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Green agenda, l’Inghilterra ci ripensa mentre Obama tira dritto verso il fallimento

– A soli quattro giorni da una delle elezioni presidenziali più importanti della storia degli Stati Uniti, il dibattito sulle politiche energetiche da attuare nel prossimo futuro rimane un punto centrale nella piattaforma elettorale di entrambi i candidati. Il presidente Obama non sembra intenzionato a cambiare rotta rispetto alla green agenda che nel 2008 giocò un ruolo fondamentale nella sua elezione, benché nella pratica di governo si sia rivelata tra le politiche energetiche più fallimentari che gli Stati Uniti abbiano mai sperimentato.

L’unico effetto sortito dall’elargizione di miliardi di dollari in sussidi pubblici ad aziende del settore delle rinnovabili – spesso prive di un valido piano di sostenibilità finanziaria – è stata la bancarotta di ben 19 delle start-up ecologiste nate grazie agli ingenti trasferimenti di denaro pubblico garantiti dal presidente Obama.

Nel frattempo, dall’altro lato dell’Oceano, quei governi europei costretti dalla crisi del debito sovrano a fare i conti con una spesa pubblica divenuta insostenibile sembrano lanciare segnali diametralmente opposti a quelli provenienti da Washington. In tal senso, le notizie più confortanti arrivano da Londra, dove i postumi della sbornia ecologista sembrano ora lasciare spazio a politiche più razionali, efficienti e certamente meno dispendiose.

Lo scorso mercoledì, ai lobbisti di RenewableUK le dichiarazioni del ministro delle Politiche Energetiche britannico John Hayes devono essere sembrate un pessimo scherzo di Halloween. L’intenzione del governo, infatti, sarebbe di porre un freno all’installazione di nuovi impianti eolici on shore sull’intero territorio del Regno Unito. Il solo fatto che il ministro abbia scelto di rendere pubbliche le intenzioni dell’esecutivo a poche ore da un importante convegno della lobby del settore eolico indica una certa determinazione da parte del governo Cameron nel porre fine a quella che l’inglese Daily Mail definisce «una delle più grandi illusioni politiche del nostro tempo».

Non deve sorprendere il fatto che proprio un paese che ha molto investito nell’eolico sia ora il primo ad abbandonare la suggestione di una politica energetica largamente sussidiata e scarsamente redditizia. Soltanto due anni fa nel Regno Unito veniva inaugurata la centrale eolica più grande del mondo, nell’entusiasmo generale di un paese convinto che fosse quella del vento la via più consona al raggiungimento degli obiettivi imposti dal programma Europa 2020, che prevedono che entro il 2020 un terzo dell’approvvigionamento energetico di ognuno dei paesi membri dell’UE provenga da fonti rinnovabili.

Benché agli ambientalisti piaccia pensare che il mercato delle rinnovabili stenti a decollare per mancanza di investimenti, l’evidenza britannica dimostra che negli ultimi anni i suddetti finanziamenti non sono di certo mancati. Al contrario, la decisione del governo di lasciarsi l’eolico alle spalle, nonostante il denaro speso per tentare di agevolarne il mercato, è la prova che a mancare non è stato il sostegno dei contribuenti ma la sostenibilità finanziaria di simili progetti, troppo spesso posta in secondo piano rispetto alla sostenibilità ambientale, che da sola non è certo in grado di fornire ai sudditi britannici l’energia di cui hanno bisogno.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

2 Responses to “Green agenda, l’Inghilterra ci ripensa mentre Obama tira dritto verso il fallimento”

  1. marcello scrive:

    Un settore poco battuto ma che ritengo potrebbe produrre molta energia è quello del solare termodinamico.

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  1. […] Daniele Venanzi, Libertiamo, 3 novembre 2012 Posted in Evidenza, Politica e risorse Tagged Daily Mail, Elezioni, eolico, Europa 2020, green agenda, impianti, Inghilterra, John Hayes, ministro, obama, on shore, politiche energetiche, Regno Unito, RenewableUk, rinnovabili, sussidi, UK, Venanzi […]