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Sabine Herold ci racconta ‘i piccioni’ che si sollevano contro le tasse di Hollande

– C’è un (relativamente) piccolo ma agguerrito movimento di opinione che in questi giorni sta alzando la testa in Francia, contro la legge finanziaria del governo socialista di François Hollande e Jean-Marc Ayrault.

Sono i “piccioni” (les “pigeons) – un’espressione familiare per “fessi” –  un gruppo di imprenditori soprattutto giovani che si sta mobilitando, perché non sopporta di essere il capro espiatorio della retorica anticapitalista di parte importante del mondo politico francese.

L’iniziativa è partita da un editoriale del venture capitalist Jean-David Chamboredon su “La Tribune contro il progetto socialista di colpire le rendite di capitale – che siano cedole, dividenti o capital gains – e che prevede nella pratica che le plusvalenze sulla vendita di una start-up possano essere tassate fino al 60%.

La nuova legge rappresenterebbe un disincentivo forte per chiunque avesse voglia di provare a scommettere su una nuova realtà imprenditoriale, rischiando i propri soldi e mettendoci il proprio lavoro. Già è alta in questo momento di crisi la possibilità di insuccesso, ma se a fronte di un eventuale successo gli investitori si vedranno scippato  il grosso del valore creato, chi potrà avere interesse ad iniziare una start-up o finanziarla?

Il “movimento di difesa dei piccioni” ha raccolto in pochi giorni oltre 70 mila like su Facebook e  quasi 10 mila follower su Twitter.

Abbiamo parlato di questa mobilitazione e più in generale dell’attuale scenario francese con Sabine Herold, la giovane attivista che nell’ultimo decennio è stata tra i protagonisti della scena liberale francese, acquisendo notorietà internazionale quando nel 2003, a soli 22 anni, guidò a Parigi un’imponente manifestazione a favore delle riforme economiche.

Oggi la Herold ha fatto un passo indietro dalla politica attiva, ma è ancora osservatrice attenta delle dinamiche sociali ed economiche del paese e non nasconde la propria profonda empatia con i pigeons.

Sabine, che cosa sta succedendo in Francia in questo momento? Com’è nata la mobilitazione dei “piccioni”?

«Lavoro da vari anni nel settore del venture capital e questo mi porta ad essere quotidianamente in contatto con un gran numero di imprenditori, uomini d’affari ed investitori ed ad avere una percezione chiara del loro umore in questo momento. Queste persone sono veramente preoccupate di come il governo socialista sta gestendo l’economia.

Il fenomeno dei “piccioni” è significativo della situazione di malessere che i settori produttivi stanno vivendo. Quello che colpisce di questo movimento è che non si tratta di una protesta organizzata o in qualche modo teleguidata. E’ un’iniziativa spontanea che parte dal basso, nata in gran parte grazie ad internet ed ai social network e la maggior parte delle persone che vi partecipano non hanno mai fatto in passato nessuna forma di politica»

Credi che questo movimento possa riuscire a vincere la sua battaglia?

«Il governo è stato in gran parte colto di sorpresa da questo tipo di reazione ed ha dovuto fare qualche concessione, come rendere regressiva l’imposta sul capital gain in funzione del numero di anni per cui si detiene la società. La mia sensazione è, però, che si tratti di modifiche largamente insufficienti ed in ogni caso il rischio è di creare un sistema complesso e distorsivo rispetto alle decisioni aziendali, in quanto gli imprenditori ed i dirigenti anziché muoversi sulla base di criteri di efficienza economica dovranno “pesare” anche l’impatto del diverso prelievo fiscale nei vari casi.

Adesso i “piccioni” cercano una sponda all’Assemblea Nazionale, ma secondo me non la troveranno perché i nostri eletti non hanno alcuna cultura economico-finanziaria e sono del tutto incapaci di comprendere le implicazioni di determinate decisioni politiche e di confrontarsi con i modelli economici della società di oggi»

Tra le scelte di Hollande quella che ha maggiormente “bucato” sui media stranieri è l’introduzione dell’aliquota marginale al 75%. Che cosa ne pensi?

«Penso innanzitutto che sia triste il fatto che tale misura sia molto popolare qui in Francia; Hollande guadagnò punti nei sondaggi quanto l’annunciò. Purtroppo da noi c’è un sentimento profondo e radicato di fastidio nei confronti dei ricchi, o anche semplicemente di chi è percepito come ricco.

Un’aliquota così confiscatoria sta facendo molto male alla nostra competitività ed alla nostra credibilità internazionale ed altri paesi, come la Gran Bretagna ed il Belgio, hanno oggi gioco facile nell’attrarre persone ricche e produttive dal nostro paese».

A parte il fisco, quali sono secondo te i problemi principali della Francia e le aree a cui servirebbe più rapidamente mettere mano?

«L’urgenza, secondo me, è quella di dare flessibilità al mercato del lavoro che adesso è troppo bloccato, da norme rigide e complesse che garantiscono chi è già inserito, diminuiscono la competitività ed impediscono un vero slancio di ripresa. Poi c’è da ridurre lo Stato a tutti i livelli, perché in Francia fa davvero troppo»

Secondo te un movimento come quello dei “piccioni” potrebbe tradursi nei prossimi mesi in un soggetto politico?

«Mah… io non ritengo che i  “piccioni” siano direttamente interessati ad entrare in politica, ma al tempo stesso vedo la loro iniziativa come parte di un più largo movimento spontaneo. Oggi ci sono molti settori che stanno protestando contro le politiche del governo, come i lavoratori autonomi o anche ad esempio quelli impegnati nei lavori di collaborazione familiare e di cura alle persone – e quasi sempre ciò avviene in virtù dei carichi fiscali sempre crescenti.

Sono gruppi che si muovono separatamente, ciascuno per ragioni specifiche, ma tutti insieme contribuiscono a creare un nuovo clima generale di antistatalismo.

Penso che l’opposizione possa trarre vantaggio da questo sentimento di protesta. Tra l’altro, la Destra in Francia tende sempre ad essere un po’ più liberale quando è all’opposizione, perché sente il bisogno di radicalizzare il proprio messaggio. E francamente è proprio in economia che lo dovrebbe radicalizzare, non certo su questioni quali l’immigrazione, come molto spesso è tentata di fare.

Oltre all’UMP, il principale partito di destra, a competere per la rappresentanza del sentimento anti-tasse potrebbe essere l’UDI, la nuova federazione del centro e del centro-destra che è stata lanciata da Jean-Louis Borloo per coprire lo spazio politico che un tempo era della vecchia UDF giscardiana»

E che cosa possono fare i liberali per approfittare della finestra di opportunità che sembra aprirsi?

«Forse questo è un momento in cui si può davvero pensare ad una strategia “entrista”, con un impegno nell’UMP o nella nuova UDI. Negli ultimi anni è cresciuta in Francia una nuova generazione di liberali intellettualmente solidi e molto competenti che in questa fase potrebbero dire la loro se scegliessero di impegnarsi in uno dei partiti di opposizione.

Io sono stata molto critica nei confronti di Sarkozy per le sue politiche stataliste, interventiste e bonapartiste. Penso che porti su di sé una forte responsabilità nella sconfitta della Destra e nell’ascesa dei socialisti al potere.

Devo dire però che Hollande e l’attuale governo socialista sono una vera iattura per la Francia e, per come stanno le cose oggi, non vedo proprio possibili spazi a Sinistra per i Liberali. In questo momento non ho dubbi sul fatto che ci siano più opportunità nella Destra, purché si incammini in un percorso di rinnovamento e discontinuità rispetto alla brutta politica di Sarkozy»


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

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