del lavoro e dei servizi, che amplino l’occupazione e gli investimenti, e riforme strutturali sul fronte della finanza pubblica e del welfare. Tra lo scenario-base e quello potenziale, secondo lo studio, l’Italia potrebbe variare il suo Pil da qui al 2060 di oltre il 30 per cento. Abbiamo tanto da fare, insomma.
Proviamo a pensare che nel 2020 il 69 per cento delle persone tra i 24 e i 65 anni abbia un’occupazione, quasi il 10 per cento in più di oggi”, scriveva Mario Monti nelle premesse del Documento di Economia e Finanza redatto a fine 2011. “Immaginiamo – continuava – che almeno un terzo della popolazione tra 30 e 34 anni abbia la laurea (…). Immaginiamo di dialogare, da cittadino, lavoratore o imprenditore, con l’amministrazione pubblica via Internet, grazie a una connessione a banda ultralarga ormai accessibile al 100 per cento della popolazione”.

In un’epoca in cui alcuni inducono gli italiani a credere in ricette salvifiche – solo qualche giorno fa Luciano Gallino su La Repubblica evocava un piano di assunzioni pubbliche da 25 miliardi di euro – e i malintenzionati canalizzano la protesta in un voto sfascista, la sfida di chi propone “banalmente” che lo Stato italiano faccia meno e faccia meglio ciò che fa appare quanto mai ardua, ma obbligata.

Le “cose da fare” non sono facili, anzi sono molto complicate, se vogliamo che l’Italia esca dal cul de sac in cui si è cacciata, vittima di una pressione fiscale elevata, di una spesa pubblica irrigidita da retribuzioni e pensioni, ma anche di un sistema istituzionale e amministrativo che non premia il merito, la qualità e non incentiva gli investimenti. Dopo anni in cui i governi hanno vivacchiato con interventi al margine (quanti “decreti-sviluppo” abbiamo conosciuto?), c’è da mettere mano riforme sistemiche del core business dello Stato, quello su cui si concentrano peraltro gli appetiti e gli interessi corporativi più duri da scardinare: dal sistema dell’istruzione alla giustizia civile, dai trasporti alle infrastrutture, dalla sanità agli ammortizzatori sociali (un buon contributo alla road map è quello appena pubblicato da Italia Futura, “Agenda 2013”).

Senza bacchetta magica e senza un supporto ampio e sincero dell’opinione pubblica italiana – che culturalmente è restia a cambiamenti troppo profondi – l’unica chiave di volta è sforzarsi di condividere l’azione riformatrice con il più ampio possibile di portatori d’interesse, senza pregiudizi ideologici e retropensieri. Crescere è la cosa più popolare del mondo, la politica economica necessaria per crescere è molto, molto impopolare.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

3 Responses to “Per l’Ocse l’Italia ha un potenziale di crescita straordinario. Se lo capissero gli italiani…”

  1. Andrea B. scrive:

    Beh…”immaginare” che da qui al 2020 gli occupati aumentino del 10% (come ? abbassando l’irpef del 0,5 % ?), che i laureati crescano a livelli europei ( per lavorare nella piccola impresa a compilare bolle ? Guardatevi la media europea di quadri e dirigenti ogni cento occupati e confrontatela con quella italiana), che la P.A. parli al cittadino con internet ( se poi via web mandano le solite comunicazioni astruse ed inconcludenti, quando non vessatorie, tipiche della nostra burocrazia lasciamo perdere), mi sembrano anche queste tante belle ricette salvifiche …

  2. Piccolapatria scrive:

    La bacchetta magica sta roteando impazzita; è carica di illusioni da spandere sulla testa dei creduloni residui e inveterati che danno fede alle previsioni di fantasia; chi più ne ha più ne metta, tanto, fra di loro, gli “esperti” non si smentiscono mai del tutto…, anzi rincarano la dose con succulente terminologie anglofone che danno tanto lustro al compitino imbroglione. Oggi siamo morti economicamente e, quel che è peggio, senza speranza alcuna di risorgere; migliaia di aziende micro, piccole e/o medie chiudono ogni giorno per sempre, per non parlare delle cosiddette “grandi” che in un sol colpo fanno centinaia di poveri cristi senza nulla. Incredibile a leggersi: nel 2020 avremo il 10% di sviluppo occupazionale per effetto di uno “scontato” boom produttivo…come dire che se hai davanti solo macerie e tiri su un muro, ohibò, hai fatto una fantasmagorica percentuale di crescita… fiumi di ricchezze arrideranno le contrade italiche…La fabbrica dell’inconsistenza intellattuale non va mai in crisi!
    C’è un piccolo particolare che voi “intelligenza rafferma” non prendete in considerazione : lo scontento e la rabbia dei tanti
    ( troppi) i quali sono a un passo dallo scendere in piazza, non per ballare o fare carnevale; purtroppo hanno capito che il loro immediato domani è un buco nero tremendo, dal quale non ci si potrà tirare fuori finchè lo stato vile e ladro continuerà con l’andazzo di prendersi tutto e anche di più, incamerando di fatto nella sua ardente fornace sprecona le sostanze che sarebbero necessarie per dare fiato all’economia. Lo squadrone della morte, capitanato dalla sobrietà bieca e cinica del similprete Monti, tra un pasticcio e l’altro denominato salva-cresci-luci-presentabilità-consenso ecc.., ha fatto non pochi fatali errori madornali dei quali non pagherà mai pegno e finora ha raggiunto il grandioso obbiettivo di assicurare al paese una diffusa e non rimediabile povertà. Ma dal 2020…scintille e faville…Ma dai!

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