Albertini candidato in Lombardia, pensiero stupendo

di LUCIO SCUDIERO – Gabriele Albertini candidato presidente in Lombardia è una notizia bella, bellissima. Di quelle notizie che riconciliano con la politica e con l’idea che l’Italia sia ancora un paese europeo e non sudamericano.

Ecco perchè.

Perchè la testa d’Italia – Milano – fa quel che si richiede a tale parte del corpo: ragiona e indirizza il resto degli arti. E partorisce una candidatura degna di sè e della sua tradizione borghese. Forse due, se Umberto Ambrosoli accettasse di correre per il PD. Per una regione che è due volte la Svizzera e maggiore dell’Olanda, sarebbe un ottimo segnale all’Europa.

Perchè Gabriele Albertini ha scelto come rotta il mare aperto della società civile invece dello stagno puzzolente dei partiti. Lo ha fatto con garbo e stile, ma con tanta sicurezza. Gabriele Albertini non può prescindere dal PdL lombardo. Gabriele Albertini deve. E’ la sua forza. Lui lo sa, come lo sanno Alfano, Formigoni e via elencando. Alla fine non è escluso che questi ultimi tentino di rientrare nella partita, ma sapendo di salire su un “autobus” in cui il conducente è un altro. Come che vada, quella di Albertini è una candidatura che sventra il PdL: l’uomo è l’icona del suo fallimento etico – politico, nella misura in cui ne è il contrario. Persona onesta e misurata, ottimo amministratore, lontano dagli scandali di corte quanto vicino alla migliore constituency berslusconiana.

Perchè prescindere dal Pdl vuol dire quasi sicuramente prescindere dalla Lega e dalle sue contorsioni localiste e antieuropee.

Perchè è il first mover di un’area di centro finora irresoluta ai limiti dell’imbarazzo. Albertini fa quello che nessuno da quelle parti ha avuto lo spirito di iniziare: rompe gli equilibrismi tattici, ci mette la faccia, propone una leadership, la sua, attraverso cui lancia l “opa” su un elettorato particolarmente sensibile alla qualità liberale dell’offerta politica. E con quella decide di competere, qualunque cosa decidano gli atri shareholders del “fu” centro destra ciellino. Se serviva un esempio di iniziativa politica da cui copiare per la cd. “Lista per l’Italia”, ecco serviti.

Perchè Gabriele Albertini è un sussulto di dignità – tutta politica – contro il qualunquismo contumelioso dell’antipolitica. E’ stato sindaco di Milano per due mandati, è parlamentare europeo. Non è nuovo, e neppure vecchio. E’ solo una persona seria a capo di un’iniziativa politica altrettanto seria. E vera, perchè impostata sulle coordinate dell’innovazione, che consiste nell’aver capito che non esistono più blocchi elettorali dai comportamenti prevedibili, bensì elettori da conquistare con uomini credibili e programmi responsabili. E che destra e sinistra rimarranno ostaggio dei propri fantasmi, cioè Berlusconi e la socialdemocrazia.

La Sicilia, con tutto il rispetto, non è stata laboratorio di nulla.  Albertini, al contrario, può anticipare il format riformatore della terza repubblica.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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