Mi si nota di più se vado o se non vado ai talk show?

– “Chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo” aveva scritto Grillo sul suo blog qualche mese fa.

Non sono ‘vietate’ interviste di eletti del M5S trasmesse in televisione per spiegare le attività di cui sono direttamente responsabili” ha scritto Grillo qualche giorno fa ma “è fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show condotti abitualmente da giornalisti graditi o nominati dai partiti, come è il caso delle reti Rai, delle reti Mediaset e de La7”.
Il punto G, quello che ti dà l’orgasmo nei salotti dei talk show. L’atteso quarto d’ora di celebrità di Andy Warhol. A casa gli amici, i parenti applaudono commossi nel condividere l’emozione di un’effimera celebrità, sorridenti, beati della tua giusta e finalmente raggiunta visibilità” scrive Grillo il primo novembre a proposito della partecipazione a Ballarò di Federica Salsi consigliere comunale del movimento 5 stelle al comune di Bologna.

E poi, Grillo, spiega a cosa si sottopone un politico che va in tv:

Seduto in poltroncine a schiera, accomunato ai falsari della verità, agli imbonitori di partito, ai diffamatori di professione, devastato dagli applausi a comando di claque prezzolate. Soggetto, bersaglio consapevole ben pettinato alla bisogna che porge il lato migliore del proprio profilo alla morbosa attenzione di cameraman che ti inquadrano implacabili se annuisci quando enuncia le sue soluzioni un qualunquemente stronzo”.

Guardate la misera fine che a parere di Grillo fa un rappresentante del popolo in uno studio di un talk show televisivo:

“Lì, in una gabbia di un circo, come su un trespolo, muto per ore, povera presenza rituale di cui si vuole solo lo scalpo, macellato come un agnello masochista, rispondi per i quattro minuti che ti sono concessi a domande preconfezionate poste da manichini al servizio dei partiti. Pretoriani dell’informazione il cui unico compito è perpetuare l’esistenza del sistema attraverso l’ultimo strumento di mesmerismo mediatico rimastogli: la televisione”.

Grillo massmediologo, in ultima analisi, affossa la televisione dei talk show nel suo essere, come si sarebbe detto un tempo, paladino e cane da guardia del sistema – la tv come Istituzione cardine dell’apparato di potere repressivo partitico borghese, come si sarebbe detto un tempo.
Ma non finisce qui. Mentre Grillo dà la definizione e lo statuto ideologico del talk televisivo, il consigliere comunale di Bologna per il movimento 5 stelle Massimo Piazza ne dà la definizione semiotica, affermando che: “I talk show sono l’espressione più chiara di una informazione non basata sui contenuti

Siamo d’accordo col loro? Certo. Forse. Potrebbe darsi. Per certi versi. Sulla televisione si potrebbero dire cose ben più radicalmente ed analiticamente estreme. Per usare le parole di Baudrillard si potrebbe dire che

“Quel che trasmette il medium tv è, attraverso la sua organizzazione tecnica, l’idea (l’ideologia) di un mondo visualizzabile a piacere, suddivisibile a piacere, leggibile per immagini. Esso trasmette l’ideologia di un sistema di lettura su di un mondo divenuto un sistema di segni. Le immagini della tv vogliono essere un metalinguaggio di un mondo assente”

o si potrebbe definire la tv come un tele-idem atto solo ed esclusivamente alla propria autonarrazione con testi (programmi) volti alla a-significanza.

Grillo e i suoi toccano punti fermi della sociologia e della massmediologia, ma c’è qualcosa che non quadra. Lo fanno in termini demagogici, con una qual certa (inconsapevole forse?) ipocrisia.
Le parole di Grillo parrebbero uscite da uno sfogo di Adorno. Grillo ha sicuramente letto Minima Moralia. Ed ha anche letto la “Società dello spettacolo” di Guy Debord. Con una forma più da genovese incazzato e meno da filosofo letterato Grillo ripercorre certe logiche e certe suggestioni dei raffinatissimi strali adorniani e delle asistematiche suggestioni di Debord.

Il movimento 5 stelle sembrerebbe tutto preso da una radicale critica ontologica ai mezzi di comunicazione. Le loro riflessioni paiono uscite da un diario di appunti di uno studente distratto, che ha scribacchiato qua e là, durante un corso sulla Scuola di Francoforte. Ma quella del movimento 5 stelle pare una strategia poco sincera. Questi studenti sembrano un po’ troppo distratti, e furbetti.

Grillo deve tutto alla televisione, tutto. Adesso può anche aver cambiato idea, ma non credo. Se Grillo, come certo ha fatto, ha studiato le idee dei Francofortiani sa perfettamente che in un sistema, ad esempio la tv, se un elemento difforme al sistema … anche antitetico al sistema … anche solo una volta partecipa al sistema … lo rafforza. Grillo lancia strali contro la tv, ed impedisce ai suoi di prendervi parte, proprio per questi motivi. Sa che in termini sociali e psicologici la presenza dei suoi uomini nei talk show finirebbe per rafforzare l’ideologia del talk al quale partecipano, qualsiasi essa sia. I suoi uomini, testualmente, finirebbero per assimilarsi ed essere assimilati tutto il resto, a tutto il presunto (e reale) marcio.

Chiaro. E allora Grillo non li fa partecipare. Vuole che il movimento 5 stelle si manifesti per assenza. Non prendendo parte all’agone televisivo non si viene assimilati ed accomunati e fusi e confusi con tutto il circostante televisivo e dei suoi partecipanti. Non essere in tv vuol dire non essere né con gli altri, né come gli altri. Ci si differenzia.
Ma è qui che scocca l’ipocrisia.

Grillo i testi dei grandi tedeschi li ha letti.
Sa perfettamente che una “assenza” dichiarata è l’equivalente di una “presenza”. Sa che nell’industria culturale, nei suoi circuiti mediatici, l’essere presenti fisicamente, lì, o il far parlare di sé senza esserci fisicamente, sono esattamente la stessa cosa. Sono prodotti equipollenti. Il citato vale quanto il visto. L’assenza è testualmente forte quanto la presenza. Anzi, sovente è più forte di essa.

Grillo sa che il non esserci non è un silenzio, ma è un grido, non è invisibile, ma è visibilissimo. Grillo sfrutta la televisione come la sfruttano tutti quanti gli altri, solo che la sfrutta in absentia, e quindi cambiano le modalità ma non il fatto in sé, e quindi, direbbero i Francofortiani, si fa sfruttare da essa al pari di tutti gli altri. Il movimento 5 stelle fa come quelle vergini che accettano solo rapporti dell’altro tipo – così continuano a sentirsi vergini.
Per metterla sul filosofico, prendono parte in termini fenomenologici “diversi” allo stesso ente ontologico. O per dirla alla Grillo, vivono lo stesso cesso vissuto da tutti gli altri, ma senza sporcarsi le mani di merda.

E’ una simulazione, è una ottima idea propagandistica.
Ma di questo cesso, di questa tv, ammesso che lo sia, nessuno ne può fare a meno, tantomeno Grillo e i suoi. In presenza o in absentia.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

4 Responses to “Mi si nota di più se vado o se non vado ai talk show?”

  1. aaa scrive:

    Non sono sicuro che grillo deve tutto alla televisione!!!!

    Grillo ha fatto migliaia di spettacoli in mezzo alla gente per anni…
    L’ho visto con i miei occhi e non nel piccolo schermo!

  2. sergio donato scrive:

    Non ho letto i testi da Lei citati, nè conosco gli autori. Sono mediamente ignorante in tal senso, ma guardo e ascolto. E leggo. Leggo il suo commento e quello di tanti altri letterati e pensatori sul web. Ho il problema di addormentarmi sui libri e mi schifo a tenere in mano i quotidiani, non solo perché sporcano le dita, ma anche per i contenuti (perché poi devo pagare con le tasse tali porcherie?). La tv la guardo poco, soprattutto quella in cui fanno propaganda i dilettanti della politica, onorevoli per scelta (del loro capò), ma non di fatto. Strillano, sbraitano, mentono. E di menzogne ne dicono tante. I fatti li smentiscono. L’informazione LIBERA li smentisce. Andare in tv in mezzo a sti “signori”, pur con l’intento di smentirli, è come entrare in una gabbia di leoni sperando di riuscire a difendersi con un giornale arrotolato! La verità non vince sulla stupidità o l’ignoranza. La stupidità di chi parla e l’ignoranza di chi ascolta. “Non discutere mai con un idiota, potrebbe non capirsi la differenza”. Il cittadino vuole sapere cosa fanno gli attivisti, gli eletti del M5S? S’informi, attivamente. La tv è come un fucile a canne mozze puntato a distanza ravvicinata: non puoi schivare il colpo. E così vieni lobotomizzato.
    L’idea di non andare ai talk show non è solo per spocchia o per snobbismo. E’ per costringere il cittadino ad essere attivo, ad informarsi, a partecipare alla vita politica, alla gestione della propria città, del proprio Paese. L’attività politica del cittadino non inizia e finisce il giorno delle elezioni. Votare il partito dei magnaccioni e poi lamentarsi, è come parcheggiare in divieto di sosta e inca**arsi per aver preso la multa. Non votare poi è come stare con le mani in mano mentre la barca affonda e c’è una falla da tappare. Ognuno deve far il suo. La politica è dei cittadini, tutti, e non può essere demandata a qualcun altro.

  3. creonte scrive:

    prima si vogliono togliere i comici dalla TV, e poi si vogliono costringere a parteciparvi

    c’è qualcosa che non va

    e comunque ormai la politica si fa su internet, non sulla tv. coem dimostra anche questa piattaforma di idee

  4. ermes scrive:

    leggo:”se un elemento difforme al sistema … anche antitetico al sistema … anche solo una volta partecipa al sistema … lo rafforza.”
    e le interviste che dovrebbero essere invece accettate?

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