Il voto siciliano: le istituzioni screditate, il rischio default e il tecnofascismo

di PIERCAMILLO FALASCA – Se il 52 per cento degli elettori siciliani non ha votato, in alcuni casi per necessità e in moltissimi per scelta, il segnale incontrovertibile di queste elezioni è la totale mancanza di credibilità delle istituzioni, sull’Isola e con ogni probabilità in tutto il Paese. Astenuti, voti a Grillo e sparute preferenze raccolte dal “Popolo dei forconi” rappresentano i due terzi dell’elettorato. Il resto è una minoranza, che sostanzialmente ha scelto di riconfermare l’assetto di potere degli ultimi anni, leggermente riequilibrando a sinistra l’asse dell’accordo e migliorando (grazie alla biografia del neo-presidente) l’immagine dell’istituzione.

Ciò detto era un accrocco confuso quello lombardiano, sarà un crocchè quello di Crocetta, che dovrà cercarsi la maggioranza in Assemblea. La vera differenza la farà, oltre al basso tasso di legittimità di chi ha vinto, la paurosa crisi finanziaria della Regione siciliana, cui Fitch ha appena abbassato il rating da BBB+ a BBB. Di autonoma, la nuova giunta siciliana, avrà solo la scelta del santo a cui votarsi; i margini per l’azione politica e amministrativa saranno molto ridotti, se non nulli. Il default è dietro l’angolo.

Altri significati nazionali non ce ne sono o sono palesemente forzati, a cominciare dall’analisi vintage di Alfano (unito il centrodestra vincerebbe) e dal tentativo di Casini di lanciare un’alleanza progressisti-moderati, in barba a tanta retorica montiana finora espressa dal leader dell’UDC. A parziale discolpa di tutti, inclusi Alfano e Casini, c’è l’assenza totale di prospettiva degli attuali partiti, a cui persino i leader non possono far fronte. Il tempo per le elezioni politiche è risicato, così come quello per le regionali del Lazio e della Lombardia, e non è detto che per quella data si riesca a stabilizzare il quadro politico italiano. Anzi, è quasi impossibile. Per questo bisogna lavorarci, provando a far emergere nuove offerte credibili e serie: l’alternativa è una graduale e allegra discesa verso un tecno-fascismo contemporaneo in salsa grillina.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

2 Responses to “Il voto siciliano: le istituzioni screditate, il rischio default e il tecnofascismo”

  1. lodovico scrive:

    “Per questo bisogna lavorarci, provando a far emergere nuove offerte credibili e serie: l’alternativa è una graduale e allegra discesa verso un tecno-fascismo contemporaneo in salsa grillina.”Basterebbe,forse, esser fedeli alle proprie idee e scartare il clientelismo e un’idea della politica totalizzante. BASTA ED AVANZA- MA PER FAVORE ALLONTANI L’IDEA DI FAR EMERGERE NUOVE OFFERTE CREDIBILI E SERIE.

  2. lodovico scrive:

    “Il resto è una minoranza, che sostanzialmente ha scelto di riconfermare l’assetto di potere degli ultimi anni, leggermente riequilibrando a sinistra l’asse dell’accordo e migliorando (grazie alla biografia del neo-presidente) l’immagine dell’istituzione.” Le analisi a caldo spesso inducono ad errori. Il numero degli elettori del PD si è dimezzato rispetto alle precedenti elezioni regionali, sono aumentate invece le preferenze per Crocetta rispetto a quelle espresse nelle tornate precedenti e questo significa che molti elettori hanno manifestato la loro preferenza ad un uomo per le sue qualità e questo mi sembra un passo avanti- mentre nella destra illuminata non c’è un profilo che incanti per idee o per coerenza.

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