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Ottobre 2012. Fli, ultima chiamata

La vicenda delle elezioni siciliane rappresenta un esempio paradigmatico del pervertimento che minaccia Futuro e Libertà. Partiti con l’idea di proporre una lista aperta e improntata al rinnovamento, alla lotta alla cultura mafiosa, alla partecipazione dei cittadini, all’invenzione di nuove politiche economiche ci siamo ritrovati diluiti in una imbarazzante coalizione che, solo per eufemismo, può essere definita qualunquista e moderata.

La visibilità di una posizione originale e innovativa è scomparsa, facendo dileguare anche la significativa presenza di molti giovani che si erano riconosciuti in Fli. Ma – assicuravano le solite vecchie volpi, sedicenti maestri di scaltro realismo e abituati a decidere con una telefonata, senza l’ingombro di troppo democratiche assemblee – avremmo così richiamato il gregge smarrito dei “nostri” che non possono capire le sterzate troppo disinvolte di Fini e abbisognano di poche idee, grigie ma chiare e ben pettinate, con la scriminatura a Destra… Così gli uscenti sono usciti, mentre l’antipolitica ufficiale occupa un’area pari a tre quarti del corpo elettorale (sommando astensione e “antipartiti”) e l’antipolitica ufficiosa dei vecchi partiti copre buona parte del rimanente bacino.

Grande assente, la proposta propriamente politica, progettuale e vitale, quella che Fli avrebbe potuto incarnare senza concorrenti se si fosse rivolta all’urgente domanda di cittadinanza attiva che reclama nuove forme partecipative e nuovi sbocchi costituenti: quello spazio pubblico molto concreto totalmente ignorato dai professionisti della furbizia. Così cinicamente realisti che, rinunciando programmaticamente agli obiettivi più ambiziosi, finiscono fatalmente con il mancare anche la soglia di quelli minimi. E non capiscono che non ci sono più i “nostri”, uno zoccolo duro che ci appartiene, come pensavano ancora i latifondisti nell’imminenza della Rivoluzione Francese.

Ma nelle elezioni siciliane si è consumato solo un episodio di una deriva più generale, di cui tutti parliamo nelle conversazioni private e che è bene ora discutere pubblicamente: dalla netta strategia della rottura, atto politico coraggioso che ha significato la nascita del partito come progetto congiurato di rinascita civile, ci siamo progressivamente rannicchiati in una posizione sterilmente difensiva e contraddittoria, la paura del nuovo di molti e le ataviche riserve mentali di altri hanno fatto troppe volte perdere a Fli ogni spirito di iniziativa, offuscando la sua costitutiva diversità rispetto alle formazioni preesistenti  e avvitando l’ambiente in una spirale di depressione psicologica e paralisi immaginativa.

Così anche i più generosi sono stati colti dalla tentazione di rinunciare alla fusione e al superamento di diverse identità, tutte ormai logorate e spettrali, in una sintesi inedita all’altezza del nostro presente. Anche i più aperti sono troppo spesso tornati ad aggrapparsi al residuo di vecchie appartenenze, nell’illusione che bussole tarate per mondi ormai scomparsi potessero servire sotto un cielo irreversibilmente cambiato. In questa situazione rischiano il naufragio anche le campagne più importanti.

La Lista per l’Italia, per esempio, può essere la promessa e la premessa di un vasto rinnovamento oppure la precaria fusione a freddo di interessi e prospettive diversi e inconciliabili, tutto dipende dall’intensità dell’emozione politica e del rigore geometrico che vengono impegnati. Ma il nostro tempo non è illimitato, la politica è capacità di prendere al volo tempestivamente un’occasione, prima che il varco improvvisamente creatosi altrettanto repentinamente si richiuda e quello che è stato possibile per un attimo ci appaia poi solo come lo scampolo di un sogno insensato. È una questione di coraggio, perché la politica non è un asilo, né un rifugio – la politica è scommessa, è patto per un’avventura.

Non sono solo i partiti a essere in crisi ma la politica stessa è in pericolo perché non ha più né parole né ragioni per dirsi. Le parole della politica sono corrose, sono spuntate, non fanno presa sulla realtà.
Non c’è politica senza un pensiero di rottura delle consuetudini usurate: occorre abbandonare la retorica che inchioda il futuro al passato. Superando le vecchie e inaridite appartenenze, congedando le ossessioni e i ricatti delle memorie ferite, la politica rinasce nel punto in cui si incontrano immaginazioni diverse che congiurano per un nuovo patto politico.
Non c’è politica senza un pensiero che esprima la passione del presente come intelligenza del futuro, che non è solo dopo, ma è anche altro: è sparigliare le carte e le compagnie del gioco per disegnare nuove coordinate dell’impresa comune.
È in atto un sommovimento geologico delle categorie della politica e, in questa accelerazione dei tempi, la forza dinamica sprigionata dalla crisi può essere convertita in energia produttiva. Il compito richiede coraggio – virtù politica per eccellenza.
Manifesto di Ottobre, ottobre 2010


Autore: Peppe Nanni

Nato nel 1957 a Milano dove si ostina a fare l’avvocato, presidente dell’Associazione Hetairia-Officina politica, è tra i promotori del Manifesto di Ottobre. Auspica un’epidemia di passione politica e per questo congiura con Eros, Atena e Dioniso.

7 Responses to “Ottobre 2012. Fli, ultima chiamata”

  1. lorenzo scrive:

    Ciao Peppe!

    parole sante! Purtroppo cadranno nel vuoto pneumatico. FLi ha perso una grande opportunità. Senza rimpianti perchè probabilmente la sua classe dirigente che non è stata in grado di capire lo scenario, non sarebbe stata poi in grado di gestirlo.

  2. lodovico scrive:

    Mi piacerebbe conoscere le tue idee,quelle del manifesto sono troppe e vuote.

  3. Achille Buonfigli scrive:

    Purtroppo FLI è solo una grande occasione persa, senza possibilità di recupero. In politica non esistono i tempi supplementari. Una prece.

  4. Ivan scrive:

    Scusa ma lo sai che nelle vostre liste voi avete messo solo il simbolo e (forse) un candidato per provincia? Le liste sono state fatte con tutti i candidati che aveva in eccedenza Lombardo (e credimi sono loro che hanno consentito di arrivare al 4%). Non lo dico in antipatia con il vostro progetto politico (anzi) ma solo per amore di verità e perché personaggi come Briguglio e Granata che bene, di certo, non fanno a Fini non contrabbandino un falso dato elettorale. Senza Lombardo non sarebbe stata presentata nessuna lista

  5. enzo51 scrive:

    Fini è un miserabile!

    Sempre attaccato alla “gonna” di qualcuno ha rovinato nell’illusione menti giovani e dinamiche che ,nella speranza di una nuova era politica, avrebbero potuto dimostrare tutte le loro capacità qualora fosse stato,lui,più presente e pugnace nell’interesse di Fli che non è solo una sigla ma voleva essere una forza diversa e innovatrice per il nuovo corso politico che si sta delineando nel PAESE.

    Peccato ma forse ha ragione Pierangelo Buttafuoco che,riferendosi allo tsunami che ha travolto politicamente la sua Sicilia,afferma che non ci sarà salvezza nè per la Sicilia nè per il Paese.

    Amen.

  6. creonte scrive:

    e senza Briguglio e Granata cosa rimane?
    è da lì che può ripartire un vero movimento di prodesta contro il PD+L

  7. enzo51 scrive:

    Si faccia avanti Benedetto della Vedova,uno tra i primi ad aver dato fiato e corpo alla attuale malconcia FLI e si distacchi da quel ectoplama di Fini!

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