– In Italia si privatizza per disperazione, quando la situazione è irrecuperabile ed è troppo tardi. Quindi si privatizza male. Si privatizza male quando la cessione ai privati di società a partecipazione pubblica non è preceduta da una liberalizzazione del settore che tolga all’operatore pubblico i privilegi e le rendite di cui gode. Se spesso all’incumbent pubblico questi non bastano per tener lontana la concorrenza, la posizione dominante mantenuta dal soggetto privato vanifica buona parte dei vantaggi che l’apertura al mercato di un settore promette.

Sono serviti tre anni e mezzo per raddrizzare un’operazione, la privatizzazione di Alitalia, che ha trasformato un quasi-monopolio pubblico in un altrettanto nocivo quasi-monopolio privato.
A sua volta, la cessione della partecipazione pubblica in Alitalia è stato un parto di 27 mesi. Oltre due anni durante i quali sono stati bruciati 1,8 miliardi di euro, mentre la politica si lambiccava su come fosse possibile mantenere l’italianità della compagnia di bandiera, l’orgoglio più costoso e inefficiente della patria.

Giuricin e Melini osservavano nel 2009 che la legge 166/08, con cui il Parlamento italiano dava avvio al processo di privatizzazione di Alitalia, non dava spazio alla concorrenza:delle prime 25 rotte italiane, ben 14 vedono la predominanza assoluta di Alitalia con una quota di mercato superiore all’80 per cento”. In particolare, la legge concedeva una franchigia di tre anni, quindi fino a febbraio 2012, sulla rotta Roma-Milano.
L’Antitrust è quindi intervenuta lo scorso 27 settembre per fissare al 28 ottobre 2012 il termine entro il quale Alitalia avrebbe dovuto cedere otto slot sulla rotta che collega la capitale al capoluogo lombardo.

Nonostante ciò apparisse in linea con quanto l’ex compagnia pubblica era disposta a concedere, Alitalia ha presentato ricorso al Tar, sperando in un rinvio del termine. La rotta Roma-Milano è tra le più redditizie e il suo controllo pare garantire una rendita di posizione alla quale è difficile rinunciare.
Il 17 ottobre il Tar del Lazio ha però respinto il ricorso e la gara per l’acquisizione di sette slot è stata aggiudicata all’inglese Easyjet. La compagnia low cost inglese potrà quindi trasportare i viaggiatori dalla mattina alla sera dalla Capitale al capoluogo milanese.

Il prossimo inverno, Easyjet potrà contendere ad Alitalia i passeggeri in viaggio tra Roma e Milano, a colpi di sconti e low fare.
A meno che il TAR non intervenga dando ragione a Meridiana, che ha già annunciato di voler contestare la decisione dell’Antitrust, lamentando che l’assegnazione è lesiva dei suoi diritti e interessi. La compagnia sarda lamenta che il programma proposto in sede di gara era idoneo per gli spostamenti in giornata. Infatti, con la disponibilità degli slot su Linate già in possesso di Meridiana fly, sommati a quelli Alitalia, il Gruppo afferma di essere l’unico vettore in grado di operare un programma completo di 16 voli giornalieri tra Linate e Fiumicino.

Certo, Easyjet garantirà 10 voli giornalieri, anziché 16; ma se l’obiettivo era quello di dare al consumatore maggiori possibilità di scelta e di beneficiare di una sana concorrenza tra i prezzi, allora potrebbe essere stato già raggiunto.