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Filippine, il governo trova un accordo di pace con la minoranza musulmana

– Uno storico accordo di pace è stato stipulato il 15 ottobre tra le Filippine e l’ultima sacca di ribellione a sfondo etnico-religioso (musulmana) del suo arcipelago. Infatti, il governo di Manila è riuscito a raggiungere un compromesso con il Fronte Islamico di Liberazione Moro (Milf) dopo una guerra civile che durava da 40 anni e che ha portato alla morte di 120 mila persone.

Il MILF è il partito combattente islamico delle Filippine; una milizia armata il cui obiettivo dichiarato è sempre stato, come suggerisce il nome, la creazione di uno Stato-nazione indipendente per l’etnia Moro, autoctona del Paese, che non ha subito la penetrazione cristiana durante la colonizzazione dei “bianchi”, mantenendo l’identità acquisita dalla precedente influenza islamica. Il gruppo è nato da una frattura interna al Moro National Liberation Front (MNLF) che precedentemente raccoglieva attorno a sé tutta l’insorgenza islamica nel Paese. La scissione avvenne a fine anni ’70, a causa del dissidio interno alla leadership creatosi dopo gli accordi di pace del 1976. Tali accordi, il cui iter fu facilitato dall’intermediazione della Libia di Muhammar Gheddafi, portarono alla creazione di una regione autonoma nell’isola meridionale di Mindanao, la seconda del paese per estensione e dove la presenza musulmana è molto forte. Una parte dei principali esponenti dell’MNLF , tra i quali il più influente era Hashim Salamat non accettò l’accordo, poiché per loro significava fondamentalmente una rinuncia all’indipendenza, e l’anno seguente vennero espulsi dall’organizzazione, che ormai aveva assunto la forma di partito. Tre anni dopo, Salamat ricostituì, durante il suo esilio a Il Cairo, il gruppo di insorgenza ribattenzandolo, appunto Fronte Islamico di Liberazione Moro.

Già negli anni passati il governo di Manila e il MILF avevano tentato con alterni successi la strada nel negoziato. Questo poiché, rispetto ad altre realtà del Sud-Est asiatico, non c’è mai stato da parte dello Stato sovrano una volontà segregazionista delle popolazioni islamiche locali. Retaggio, questo, peraltro ereditato dagli Stati Uniti, che hanno avuto nelle Filippine la loro principale colonia nel Pacifico dalla fine della guerra ispano-americana sino al 1945. Gli accordi del 1997, però vennero stralciati dal governo del Presidente Joseph Estrada e nel 2005, due anni dopo degli altri accordi di pace con la Presidentessa Gloria Arroyo, fu invece il MILF assieme ad altre milizie islamiche minori a compiere operazioni di guerriglia contro Manila.

Allora perché questo accordo dovrebbe funzionare? Secondo il direttore di Asianews, Bernardo Cervellera, testata on-line piuttosto accurata, l’accordo potrebbe essere una risposta allo sviluppo del fondamentalismo che ha la sua maggiore incidenza nell’isola di Jolo.

Lo sviluppo dei fondamentalismi, in effetti, è un dato orientativamente universale nel panorama musulmano degli ultimi 15 anni. Lo troviamo nell’Asia Centrale con i talebani afgani e i talebani pakistani, nel Caucaso (in particolare nel Dagestan), nel Nord-Africa, essendo stato una delle forze motrici della finta Primavera Araba e anche nella Palestina, dove Hamas comincia a subire delle “fughe a destra” da parte di gruppuscoli di militanti più radicali. In questo contesto, il MILF, che è un partito più moderato rispetto, per esempio, ai separatisti musulmani di un paese altrettanto musulmano come l’Indonesia inquadra la questione religiosa come fatto più che altro intrecciato all’appartenenza etnica. Per cui è possibile che il rischio di un’eccessiva radicalizzazione abbia portato i dirigenti Moro a riconsiderare l’autonomia come strada maestra piuttosto che combattere per l’indipendenza.

Nonostante questi accordi di pace, comunque, il paese non è ancora da considerarsi normalizzato. Da un lato, infatti, occorrerà valutare la bontà delle intenzioni di ambo le parti a garantire pace, e sviluppo per la minoranza musulmana; dall’altro, seppure così fosse, il governo di Manila, per pacificare completamente l’arcipelago, dovrà ancora risolvere la questione dei guerriglieri maoisti (il Nuovo Esercito del Popolo) che, anche qui come in tutta l’Asia Sudorientale, continuano la loro battaglia.


Autore: Antonio Mastino

Classe 1983, viene dalla ridente isola di Sardegna. Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, ha formato la propria esperienza nell'analisi internazionale al Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali, curando in particolar modo gli scenari geopolitici dell'Africa Sub-Sahariana e dell'Estremo Oriente.

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