Sallusti libero, l’informazione in galera

di CARMELO PALMA – Che la nuova disciplina della diffamazione sia pessima non stupisce, perché pessima e ideologica è stata la ragione che ne ha imposto la necessità e l’urgenza, trascinando il Senato ad impacchettare un testo che libera Sallusti, ma imprigiona la stampa e fa della reputazione, intesa nel senso più banale e conformistico, non un diritto civile, ma una sorta di appannaggio sociale, tanto meno discutibile quanto più è ricca, potente e influente la persona del “reputato”.

In un paese normale – cioè in un paese in cui il cattivo giornalismo e la cattiva politica non fossero, come in Italia, gemelli-coltelli – si punirebbe l’uso offensivo di informazioni false e si riconoscerebbe all’offeso un risarcimento del danno, commisurato alla gravità del falso e dell’offesa. In Italia invece è considerata diffamatoria la cattiva pubblicità e il legislatore, per “liberare” Sallusti, ha incredibilmente stabilito che sia obbligatorio pubblicare qualunque rettifica, anche di fatti veri, riscontrati, dimostrabili, quando dalla sua “pubblicizzata” verità l’interessato si senta leso nella dignità, nella reputazione o nell’immagine.
Dunque Sallusti, che non deve, ma vuole andare in galera perché preferisce dissolvere la vergogna (propria) di un falso spacciato per vero – quello di un giudice che obbligava una bambina riluttante ad abortire –  nella vergogna (altrui) di una pena anacronistica e stupidamente afflittiva, è il capo di cui questa legge è la coda. E agli amici di Sallusti, che si stracciano le vesti per la sua condanna (giusta) più che per la sua pena (sbagliata), non è sembrato vero di poterne approfittare per decretare il coprifuoco giornalistico e per fare, per l’ennesima volta, della modifica della legge penale un mercato di piccoli convenienze e miserabili imbrogli.

Se uno fosse come Sallusti, se si divertisse a fare del pensare e dire male del “nemico” un vero e proprio mestiere, intenterebbe un bel processo alle intenzioni del direttore del Giornale. Questo allora voleva, diventare il pretesto di una nuova legge ad personas, il mezzo di un fine che riporta per l’ennesima volta agli interessi della “ditta”? Era questo il suo piano segreto? Chissà che titoli ci farebbe, il Giornale. Però, al di là delle intenzioni, il fatto non rettificabile è questo. La libertà di stampa con questa legge ci perde alla grande, mille volte di più che con la galera volontaria di Sallusti.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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