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Elezioni USA/3. Stato per Stato, una sfida tra poveri

– Nell’imminenza del voto presidenziale negli Stati Uniti, abbiamo deciso di dedicare a questo argomento tutta la programmazione di Libertiamo della giornata. Ecco i link agli altri articoli:
Se vince Obama, è grazie a Marchionne
Elezioni USA/1. Perché, da iraniana, voto Romney
Elezioni USA/2. Il GOP ha fatto di tutto per non vincere e Obama di tutto per perdere

Duecentosettantuno non è un numero come un altro.  Mai come in queste ore esso ha assunto un significato tanto importante: il numero di “Grandi Elettori” sufficiente a far sedere un uomo sulla poltrona della Casa Bianca. Al momento i due sfidanti, Barack Obama e Mitt Romney, stanno girando i key States nella speranza di poter convincere gli indecisi.

Dalla fine di Agosto il Presidente democratico ha praticamente perso per strada il vantaggio a due cifre accumulato lungo tutto il percorso di questa dura campagna elettorale segnata dalla terribile crisi economica globale.

Il primo dibattito di Denver, dove Romney ha trionfato (soprattutto per demerito dello sfidante),   ha dato il colpo finale ad Obama che è stato costretto a fare i conti la realtà. I democratici, probabilmente colti alla sprovvista, hanno dovuto rimboccarsi le maniche quest’ultimo mese, sfruttando tutto quello che avevano a disposizione. L’uragano, “Sandy”  ha però fermato il “momentum” di Romney: ha mostrato un Presidente in carica vero Commander in Chief dirigere gli aiuti alla popolazione, ma non ha ridato quel vantaggio che forse lo staff del Presidente sperava. Inoltre, la “macchina da guerra” per l’early vote (i democratici per tradizione tendono a votare prima dell’election day), guidata dall’ottimo Jim Messina, non sembra essere riuscita a portare tutti i democratici al voto. Gli afroamericani e gli ispanici, più inclini a non votare, sembrano ancora resistere ai richiami della marea di volontari sparsi nei vari Stati che in questi giorni hanno votato in anticipo.

A dirla tutta la campagna elettorale ha un po’ lasciato l’amaro in bocca: Barack Obama ha fatto un percorso arido, non troppo convincente e costellato, ogni tanto, da qualche scorrettezza nei confronti dell’avversario. Difficilmente si ricordano momenti eclatanti (come ad esempio è successo nel 2008), in un cammino più incentrato a convincere del lavoro svolto piuttosto che a sottolineare nuove strategie per far fronte agli enormi problemi ancora esistenti. L’Obamacare, che ancora non convince più della metà del popolo americano, ed il bailout dell’auto, una iniezione di fondi statali forse inevitabile, ma chiarificatore della totale assenza di strategia dell’attuale amministrazione, sono stati gli unici veri traguardi dei democratici in quattro anni di mandato

Mitt Romney non ha certamente fatto meglio. Durante tutte le primarie non è riuscito a scuotere davvero il suo elettorato ed è stato incapace di trasmettere emozioni. Unico lampo il primo dibattito di Denver, complice un Obama completamente assente e colto di sopresa da un candidato repubblicano “troppo vivo” per essere vero. Romney ha sfruttato l’unica strategia possibile: trasformare le elezioni in un referendum sul Presidente e, stando ai sondaggi, sembra esserci riuscito.

Guardando però Mitt Romney e Barack Obama ci si rende immediatamente conto come la soggettività e l’oggettività non siano mai nettamente distinte fra loro se fin dal principio la linea di confine risulta appannata. E di quanto sia facile poi spostarla intenzionalmente. Purtroppo quello a cui stiamo assistendo è  una “guerra fra poveri”, dove il primo sfidante, quello di Chicago, ha dato prova di non essere in grado di far fronte alla crisi economica, ed il secondo sfidante, quello nato a Detroit, si è limitato ad aspettare gli eventi, conscio del fatto che la situazione economica lo avrebbe certamente aiutato. Obama dal 2008 è molto cambiato agli occhi degli elettori. Sono ormai lontani i “bagni” di folla dove tutta l’America lo acclamava. Oggi l’amministrazione democratica è costretta a gioire davanti ad un 8% di popolazione senza lavoro, barcamenandosi con dati di persone che invece ormai un vero lavoro non lo cercano più. E chi è invece Mitt Romney? E’ il governatore del Massachusetts che collabora con i democratici sul sistema sanitario locale o quello che abbiamo conosciuto in questa campagna elettorale, più conservatore ed amico del Tea Party? O è ancora quello delle ultime settimane, spostatosi nuovamente al centro per attirare il voto femminile e gli indecisi? O solamente un leader della comunità  Mormone, congregazione culturalmente chiusa ed elitaria?

Oltre a tutto questo esiste anche una “spada di Damocle” che pende su tutto l’election day di questa notte: votare è un diritto costituzionale in America. Significa che ogni americano deve poter avere la possibilità di votare. Se, per problemi logistici ed organizzativi,  l’uragano “Sandy” rendesse inaccessibile il voto nelle regioni più colpite darebbe la possibilità di ricorsi legali da parte di entrambi i candidati. Troppe domande e troppe incognite a cui è difficile dare adesso una risposta. L’incertezza regna ed il futuro rimane incerto.

A poche ore dal voto la situazione vede il voto popolare diviso esattamente a metà.

La situazione degli Swing  States invece è la seguente:

IOWA ( prima delle convention: Obama 45,3% Romney 44,3%. Media odierna: Obama 47,8%, Romney 46,5% ) – L’Endorsement del Des Moines Register a Mitt Romney  (la scelta di un altro repubblicano del Des Moines risale al 1972 con Richard Nixon) e la scarsità di sondaggi portano a poter considerare l’ Iowa TOSS-UP .

WISCONSIN ( prima delle convention: Obama 48,2% Romney 46,8%, media odierna: Obama 49,8%, Romney 45,8% ) – Questo è lo stato del fallito tentativo di recall ai danni del repubblicano Scott Walker. Per questo motivo lo Stato è per forza di cose TOSS-UP

OHIO ( prima delle convention: Obama 46,8% Romney 45,2%, media odierna: Obama 48,9%, Romney 46,6% ) – Nonostante il salvataggio di Chrysler il Presidente non è riuscito a prendere un vantaggio consistente su Romney. Qui la media sondaggi si fermerebbe ad un paio di punti di vantaggio per Obama. Ragion per cui possiamo definire anche questo Stato TOSS-UP

NEVADA ( prima delle convention: Obama 49,0% Romney 44,8%, media odierna: Obama 50,0%, Romney 47,6% ) – Dal voto anticipato sappiamo che nella contea di Swingy Washoe (Reno) i due sfidanti sono pari e che i democratici sono in vantaggio nella Contea di Clark (Las Vegas). Questo dovrebbe essere sufficiente a frenare il resto dei conservatori di questo stato. Nonostante l’appoggio per Romney della comunità Mormone presente nella regione, probabilmente questo Stato pende a favore di Obama e quindi lo possiamo classificare come LEANS DEMOCRATIC

VIRGINIA ( prima delle convention: Obama 47,3% Romney 46,7%, media odierna Romney 47,9%, 47,4% Obama ) – Obama ha perso tutto il vantaggio accumulato. Entrambi gli schieramenti però si dicono sicuri della vittoria. La media sondaggi indica un testa a testa al cardiopalma. Quindi questo Stato può tranquillamente considerarsi  TOSS-UP

FLORIDA ( prima delle convention: Obama e Romney erano pari al 46,3%, media odierna: Romney 49,1%, 47,9% Obama ) – Qui i sondaggi, da un mese a questa parte, danno stabilmente in vantaggio Romney che però, nella scorsa settimana, si è impegnato in una giornata di rally nello Stato. Forse sa qualcosa che noi non sappiamo. Nonostante tutto classifichiamo questo Stato come LEANS REPUBLICAN

NEW HAMPSHIRE ( prima delle convention: Obama 48,3% Romney 44,8%, media odierna: Obama 48,7%, Romney 47,7% ) – Anche qui Obama ha perso tutto il vantaggio conquistato nei mesi di campagna elettorale. In effetti questo è un territorio che da pochi Grandi Elettori. Può quindi valere tutto o nulla. Se però nel 2000 Al Gore avesse vinto in questa regione il recount in Florida non avrebbe avuto alcun senso. Lo Stato lo classifichiamo come TOSS-UP

COLORADO ( prima delle convention la RCP media polling: Obama 47,6%, Romney 46,0%, media odierna: Obama 48,2%, Romney 47,7% ) – Romney è in lieve aumento in Colorado che però rimane ancora incerto. Per il repubblicano questo rimane uno Stato fondamentale, perché se Obama dovesse perdere sia qui sia in Ohio, per il democratico sarebbero dolori. Questo Stato lo possiamo classificare come  TOSS-UP

PENNSYLVANIA E’ esagerato inserire anche questo Stato come incerto? In questa regione l’ultimo repubblicano ad aver vinto è stato George HW Bush nel 1988. Eppure da qualche settimana si registrano sondaggi che danno i contendenti in parità. Non è un caso che in queste ore Mitt Romney sia proprio in Pennsylvania per cercare di tirare la volata su una regione che da vent’anni è saldamente di colore blu. 20 Grandi Elettori che costituirebbero per il repubblicano uno stravolgimento della mappa elettorale e metterebbero Obama in seri guai.

Per finire la mappa elettorale Real Clear Politics : Obama è a 201.  146 sono i TOSS UP(gli incerti) e Romney risulterebbe con 191 electoral votes.

La sfida è aperta. Che vinca il meno peggio. Purtroppo!


Autore: Cristoforo Zervos

Nato a Modena nel 1972, vive a Roma. Giornalista pubblicista, si occupa di notizie di Cooperazione internazionale e di foreign policy, con un'attenzione particolare per gli Stati Uniti, Africa e Medio Oriente. Ha collaborato con Liberal quotidiano e Formiche.net e ha un blog sull'Huffington Post. Gran collezionista di fumetti, ha anche la passione per la musica e suona la batteria. È sposato con Daniela e ha un figlio, Pietro.

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