Si è aperto a Pechino il 18mo congresso del partito comunista cinese con il discorso del presidente della Repubblica e segretario del Pcc, Hu Jintao.

Al centro del suo intervento i casi di corruzione che hanno sconvolto il partito. Su questo, Hu Jintao ha usato il pugno duro, affermando che la corruzione ”puo’ provocare l’affondamento del Partito e dello Stato. Se noi falliamo a trattare questa questione correttamente, essa potrà rivelarsi fatale”.

Hu Jintao ha continuato: il Pcc ”garantira’ che i dirigenti rispettino la legge nel pensiero e nell’azione. Noi dobbiamo garantire che tutti siano eguali davanti alla legge. Nessuna organizzazione o individuo ha il privilegio di calpestare la Costituzione”.

Non è mancato poi un passaggio sulla riforma della “struttura politica” del Paese, ma nessuna reale apertura in senso democratico delle istituzioni cinesi, con il Pcc che è destinato a rimanere l’unico partito.

”La riforma della struttura politica – ha detto – e’ una parte importante delle riforme globali della Cina. Noi dobbiamo continuare i nostri sforzi, attivamente e con prudenza, per perseguire la riforma della struttura politica ed estendere la democrazia popolare”.

Per quanto riguarda l’economia, Hu Jintao ha sottolineato che “in risposta ai cambiamenti economici sul piano nazionale e internazionale occorre accelerare la creazione di un nuovo modello di crescita basato su qualità e prestazioni migliorate”.

Per questo Hu Jintao ha lanciato una sfida: “raddoppiare il Prodotto interno lordo (Pil) del Paese e di reddito medio della popolazione entro il 2020. Nello stesso periodo, ha aggiunto, “faremo in modo che tutta la nostra popolazione sarà coperta dall’assistenza sanitaria pubblica”

La Cina, dunque, deve diventare anche una “una potenza marittima” per difendere “con risolutezza i suoi diritti e i suoi interessi”.

La chiusura dei lavori è prevista per mercoledì, quando Hu Jintao passerà il testimone a Xi Jinping.