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Inno obbligatorio. Alla demagogia

– E se le Province, come ha annunciato ieri il loro portavoce, chiudono i riscaldamenti delle scuole proprio nel giorno in cui è previsto l’insegnamento obbligatorio dell’inno nazionale, che succede all’equilibrio civico dei pupilli? Crederanno di più all’inadempienza di un organo costituzionalmente previsto o alla retorica di Mameli?

Quando i governi maneggiano dall’alto i programmi d’insegnamento è sempre un pessimo affare per le libertà individuali. Inoltre, il fatto che Gasparri sia entusiasta dell’obbligo di imparare l’inno nazionale a scuola, vorrà pur dire qualcosa, o no? Certi segnali d’allarme andrebbero colti.

E poi c’è una riflessione ulteriore, suggeritami dalla rappresaglia sui servizi di competenza delle province minacciata dall’Upi, a fronte dei tagli della legge di stabilità. Ma sarebbe meglio dire che la minaccia è la risposta al riordino varato in tre tappe dal governo, che ridimensiona numero, funzioni e la stessa prospettiva di esistenza degli enti provinciali.

Tale riflessione concerne il modo in cui le istituzioni del paese vivono il loro essere soggetti della Costituzione, i cui valori poi cercano di conculcare nei cittadini con interventi quantomeno scomposti come quello varato dal Senato ieri. Nella resistenza delle Province, ad esempio, si legge l’estrema difficoltà a riformare la parte ordinamentale della Costituzione. Ogni tentativo di riduzione o riorganizzazione dell’apparato istituzionale repubblicano innesca automaticamente una serrata lotta politica tra poteri. Si dirà, tutto ciò è manifestazione di pluralismo, e attiene all’esistenza di poteri e contropoteri i quali, soli, garantiscono l’esistenza stessa della democrazia.

Ci si sarebbe aspettati la medesima attenzione alle libertà fondamentali degli individui, tra cui quella a ricevere un’educazione libera e non statizzata, nel dibattito politico che ha condotto all’approvazione della norma che rende obbligatorio imparare l’inno a scuola. Il fatto che questa misura sia passata nel conformismo del politically correct, da un lato, e sia stata avversata soltanto dalla Lega Nord per ragioni di evidente strumentalismo localistico, dall’altro, è l’esatta dimostrazione del fine cui essa è devota: pura e semplice demagogia di un sistema politico morente.

Che della Costituzione non sa fare nè uso – rifomandola –  nè testimonianza – riformandosi seguendone i dettami, ma soltanto diversivo.

Non demonizzo affatto l’esistenza di un sentimento nazionale. I paesi con il migliore successo interno ed internazionale ne hanno uno solido. E io stesso anzi sento di esserne in qualche misura affetto. Proprio per questo sento di dover contestare la sua lettura riduzionistica, quella secondo cui basta un codicillo legale per affermarlo o accrescerlo, la scorciatoia di una giornata all’anno dedicata all’Unità del Paese per rendere quest’ultimo più unito.

All’Italia non servono nuovi simboli, ma nuovi interpreti, credibili almeno quanto quelli che ne fondarono la modernità nel Risorgimento e  ne consentirono la reviviscenza durante il boom economico del secondo dopoguerra.

L’affezione disciplinata degli italiani a bandiere, musiche e istituzioni ne verrebbe di conseguenza e sarebbe più forte e convinta.

Eppoi lo dico seriamente: se a insegnare l’inno agli italiani non ci è riuscita la nazionale di calcio, le cui partite in campionati internazionali sono un potentissimo fenomeno di costume, non ci riuscirà la malmessa scuola pubblica italiana.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “Inno obbligatorio. Alla demagogia”

  1. massimo canepa scrive:

    di che dovremmo essere fieri? della decurtazione ai malati di sla? o della tassazione agli invalidi di guerra? del voto agli extracomunitari? o della gratuità della casa agli stessi a fronte di 50.000 senzatetto ITALIANI, che sono tali perchè hanno perso il lavoro? della sanità e della scuola gratuit ai “profughi” in SUV, mantenuti dallo stato a giocare alle macchinette ( visitare un qualsiasi punto sani et similia , per credere……),a fronte del blocco dell’adeguamento istat delle pensioni? Questo è un paese dimm…….esso e io continuerò a staccare l’audio quando c’è l’inno, quando c’è napolitano. Per non alzarmi in piedi a teatro ho disdettato la prenotazione per il rigoletto al regio di torino, l’anno scorso. Ciao

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