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Ergastolo, un dibattito senza fine/.2

-Pubblichiamo in due puntate un breve saggio di Davide Piancone sul tema dell’ergastolo, spesso dibattuto tra chi ritiene che sia una pena incompatibile con la Costituzione e con il sistema penale italiano e chi invece lo ritiene ben inserito, anche se passibile di riforme, in tale sistema. La prima puntata è disponibile a questo link.

I dati passati in rassegna nella puntata precedente sono utili alla ponderazione delle critiche all’ergastolo, riservando le polemiche a determinate recenti riforme di volta in volta accolte come giusta ed intransigente risposta a fenomeni criminali meritevoli di un preciso sforzo da parte del legislatore.

Considerata l’efferatezza dei delitti puniti con l’ergastolo, è difficile pensare infatti alla sua pura e semplice eliminazione, peraltro energicamente respinta dagli italiani nel referendum nel 1981. Più ragionevole sarebbe un intervento orientato a recuperare il volto costituzionale del sistema attraverso l’adozione di meccanismi per calibrare la pena caso per caso, proporzionalmente alla gravità del fatto ed in ragione della personalità del reo, mettendo da parte tutte le stratificazioni legislative emergenziali che si sono succedute.

In definitiva, l’ergastolo non è più una pena senza fine. In taluni casi, tuttavia, la fine della pena non è automatica ma necessita la collaborazione del reo con la giustizia. Tanto, lungi dal contrastare con il dettato costituzionale, è una piena esecuzione di quell’ “obbligo di mezzi” della rieducazione, costituendo una vera e propria offerta per l’autore di reati particolarmente riprovevoli e socialmente destabilizzanti. Questi, dunque, potrà scegliere di mettere a disposizione della giustizia le informazioni in suo possesso ed uscire dal circuito criminale di provenienza fornendo un concreto contributo alla repressione della criminalità, oppure scegliere la via della reticenza e della fedeltà all’organizzazione, accettandone le conseguenze.

In quest’ultimo caso non si può pretendere che l’Ordinamento non si protegga scegliendo una forma di difesa estrema di carattere tendenzialmente definitivo. Non si può neppure parlare di violazione del principio d’uguaglianza (art.3 cost.) perché il trattamento diseguale tra ergastolani ostativi è ragionevolmente diverso in relazione alla differenza nell’atteggiamento tenuto dal condannato. La collaborazione, quale condizione per l’accesso a tutti i benefici legali diviene criterio legale di valutazione del ravvedimento del condannato (Corte Cost. 273/01).

La giurisprudenza costituzionale è più volte intervenuta (Corte Cost. 306/93, 357/94, 68/95 e 135/03) stabilendo che il nesso dello scambio collaborazione-fruizione dei benefici ha senso solo ove la prima sia oggettivamente esigibile ad esempio perché non impossibile o non irrilevante, al fine di escludere qualsiasi automatismo degli effetti nel caso in cui la mancata collaborazione non possa essere imputata ad una libera (quindi possibile) scelta del condannato, individuando diverse ipotesi di impossibilità di collaborazione (per l’avvenuto accertamento dei fatti, ovvero per la marginalità della posizione assunta nell’organizzazione criminale).

Più interessante risulta oggi il tema della “rigidità” dell’ergastolo quale pena non suscettibile di essere modulata ex ante dal giudice che la commina poiché avente una durata minima predeterminata (ma che, teoricamente, ben può protrarsi nel tempo fino alla morte del condannato). Tale natura “fissa” dell’ergastolo pare, in effetti, lontana da quel principio di natura costituzionale (artt. 3 e 27 comma 1 cost.) della responsabilità penale personale, da cui deriva una necessaria “individualizzazione” della sanzione in relazione alle caratteristiche soggettive del reo ed oggettive del delitto commesso, salvo violare anche il principio d’uguaglianza equiparando rigidamente quoad poenam situazioni diverse e togliendo al sistema penale la possibilità di un adeguamento proporzionale delle pene inflitte con le sentenze di condanna, sottraendo spazi di discrezionalità del giudice, necessaria a garantire il volto costituzionale del sistema.

La rigidità fa sì che l’ergastolo non si presti a condoni o indulti parziali, sicché, il legislatore che intenda condonare o indultare, deve sottoporre a tal sorta di provvedimento la pena considerata in modo unitario (Cass. Pen. Sez. I n.ri 22760/08 e 39531/07), assumendosene la responsabilità politica. Siffatta rigidità, combinata con quella del “doppio binario” tra reati ostativi e non ostativi, provoca risultati piuttosto macchinosi ed automatismi che sarebbe bene sciogliere affidando al giudice, a monte, quantomeno la scelta discrezionale dell’applicazione dell’ostatività.

Fino agli anni novanta la perpetuità dell’ergastolo era andata progressivamente erodendosi. Attualmente, invece, assistiamo ad una tendenza diametralmente opposta. Forse l’umanizzazione dell’ergastolo ha subito una battuta d’arresto, ma è innegabile che il mito della rieducazione vada temperato con il principio secondo cui “la dissuasione, la prevenzione e la difesa sociale sono, alla pari dell’emenda, alla radice dell’ergastolo” (Cass. Pen. Sez. I 7301/91).

Anche in materia di ergastolo tocca ripetere il ritornello che stancamente si rinnova ogni volta che parliamo di giustizia penale in Italia: sarebbe auspicabile una riforma, un generale ripensamento del sistema, per non lasciar tracce di rigidità e di automatismi, senza per questo necessariamente eliminare l’ergastolo o perdere di vista la natura polifunzionale della pena. Ma non si tratta di un tema da campagna elettorale. E’ già tanto se non sopraggiungono nuove “emergenze”.


Autore: Davide Piancone

Nato in Puglia nel 1985, ha studiato giurisprudenza e conseguito il diploma di SSPL, approfondendo i temi dei diritti fondamentali, immigrazione e commercio internazionale. Fa parte dell'associazione Punto Lib, composta da giovani pugliesi liberali.

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  1. […] alla smaterializzazione completa del reato. Già in passato, scrivendo di ergastolo (qui e qui], all’interno di una generale riflessione sulla pena, auspicavo quantomeno la fine delle […]