– Oggi, il giudice Marco Billi ha condannato a 6 anni di reclusione i componenti della Commissione Grandi Rischi, aumentando di 2 anni la richiesta del PM. Il reato riconosciuto ai membri della commissione è di aver rassicurato la popolazione dell’Aquila, il 31 marzo del 2009, sull’improbabilità di forte terremoto nell’area; terremoto che si è poi verificato il 6 aprile.

Tutti sanno che i terremoti non si prevedono: si può prevederne l’intensità, valutando l’energia accumulata nel sottosuolo, ma non il momento in cui quell’energia si sprigionerà. Nessuno avrebbe potuto seriamente prevedere quando quel terremoto si sarebbe verificato, se dopo un giorno, un anno, cinquant’anni o un secolo (quello di S. Francisco lo si aspetta da 70 anni).

Che un terremoto di quell’intensità poteva verificarsi all’Aquila con elevata probabilità nei prossimi decenni era stato scritto, in tempi non sospetti, da alcuni dei membri della commissione. Ed è questa l’unica previsione che uno scienziato serio può fare su di un terremoto. L’errore della commissione, secondo il giudice, è stato quello di rassicurare la gente, di aver ritenuto non utile allarmare la gente per un evento che, con elevata probabilità, non si sarebbe verificato. Ma si può condannare qualcuno a 6 anni di prigione per cattiva comunicazione, o meglio per cattiva previsione?

Le conseguenze di questa sentenza sono gravi per l’Italia, perché nessuno scienziato si azzarderà più a fare previsioni di rischio in un Paese dove il concetto di probabilità non è capito. Una sentenza che attirerà discredito su di noi e sulla nostra magistratura perché questo processo, sino ad oggi ignorato dalla stampa italiana, è stato seguito con attenzione dalla stampa estera e da alcune riviste scientifiche perché rappresenta un precedente pericoloso per tutti gli scienziati che cercano di capire i rischi che corriamo sul nostro pianeta.

In questi giorni, esperti di sismi si stanno riunendo in Giappone, per capire come affrontare terremoti e tsunami come quello del 2011 (27.000 volte più potente di quello dell’Aquila); noi, invece, gli esperti non li ascoltiamo quando ci dicono come costruire le case e poi li mettiamo in prigione quando quelle case crollano. Invece di chiederci come mai all’Aquila ci sono stati 309 morti per un terremoto che in altri paesi avrebbe avuto conseguenze trascurabili, preferiamo condannare chi non ha saputo prevedere l’imprevedibile. Un paese di folli.