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Meno male che Silvio non c’è

– Non è detto che il disarmo preluda al ritiro del fondatore o al suo disimpegno dalle cose della politica.
Non solo perché i suoi affari incrociano la politica e ne sono incrociati e alla fine ne dipendono, ma anche perché la politicità di Berlusconi è, per così dire, oggettiva e abbastanza indipendente dal suo pensionamento istituzionale. Berlusconi e tutto quello che di bene e di male ha rappresentato, al di là delle contingenze presenti, rimarrà ancora un “tema” politico anche quando il Cav. cesserà di essere un “personaggio” politico.

E’ perfino possibile che oggi la preoccupazione che più angoscia Berlusconi – che ha un senso molto autobiografico di tutto e in particolare della storia – sia di impedire che il racconto di questo ventennio somigli a quello dell’altro e che l’Italia rinneghi il suo “fascismo democratico” per scoprirsi costituzionalmente antiberlusconiana, come nel secondo dopoguerra si svegliò improvvisamente antifascista dall’incantesimo di Piazza Venezia. Se lo merita, un racconto diverso, meno conformistico e manicheo, meno uguale e contrario alle sue vanità, meno “smisurato” nel giudizio su di una vicenda che è stata democratica in senso tutt’altro che formale.

Nell’immediato comunque non contano tanto i perché, ma gli effetti di questo spariglio. E non conta neppure che sia del tutto sincero e “definitivo”. Gli effetti sono tutti positivi.

Non servirà – o almeno ci auguriamo – a ricomporre il “fronte moderato” che è in sé un prodotto scaduto, che non ha più senso smerciare sul mercato politico. Non servirà neppure a convertire al “montismo” – di cui nelle ultime ore il Cav. è diventato il più spericolato alfiere – un partito che da Monti e dai tecnici si sente usurpato e soppiantato e che contro il governo e il suo “stile” si rivolta con una grettezza plebea, ma tutt’altro che popolare. Non servirà neppure a resuscitare un partito che non sembra destinato a sopravvivere al periodo monarchico, ma piuttosto a polverizzarsi appena soffierà forte il vento dello scontro che le primarie dovrebbero inevitabilmente alimentare.

Servirà invece, il passo indietro o di lato o in diagonale di Berlusconi, a rimettere in moto anche quel pezzo di politica italiana, che non comprende solo il PdL e che da mesi se ne sta incantata a giochicchiare, a bisticciare, a manovrare e alla fine a cazzeggiare mentre il Pd fa politica comunque alla grande, si spacca e si allarga ma si prepara e si mobilita in vista del voto e del governo.

Ieri sera si sono svegliati tutti, nel PdL, ma anche nell’Udc e nei mille rivoli politico-parlamentari in cui è dispersa la politica “montiana”. Anche il PdL fa le primarie (le farà a suo modo, cioè malissimo, ma le farà). Gli altri non possono starsene con le mani in mano a disegnare scenari dentro le stanze chiuse.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Meno male che Silvio non c’è”

  1. bruno scrive:

    Il paradosso della politica italiana e’ che la sinistra e altri hanno voluto Berlusconi fuori gioco, invece di farsi avanti e sostituirlo hanno tirato fuori Monti, se Berlusconi ha fallito, Bersani & compagni/camerati sono il nulla, con il nulla si ottiene il nulla.

    Monti, l’enfant prodige dei poteri forti e non italiani ha di fatto commissariato l’Italia, cioe’ l’Italia ha ritrovato la sua connaturazione naturale, una semplice espressione geografica.
    Visto che l’Italia, in ultima analisi gli italiani non sono in grado di auto-governarsi il commissariamento e’ lo sbocco naturale.

    Quelli che girovagano tra il Quirinale, Palazzo Madama, Montecitorio, ecc sono persone inutili che costano in maniera esorbitante.

    A questo punto le disquisizioni fantapolitiche sono solo un mero gioco accademico.

  2. creonte scrive:

    … non si fa in tempo a scrivere un articolo…

    confido nella Santachè e nelal sua lingua a questo punto

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