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Attenti a non combattere la negazione con la censura

– Solo pochi giorni fa, il 16 ottobre, anniversario della deportazione nazista degli ebrei romani, in una conferenza stampa nella Sala Caduti di Nassiriya, a Palazzo Madama, i rappresentanti della comunità ebraica, hanno presentato un disegno di legge finalizzato a rendere reato penale, punibile con condanne che possono arrivare ai tre anni di reclusione, qualsiasi atto o dichiarazione che implichi la negazione o il ridimensionamento dell’Olocausto.

Tale proposta è stata accolta, almeno in apparenza, a braccia aperte da molti esponenti politici, quali Schifani, Fini e, dulcis in fundo, il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri che si è detto “onorato di sostenere questa proposta”.

Premesso che comprendiamo come la negazione della Shoah possa urtare la sensibilità delle persone, soprattutto ebree ma non solo, che da questo evento sono state toccate, questo non significa che sia lecito arrestare una persona che, esprime una sua opinione, condivisibile o no.
Non solo la negazione, ma anche il “ridimensionamento” (non meglio specificato) dei crimini nazisti verrebbero infatti puniti, vietando non solo la libertà di espressione dei singoli individui, ma anche la ricerca storica, imponendo dall’alto una verità insindacabile, che non può essere contraddetta, pena il carcere.

Il fine di questa legge sarebbe, a dire di chi l’ha proposta, di contrastare l’antisemitismo dilagante in molti paesi europei.
Combattere il razzismo è certamente uno scopo nobile, ma non si combattono gli estremismi limitando la libertà di espressione, perché è anche questa una limitazione, non trascurabile, di quella libertà individuale la cui difesa dovrebbe essere l’obiettivo di ogni moderato.

Con un atto di questa entità, la comunità ebraica italiana potrebbe invece ottenere l’effetto opposto, alimentando il mito, purtroppo sempre vivo, dell’ebreo liberticida, fornendo ulteriori argomenti a chi vuole seminare quell’odio che tanto si vuole contrastare.
Non è certamente tramite la censura che si ottengono risultati positivi, perché, se così fosse, la Russia di Putin sarebbe un paradiso terrestre.


Autore: Giacomo Dolzani

Nato nel 1989, residente a Trento. Studente di Ingegneria Ambientale alla facoltà di Mesiano (TN). Militante di FLI e responsabile giovani del Circolo Tridentino per la Libertà ed il Sociale.

2 Responses to “Attenti a non combattere la negazione con la censura”

  1. Franz scrive:

    Nel voler imporre la propria visione del mondo…si (e ci )stanno NUOVAMENTE infilando in un vicolo molto buio…

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