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Marchionne e l’auto elettrica, perché alzare lo sguardo oltre il breve periodo

– Le parole di Sergio Marchionne sulla scarsa convenienza dell’auto elettrica (“Più ne vendo e più perdo”) vanno considerate per quel che sono: una fotografia dell’esistente. Nonostante i sussidi che, in una forma o nell’altra, i maggiori governi occidentali concedono alla tecnologia elettrica, il mercato non riesce ad assorbire che una quota ridotta dei veicoli a trazione ibrida, vuoi per la limitata diffusione della rete di ricarica dei veicoli, vuoi per i costi ancora molto elevati delle batterie. D’altro canto, il cane si morde la coda: i bassi numeri di produzione e vendita non innescano economie di scala interessanti. Eppure, come sottolinea lo stesso ad di Fiat e Chrysler, “la trazione elettrica può essere una delle più promettenti nel lungo termine”. E’ la solita contrapposizione tra l’uovo e gallina, se un secondo proverbio è concesso.

La questione che Marchionne solleva è una sorta di “problema QWERTY”, la dipendenza dallo status quo delle scelte economiche per il futuro (path dependance, dipendenza dal terreno). “QWERTY” è la sequenza delle prime cinque lettere delle tastiere. E’ la stessa sequenza che avevamo sulle macchine da scrivere, è sopravvissuta fino ai tablet e probabilmente è destinata ad accompagnarci per molto tempo ancora. Più di uno studio ha dimostrato che altre disposizioni dei tasti (ad esempio il sistema Dvorak) sarebbero più efficienti per gli utenti delle maggiori lingue che usano l’alfabeto latino. Tuttavia, i costi di breve e medio periodo di un’eventuale transizione sarebbero così elevati da scoraggiare i produttori di strumenti dotati di tastiera dal cambiare. Per chi volesse investire un po’ del suo tempo, la letteratura economica presenta riflessioni interessanti sulla dipendenza dal terreno.

A differenza delle tastiere, è ragionevole pensare che i benefici di medio-lungo periodo di un investimento nella diffusione della tecnologia elettrica sarebbero enormi, in termine di emissioni inquinanti, di qualità della mobilità urbana, di indipendenza energetica da paesi poco affidabili o di effetti positivi “collaterali” che l’avanzamento tecnologico produrrebbe. Non esiste solo la trazione elettrica, ovviamente (dall’idrogeno al miglioramento dell’efficienza dei motori a combustibili fossili, la ricerca avanza in ogni direzione) e nessuno può imporre ad una singola azienda una scelta di business: la Fiat, semmai, dovrebbe porsi il problema del divario tecnologico che rischia di accumulare in materia di trazione elettrica con alcune delle sue principali concorrenti (Audi, Citroen, Peugeot).

E’ bene che siano i decisori pubblici ad alzare lo sguardo oltre l’orizzonte. Ci sono misure a costo zero (per quanto riguarda l’Italia, ad esempio, riducendo o annullando le troppe barriere amministrative che ostacolano una maggiore diffusione del motore elettrico) e ci sono misure che comportano spesa pubblica. Ma a volte si chiama ricerca. D’altronde, anche inviare una sonda su Marte è spesa pubblica con basse prospettive di rendimento di breve periodo, come lo era d’altronde la spedizione di tre caravelle in partenza da Palos verso l’ignoto.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Marchionne e l’auto elettrica, perché alzare lo sguardo oltre il breve periodo”

  1. pippo scrive:

    L’esempio della tastiera QWERTY vale se si usassero ancora quelle meccaniche.
    Infatti per i dispositivi touch e solo questione di software e si possono utilizzare a piacere disposizioni che si preferiscono.

    La svolta per l’auto elettrica la possono dare i divieti di circolazione per le auto non elettriche nei centri storici. Aumentano i noleggi. Aumentano le officine per le conversioni. Come per le centrali elettriche sostituite da micro generatori in rete spariranno le grandi fabbriche ma ci saranno tanti assemblatori e diverse aziende di componentistica.

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