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Interpretare la politica oggi è accettare la sfida del cambiamento

– Il panorama politico italiano è cambiato profondamente. Questo forse è il dato più scontato, quello che invece appare meno scontato è come sia cambiato. Oggi non si fa più politica presso le sedi di partito con momenti dedicati alla formazione, oggi è il mondo dell’associazionismo, che si esprime nel contributo delle persone e dei professionisti alla società civile, che si è sostituito assumendone un ruolo centrale.

I giovani, i professionisti, insomma i cittadini si iscrivono molto più facilmente ad associazioni culturali che rappresentano alcuni interessi da tutelare – anche solo per fare attività di servizio – che a partiti o movimenti politici. Ma come ci insegnava Aristotele «l’uomo è per sua natura un animale politico». L’energia e la passione profusa da chi fa attività associativa rappresenta l’espressione più nobile di servizio verso la comunità; spendendo la propria faccia e impiegando il proprio tempo – quasi sempre gratuitamente – per portare avanti ideali e raggiungere obiettivi comuni, ecco, tutto questo è fare politica oggi.

D’altra parte le sedi di partito – quando ancora esistono –  risultano svuotate, non solo di significato, utilizzate spesso come deposito di materiale elettorale e viste sempre di più lontane dalla realtà quotidiana.

Tale cambiamento, tuttora in corso, ha prodotto – soprattutto recentemente – l’idea di una sostanziale differenza concettuale fra quello che viene definito comunemente “politico” e il “tecnico”. La spiegazione risiede principalmente nel fatto che c’è stato un decadimento della competenza di chi ci amministra. In realtà ad un politico è richiesto di essere un “tecnico dello Stato”. Insomma uno statista, proprio come lo intendeva Alcide De Gasperi.

I recenti esiti delle elezioni regionali siciliane sono una chiave di lettura importante  per comprendere questo distacco – sia concettuale che pratico. L’astensionismo è un segnale davvero negativo, indice di un sentimento di rassegnazione e di sfiducia verso la classe politica che rischia di consegnare il Paese a falangi estremiste e distruttive. E’ necessario e doveroso operarsi per un’innovazione della politica dove i giovani siano una risorsa protagonista di questo cambiamento e dove l’occasione di mettersi in gioco sia reale. Oggi realtà come Zero Positivo e gli Outsider rappresentano questa volontà e capacità intesa in senso positivo e propositivo. Anche l’idea della Lista per l’Italia va in questa direzione, tale paradigma appare l’unico percorribile per un futuro di crescita del nostro Paese. Per questo il concetto di “buon amministratore di condominio”, che spesso ricorda Gabriele Albertini quando racconta della sua passata esperienza da Sindaco di Milano, ci aiuta a compredere la valenza del giusto modello da seguire. La recente notizia della candidatura di Albertini si prospetta come un’iniziativa civica che supera i partiti e lancia una leadership seria al servizio di un progetto politico ambizioso, che è quello di rifondare l’offerta politica liberal popolare.

E’ con il ritorno al significato di politica intesa come “polis” ovvero come arte di governare la società che si può dare una risposta al distacco della società civile dal mondo politico, e non di certo con l’antipolitica spicciola come quella che si sente dai palchi dei grillini o ancora con il concetto di “rottamazione” così come proclamato da Renzi. Il passaggio generazionale – doveroso e peraltro già in atto – ha bisogno di concretizzarsi con i giusti passi: esperienza e competenza siano al servizio del Paese e di supporto alla voglia dei giovani competenti di agire. Lo scontro tra chi ha un’età anagrafica importante e chi oggi si affaccia giovanissimo all’agone politico si misura proprio sul cambiamento nel fare politica.

I rivolgimenti epocali che hanno ridisegnato la mappa politica del nostro continente impongono nuove sfide che richiedono sin da oggi un impegno fondato sulla conoscenza e sul merito.


Autore: Pasquale Merella

Nato ad Alghero nel 1976, laureato in Economia Politica alla Bocconi, economista e consulente, è stato ricercatore presso l'Istituto di EconPubblica. Si occupa principalmente di finanza e previdenza. Collabora con il Sole24Ore e altre testate specialistiche. Ha fondato Milano Giovani Propone, think tank dei giovani del mondo delle professioni.

One Response to “Interpretare la politica oggi è accettare la sfida del cambiamento”

  1. EdoardoBuso scrive:

    concordo in pieno

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